Intanto, ok a una proposta di legge regionale della Lega per valorizzare i Leoni
Il Leone di piazza San Marco è made in Cina? Secondo uno studio dell’Università di Padova la statua sarebbe un antico ‘guardiano di tombe’ cinese della dinastia Tang, portato a Venezia probabilmente dal padre e dallo zio di Marco Polo nel XIII secolo. Intanto, l’ok a una proposta di legge regionale veneta della Lega che promuove e valorizza la specificità artistica e culturale dei Leoni di San Marco e finanzia interventi di restauro e ripristino di nuovi Leoni Marciani.
Il Leone di piazza San Marco è made in Cina?
L’iconica statua del Leone Alato in piazza San Marco a Venezia è stata realizzata in Cina? Un team di studiosi dell’Università di Padova, Ca’ Foscari e dell’associazione Ismeo ha pubblicato uno studio sulla rivista scientifica ‘Antiquity Journal’ con il titolo ‘The Chinese identity of St Mark’s bronze Lion and its place in the history of medieval Venice’. Le analisi chimiche e stilistiche dimostrerebbero che la statua è un antico ‘guardiano di tombe’ cinese della dinastia Tang, portato a Venezia probabilmente dal padre e dallo zio di Marco Polo nel XIII secolo.
L’imponente Leone sarebbe un guardiano di tombe
I risultati indicano che la statua sia molto probabilmente un elaborato rimontaggio di quello che era inizialmente uno zhènmùshòu (镇墓兽 ‘guardiano di tombe’) fuso in epoca Tang (609-907 d.C.) con rame proveniente dalle miniere del basso bacino del fiume Yang-tze, il Fiume Azzurro del sud della Cina. Lo confermano accurate analisi degli isotopi del piombo, che lasciano nel bronzo tracce inconfondibili delle originarie miniere dalle quali il rame fu estratto.
L’analisi
Per capire da dove provenga questo super-simbolo veneziano, il Dr Gilberto Artioli, il dottor Vidale e altri ricercatori in Italia hanno effettuato analisi isotopi di piombo su campioni del Leone, determinando da dove nasce il minerale di rame utilizzato nella sua produzione. Gli isotopi indicano che il minerale di rame usato per la fusione della statua è stato estratto nel bacino del fiume Yangzi in Cina. Inoltre, l’esame visivo del Leone suggerisce che parti e postura fossero state radicalmente modificate e che aveva delle corna, il che significa che assomigliava più a uno zhènmùshòu ibrido piuttosto che a un leone alato. Ciò suggerisce che la scultura era originariamente un guardiano della tomba della dinastia Tang, successivamente modificata per rimuovere le corna e accorciarne le orecchie una volta raggiunta l’Europa, rendendola meglio adatta all’immagine di un leone alato (il simbolo di San Marco) desiderata dai veneziani.
Enigma sull’arrivo
La scoperta è stata annunciata l’11 settembre 2024, all’apertura del convegno internazionale su Marco Polo. Poiché nel 1295, al momento del ritorno di Marco dal suo viaggio, la statua già si trovava sulla colonna, le circostanze del suo arrivo – probabilmente a pezzi – rimangono misteriose, ma potrebbero avere avuto a che fare con il primo viaggio del padre Nicolò e dello zio Maffeo, che tra il 1264 e il 1266 avevano visitato la corte mongola di Khanbaliq (l’odierna Pechino) e l’abbia rimandata lungo la via della seta. Un’altra ipotesi potrebbe dare una svolta alle attuali conoscenze: esempi di contatti medievali tra Cina ed Europa sono rari, quindi questi risultati potrebbero indicare legami commerciali sconosciuti in precedenza.
Specifica il coautore della ricerca, Massimo Vidale dell’Università degli Studi di Padova: “Non si sa quando la scultura è arrivata a Venezia, dove è stata rielaborata, chi l’ha fatta o quando è stata eretta sulla colonna dove è ancora visibile oggi”. E aggiunge: “Venezia è una città piena di misteri, ma uno è stato risolto: il “Leone” di San Marco è cinese, e ha percorso la via della seta”.
