‘Cultural Heritage in the 21st Century’ è stata organizzata a Castel Capuano
Dal 4 al 6 giugno 2025, a Napoli, nella splendida cornice di Castel Capuano, si è svolta la seconda edizione della Conferenza UNESCO ‘Cultural Heritage in the 21st Century’. L’Italia ha ospitato rappresentanti ed esperti dei 194 Stati membri dell’UNESCO per riprendere il dibattito internazionale, già approfondito nel corso della prima conferenza di Napoli a novembre 2023, circa le sinergie e convergenze tra la Convenzione del Patrimonio Mondiale e la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Organizzazione.
I temi della conferenza
Tante le istituzioni che hanno preso parola, a partire dalla Direttrice generale UNESCO, Audrey Azoulay; il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Onorevole Antonio Tajani; il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. La conferenza – organizzata congiuntamente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero della Cultura, con il sostegno del Comune di Napoli – ha affrontato nel corso delle sessioni tematiche, i temi della rappresentatività e della dimensione economica del patrimonio culturale, della connessione e del coinvolgimento delle comunità con i siti UNESCO.
Richiamo alle Convenzioni
Rappresentanti ed esperti provenienti dai 194 Stati membri dell’UNESCO si sono confrontati per rafforzare le sinergie tra la Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale e la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, proseguendo il percorso avviato con la sottoscrizione della Carta di Napoli. Questo documento, intitolato ‘Spirit of Naples’, è stato firmato nel novembre 2023 in occasione della prima edizione della Conferenza.
Ruolo da protagonista per l’Italia nell’UNESCO
A prendere la parola a inizio lavori è stata la Direttrice generale UNESCO, Audrey Azoulay: “Innanzitutto, vorrei iniziare ringraziando le autorità italiane per averci ospitato in occasione della seconda conferenza sul patrimonio culturale nel XXI secolo. L’Italia è uno dei membri fondatori, nonché uno dei Paesi più impegnati nell’UNESCO. L’Italia ha un ruolo fondamentale nel cercare di far sì che la cultura venga portata a livello più alto per quanto riguarda il lavoro che viene condotto a livello internazionale, per esempio durante il G7, che si è organizzato a Napoli, nonché durante il G20 o anche attraverso altre iniziative, per esempio tramite il suo ruolo attivo per far sì che la cultura diventi fondamentale del nuovo patto del futuro delle Nazioni Unite. Sono molto orgogliosa dell’incredibile sostegno fornito dall’Italia, il sostegno che viene dato alla cultura in generale. L’Italia è un partner fondamentale che ci aiuta sotto molti punti di vista. Abbiamo anche intenzione di organizzare un altro incontro per parlare proprio dell’importanza del patrimonio culturale anche in Ucraina”.
Le sfide culturali dei nostri tempi
Prosegue Audrey Azoulay: “Vorrei anche ringraziare Gaetano Manfredi, il sindaco di Napoli, per averci invitato in questo luogo davvero fantastico. La bellezza di questo posto mostra davvero quanto Napoli sia un luogo fondamentale per la cultura, in prima linea proprio nella promozione del patrimonio culturale”. Azoulay si focalizza poi sui temi affrontati e sulle sfide di oggi: “Innanzitutto, la necessità di riuscire a etichettare tutti i beni che troviamo all’interno dell’UNESCO per riuscire a vedere cosa succede a livello mondiale. All’interno dell’UNESCO abbiamo già stabilito alcune misure per riuscire a far sì che ci sia uguaglianza”. Altra sfida è il sostegno da fornire ai siti che non sono rappresentati in modo maggioritario nel patrimonio culturale mondiale. Per esempio, Guinea-Bissau o Sierra Leone, in Africa. Dichiara la Direttrice: “Dobbiamo far sì che tutti i patrimoni culturali possano entrare a far parte dei patrimoni culturali dell’UNESCO”.
Ricostruire la cultura a Mossul
Continua Audrey Azoulay: “Ci sono tante pratiche culturali e dobbiamo applicare un approccio trasversale che ci permetta davvero di affrontare quelle situazioni di crisi in cui l’UNESCO deve riuscire a sostenere la ripresa delle società colpite. Stiamo parlando di Mossul (n.d.r. Iraq): qui stiamo cercando di promuovere un approccio che ci permetta di ricostruire dei monumenti iconici, ma vogliamo fare di più; vogliamo riuscire a riportare in vita la memoria e soprattutto vogliamo dare nuova vita a tutto ciò che ha a che fare con la cultura, organizzando degli eventi, dei festival. Vogliamo davvero promuovere un approccio dinamico. Attraverso questo progetto permettiamo alle persone del Mossul di poter riprendere le tradizioni che hanno perso negli anni e chiaramente sto pensando a tantissime iniziative fantastiche, ad esempio l’iniziativa del marmo bianco di Mossul. È importante far sì che tutti possano ricevere formazione nelle loro tecniche culturali e che soprattutto tutti si possano riappropriare del proprio patrimonio culturale”.
