Mercato dell’arte in Italia, IVA abbassata al 5 per cento

da | 23 Giu 2025 | Arte e Cultura, Istituzioni, Leggi e regolamenti

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli: “Da oggi possiamo tornare a competere ad armi pari”

 

Svolta nel mondo dell’arte, l’Iva sulla cessione dell’acquisto sulle opere d’arte in Italia scende al 5 per cento dal 22 percento. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli: “Da oggi possiamo tornare a competere ad armi pari”.

Iva al 5 per cento sulle opere d’arte

La decisione di abbassare l’aliquota IVA al 5 per cento sulle cessioni domestiche di oggetti d’arte effettuata da soggetti diversi dall’autore, dai suoi eredi o legatari è stata annunciata nel corso di una conferenza stampa nella Sala Spadolini del Collegio Romano. All’incontro hanno partecipato anche i Presidenti delle Commissioni Cultura della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Federico Mollicone e Roberto Marti, e il Capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Cultura alla Camera, Alessandro Amorese. Di fatto la scelta ha reso l’IVA sulle opere d’arte la più bassa dell’Unione Europea.

Il contesto europeo

La scelta è stata adottata dopo un quadro che vedeva l’Italia sofferente per quanto riguarda il mercato dell’arte. Secondo un recente rapporto di Nomisma, il mercato italiano dell’arte ha infatti sofferto finora a causa di un sistema fiscale gravato dall’aliquota IVA più elevata a livello comunitario, subendo la competizione di altre realtà europee, quali Francia e Germania, in cui dal 1 gennaio 2025 è stato introdotto un regime IVA agevolato per il settore – con aliquote fissate rispettivamente al 5,5 per cento e al 7 per cento – permesso dalla normativa europea entrata in vigore con la direttiva 542/2022, che intende mettere ordine nella disparità dei trattamenti fiscali delle compravendite di oggetti d’arte e antiquariato.

Alcuni dati

Secondo una nota di Nomisma del marzo 2025, l’Industry dell’arte italiana, pur generando un giro d’affari diretto pari a 1,36 miliardi e un impatto economico complessivo di 3,86 miliardi di euro nel 2023 (ultimi dati disponibili), stava vivendo “una lenta ma preoccupante contrazione”. In particolare, negli ultimi anni le 1.618 gallerie d’arte e i 1.637 antiquari attivi sul territorio nazionale hanno visto diminuire progressivamente il proprio numero e il proprio fatturato reale a causa non solo dell’aumento dei costi operativi, dei cambiamenti nei consumi culturali, ma anche per via di un sistema fiscale non allineato rispetto agli altri paesi europei, con l’aliquota IVA più elevata a livello continentale. È quanto emerge dal secondo Rapporto ‘Arte: il valore dell’industria in Italia’, promosso dall’Associazione Gruppo Apollo e realizzato dall’osservatorio di Nomisma in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

Il nodo fiscale

In Italia, la cessione di opere d’arte fino a oggi era soggetta all’aliquota ordinaria del 22 per cento, la più alta in Europa. Secondo Nomisma, questo significa che, a parità di prezzo netto, un collezionista pagava fino al 18 per cento in più acquistando un’opera in Italia rispetto alla Francia, “obbligando gli operatori italiani a comprimere i propri margini per restare competitivi”. Al contrario, con l’IVA abbassata il mercato dell’arte in Italia rinascerebbe. Si legge nella nota stampa: “Certamente la manovra non solo è sostenibile in termini di costi, così come dimostrato dai modelli economici applicati da Nomisma, ma rilancerebbe la competitività del settore, genererebbe maggiore gettito fiscale nel medio termine e rafforzerebbe il ruolo dell’Italia come potenziale hub europeo per il mercato dell’arte”.

Con l’IVA abbassata, crescita del fatturato fino a 1,5 miliardi in tre anni

L’abbassamento dell’IVA secondo Nomisma potrebbe determinare una crescita del fatturato del settore fino a 1,5 miliardi di euro nell’arco di tre anni, con un impatto economico complessivo stimato in 4,2 miliardi di euro. Al contrario, mantenendo l’aliquota al 22 per cento, il settore rischiava di perdere fino al 28 per cento del fatturato, con punte del -50 per cento per le piccole gallerie e potenziali ripercussioni per tutti i professionisti coinvolti: antiquari, galleristi, case d’asta, collezionisti, restauratori, trasportatori specializzati, artigiani, assicuratori e artisti. Roberta Gabrielli, Responsabile Marketing di Nomisma, aveva già dichiarato a marzo: “Non si tratta solo di proteggere un settore economico, ma di difendere un presidio culturale fondamentale per l’identità del nostro Paese”.

Alessandro Giuli: “Da oggi possiamo tornare a competere ad armi pari”

Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, commenta: “Nel Consiglio dei Ministri abbiamo introdotto l’aliquota IVA ridotta per la compravendita di opere d’arte, una misura attesa da tempo dagli operatori del settore che oggi è finalmente realtà. Con questa decisione il Governo pone fine a un’anomalia che ci rendeva meno attrattivi rispetto ad altri paesi europei, dove già esistono regimi fiscali agevolati. Da oggi possiamo tornare a competere ad armi pari, offrendo nuove opportunità a galleristi, antiquari, artisti, restauratori, trasportatori e studiosi. È un provvedimento che valorizza l’intero ecosistema dell’arte, uno dei presìdi più vitali della nostra identità culturale”.