Ok a una nuova legge regionale per valorizzare i Leoni
Intanto, è stato dato l’ok a una proposta di legge regionale veneta della Lega che promuove e valorizza la specificità artistica e culturale dei Leoni di San Marco e finanzia interventi di restauro e ripristino di nuovi Leoni Marciani. Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato lo scorso 2 settembre con 37 voti favorevoli e 9 astenuti, il progetto di legge numero 270 di iniziativa del consigliere regionale dell’intergruppo Lega-LV e relatore d’Aula Luciano Sandonà – correlatore, la consigliera del Partito Democratico, Francesca Zottis – che promuove e valorizza la specificità artistica e culturale dei Leoni di San Marco. La legge prevede di sostenere interventi di manutenzione, restauro, ripristino e nuova posa dei Leoni Marciani, non facendo mancare neppure la previsione di attività che ne promuovano la conoscenza.
Sandonà: “Tutelare i Leoni marciani presenti sul nostro territorio veneto”
Il consigliere regionale Luciano Sandonà (Lega – Liga Veneta) e presidente della Prima Commissione ha commentato: “Soddisfazione per l’approvazione del mio progetto di legge per la salvaguardia del simbolo della nostra storia veneta, ovvero il leone di San Marco in tutte le sue declinazioni. Un legame stretto tra la Repubblica della Serenissima e tutti i suoi territori ‘da tera’ e ‘da mar’. Questo è uno dei motivi che mi ha ispirato per la stesura del progetto, ovvero riscoprire le nostre tradizioni, aumentarne il legame con la contemporaneità e tutelare i Leoni marciani presenti sul nostro territorio veneto. Perché perdere le nostre radici, i nostri simboli è perdere la nostra storia e la nostra identità”.
Prosegue Sandonà: “Il recupero, laddove possibile dei Leoni Marciani presenti in città e comuni e la loro ricollocazione su siti originali, è legato al recupero della storia di Venezia e della Serenissima visto che nei secoli la rappresentazione del Leone di San Marco trovò la maggior applicazione e diffusione, quando la Serenissima volle adottare un simbolo in grado di esprimere la potenza e maestosità della propria Repubblica. E questo soprattutto in virtù del fatto che nella città vennero portate le spoglie del Santo. Il Leone Marciano fu elemento di unione nella geografia, poiché la sua presenza caratterizza l’intero territorio del Veneto, estendendosi oltre i nostri confini regionali in tutto il dominio veneziano. Inoltre, è elemento di unione nella storia e nella cultura, poiché testimonia il legame che si è venuto a stabilire in più territori, in un determinato periodo storico, evidenziandone le radici comuni, perché perdere i nostri simboli equivale a perdere la nostra storia e la nostra identità. Purtroppo, durante l’invasione francese ad opera di Napoleone, migliaia di leoni veneti in marmo vennero distrutti e scalpellati via dalla loro sede originale, in tutti i territori della Serenissima”.
Cosa dice la legge approvata
Sandonà ha spiegato nel dettaglio il suo progetto: “Nella legge approvata, ho chiesto lo stanziamento di fondi per favorire e sostenere le attività di studio e di ricognizione finalizzate alla conoscenza, catalogazione e ricerca dei beni e delle realizzazioni più significative, nonché alla divulgazione dei risultati attraverso la realizzazione di banche dati e pubblicazioni. E ancora per il ripristino – inteso come la ricollocazione, ove non più presente allo stato attuale – del Leone Marciano nel sito originario, ove individuabile da apparati documentali o in subordine in sito immediatamente prospiciente. Infine, per la nuova posa, intesa come realizzazione dell’opera costituita dal Leone Marciano in nuovo sito non già interessato dalla presenza o preesistenza del bene in questione, in luogo significativo per la comunità. A beneficiarne in base agli interventi saranno i Comuni, le Province e la Città metropolitana di Venezia; e ancora altri Enti pubblici o i soggetti privati proprietari di leoni marciani sottoposti a vincolo e ancora i soggetti privati proprietari di immobili o manufatti ove sia comprovata l’esistenza in passato di Leoni Marciani di valore riconosciuto e gli Enti del Terzo settore che abbiano tra le finalità statutarie lo svolgimento di attività di promozione, valorizzazione e tutela della cultura veneta”.







