Emersa, durante gli scavi, una figura femminile del periodo ellenistico. Gli esperti: “Capolavoro che conferma la centralità culturale della Sicilia antica”.
Dopo 46 anni, l’isola di Mozia torna a restituire un’opera d’arte di eccezionale valore. Durante gli scavi condotti dalla missione archeologica dell’Università degli Studi di Palermo, in collaborazione con la Soprintendenza dei Beni culturali di Trapani, è emersa parte di una statua greca in marmo. La scultura raffigura una figura femminile in posa incedente, vestita con chitone e himation. Alta 72 centimetri, compreso il piedistallo, è priva della parte superiore del torso e della testa. Secondo gli archeologi, il distacco è tecnico: la statua era assemblata da almeno due blocchi, come testimoniano due fori con resti di tenoni metallici.
Il ritrovamento della statua greca in marmo
Il ritrovamento è avvenuto all’interno dell’Area K del “Ceramico” di Mozia, una delle più vaste officine ceramiche puniche del Mediterraneo centrale. La statua giaceva orizzontalmente sul margine di una vasca che conteneva argilla, materiale utilizzato per produrre vasi e terrecotte figurate nel V secolo a.C., periodo di massima attività per l’isola fenicia. La collocazione e la successiva rimozione della statua sono state datate alla fase finale di utilizzo dell’officina, probabilmente in concomitanza con l’assedio dionigiano del 397 a.C.
I dettagli iconografici della statua greca in marmo
La statua greca in marmo raffigura una donna, forse una divinità o una figura allegorica, avanzante con grazia. Indossa un chitone – tunica greca senza maniche – e un himation, ampio drappeggio posto sulla spalla sinistra. Nonostante l’assenza della testa e del busto, la postura e gli elementi scultorei ben conservati consentono di identificarne con chiarezza l’iconografia. “La frattura – spiegano i responsabili degli scavi – non è accidentale. Si tratta di un taglio intenzionale per assemblare i due blocchi in marmo. La presenza di tenoni metallici ne è la prova concreta”.
I legami tra cultura fenicia e arte greca
Il ritrovamento rafforza l’ipotesi di forti legami tra la cultura fenicia di Mozia e l’arte greca. Come osservano gli archeologi: “La statua greca in marmo conferma la presenza nella città di capolavori ellenistici, testimoniando le fitte connessioni artistiche nella Sicilia greco-punica”. L’ultima scoperta di tale portata sull’isola risale al 1979, con il celebre “Giovinetto di Mozia”. Dopo quasi mezzo secolo, la scoperta odierna aggiunge un nuovo tassello alla ricostruzione del tessuto culturale del Mediterraneo antico.
Scarpinato: “La Sicilia crocevia di civiltà”
Sulla statua greca in marmo ritrovata a Mozia è intervenuto anche l’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato: “Questo ritrovamento – ha dichiarato – conferma l’importanza del lavoro di ricerca e tutela che portiamo avanti ogni giorno. Una scoperta importante che testimonia, ancora una volta, quanto la Sicilia sia stata nei secoli un crocevia di civiltà. Ma soprattutto quanto l’isola continui a restituirci testimonianze preziose che meritano di essere conosciute e condivise”.