Il ruolo delle comunità locali
Altro tema che affronta Audrey Azoulay riguarda le comunità locali: “Per quanto riguarda il patrimonio immateriale sappiamo che nella Convenzione è già stato affermato che il patrimonio può sopravvivere solamente se viene sostenuto dalle comunità e quindi noi ogni volta chiediamo il coinvolgimento delle comunità locali. Ma adesso dobbiamo fare di più, dobbiamo applicare questo principio anche ai patrimoni mondiali. Nel 1972 ovviamente questo non faceva parte della convenzione, ma a partire dal 2024 tutte le nomine per patrimonio mondiale devono davvero rappresentare le voci delle comunità locali e indigene. Si tratta di un passo avanti importante, fondamentale, che ci permette di affrontare una necessità”.
Inserire i siti della Siria
Antonio Tajani, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dichiara: “È importante anche riconoscere il ruolo dell’UNESCO, perché grazie a esso possiamo proteggere il patrimonio di tutto il mondo. Voglio ringraziarvi a nome dell’Italia e sono felice di aver organizzato questo evento a Napoli. È chiaro che questa città sia parte della storia mondiale, una città conosciuta in tutto il mondo”. Tajani prosegue sostenendo un punto chiave: “Vedere le cose in prima persona, conoscerle e mai dimenticare il nostro patrimonio, anzi proteggerlo. La Siria per esempio non è ancora nelle Nazioni fonte dei nostri partenariati. Vogliamo inserirla. I ministri dell’UNESCO e tutti i rappresentanti si stanno impegnando per capire come includere i vari siti in una Nazione colpita dalla guerra civile”.
Obiettivo: più peso ai Paesi meno rappresentati
Tajani continua il suo intervento affermando che l’UNESCO “può contare sul contributo dell’Italia. Il nostro Paese ha tanto da offrire: siamo pronti a condividere le nostre esperienze con i nostri partner, per esempio con iniziative di cooperazione allo sviluppo per salvaguardare il valore – anche economico – dei patrimoni culturali locali. La Siria è un esempio, ma ce ne possono essere tanti altri in altre parti del mondo. Vogliamo anche aiutare i Paesi meno rappresentati ad aumentare il loro peso all’interno della lista del patrimonio mondiale per favorire anche la crescita dei nuovi partenariati. Siamo orgogliosi di dare un contributo di primo piano con i nostri esperti, tecnici artigiani, ingegneri, studiosi, scienziati che sono grandi ambasciatori dell’Italia nel mondo”.
Tajani: “Vogliamo fare di Napoli una protagonista della cultura mondiale”
Tajani prosegue valorizzando Napoli: “Noi vogliamo fare di Napoli una grande protagonista della cultura mondiale. Napoli è un insieme di culture, ci sono delle opere meravigliose che non tutti conoscono: penso al ‘Cristo velato’, penso a quello che rappresentano i meravigliosi palazzi di questa grande capitale. Questa città raccoglie tante esperienze, tante sfumature tante opere che meritano di essere sempre più conosciute e grazie all’azione dell’UNESCO potranno essere sempre più valorizzate per permettere a Napoli di diventare veramente una città mondiale per la cultura”.
Cultura come patrimonio di tutti
Tajani prosegue sottolineando l’importanza della cultura e delle opere d’arte: “La cultura non è qualche cosa che deve essere riservata a pochi. La cultura è un patrimonio di tutti; anzi, più si aprono le porte della cultura – anche a chi non ha avuto la possibilità di studiare da giovane – più si ha la possibilità di far crescere un popolo, più si ha la possibilità di far crescere una nazione, più si ha la possibilità di far conoscere tante cose meravigliose che parlano, non hanno bisogno di interpretazione. Un’opera d’arte non ha bisogno di spiegazioni non è come un libro che magari se non è nella tua lingua madre non sei in grado di comprendere, ma un’opera d’arte non ha bisogno che tu abbia una laurea in architettura o tu sia un ingegnere. Colpisce direttamente la tua testa e il tuo cuore. Come tutte le opere che rendono meravigliosa questa città”.
Cultura per creare dialogo e pace
Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, dichiara riferendosi a Napoli: “Luogo di unione, di congiunzione, di sguardi, un ponte naturale tra Europa e Africa, un luogo naturale di incontro, di dialogo e di pace. Per questa vocazione universale, il governo italiano di intesa con UNESCO ha voluto fare di Napoli il centro permanente della nostra riflessione globale sul patrimonio culturale, sulla sua valenza identitaria per i popoli e le comunità, sulle sue potenzialità come leva di sviluppo sostenibile, di lavoro, di dialogo, progresso delle nazioni; sulle su fragilità, sulle sfide che i governi quotidianamente affrontano per assicurarne la tutela e la trasmissione alle generazioni future; sapendo che nessun governo può intervenire se non è in contatto e in dialogo costante con gli altri governi e gli altri popoli”. Giuli fa leva sulla pace: “Viviamo in un’epoca segnata da conflitti politici e sociali, da mutamenti climatici e rivoluzioni digitali di portata epocale, che hanno un’enorme impatto sulle nostre comunità e sul patrimonio culturale che ne incarna la storia e l’identità profonda. Ma non dobbiamo rassegnarci al pessimismo. Siamo qui per smentire ogni tentazione di dirci rassegnati rispetto al pericolo che corre il patrimonio culturale del mondo. Dobbiamo trovare nel dialogo, nello scambio di esperienze, di competenze, di saperi, delle risposte condivise a tutte le sfide di oggi e di domani. È questo lo spirito di Napoli. Il patrimonio umano rinvia all’Umanesimo, a quel pensiero filosofico che fu alla base del Rinascimento., che mise al centro della natura l’essere umano e la sua capacità di creare cultura ma anche di disfarla, di creare come di distruggere. Ecco perché è nell’Umanesimo, nel radicamento nelle grandi capacità dell’uomo di scolpire il paesaggio intorno a se stesso che risiede il dovere morale di credere nelle nostre capacità di tutelare il patrimonio culturale mondiale in questo secolo così difficile”.
Giuli: “La cultura è il secondo nome della pace”
Giuli pone l’accento sul ruolo fondamentale della cultura: “Una cultura che allora come ora deve essere concepita nella sua unitarietà, senza dogmi, categorizzazioni, dando il giusto rilievo che meritano le espressioni tradizionali della creatività dei popoli. Nel caso italiano, la pratica del canto lirico o l’arte del pizzaiolo napoletano, due vanti dell’Italia già riconosciuti patrimonio materiale dell’umanità dall’UNESCO”. Ancora la cultura “come bene pubblico ed essenziale come la sanità, come l’istruzione, come la difesa. La cultura è avvertita sempre di più dalle opinioni pubbliche come un’esigenza primaria ed è interesse dei governi prenderne atto, perché la cultura è l’antidoto all’inciviltà, al degrado, alla violenza, ai muri, alle divisioni, ai conflitti. La cultura è il secondo nome della pace e della vita partecipata e condivisa tra tutti i popoli. È uno strumento di inclusone sociale ed economica, come nel caso di Caivano, una comunità a poca distanza da qui, flagellata dalla criminalità, dal degrado dall’abbandono, in cui il Governo italiano ha riportato la legalità, la sicurezza, lo sviluppo grazie anche e soprattutto a straordinari investimenti nei servizi culturali del territorio, in una forma di rigenerazione integrata in cui legalità e cultura procedono mano nella mano”.
Patrimonio culturale come motore di sviluppo sostenibile
Giuli prosegue: “Il patrimonio culturale è un potente motore di sviluppo sostenibile per tutte le Nazioni, se i governanti ne sanno custodire l’integrità e promuovere una valorizzazione responsabile. Vari sono gli esempi in Italia di progetti di comunità. Penso a Matera, a Pompei, che stanno trovando nel loro patrimonio culturale la risorsa più preziosa per rigenerarsi. Tutto questo è valido per ogni Stato membro dell’UNESCO, a cominciare da quelli in via di sviluppo. L’Italia è pronta a condividere con la propria esperienza e le proprie competenze nel campo culturale tutto ciò che può essere messo al servizio dei paesi in via di sviluppo che abbiano bisogno, voglia di intervento e di scambio reciproco e consapevole”.
Supportare l’Africa e la sua cultura
Giuli cita l’Africa, sottolineando che ci deve essere una: “valorizzazione del patrimonio culturale africano; è come Eurafrica che dobbiamo pensarci. Stiamo realizzando insieme a ICCROM, Centro Internazionale di Studi per la Conservazione e Restauro dei Beni culturali, un articolato programma di formazione per i funzionari provenienti da oltre venti stati africani per migliorare le loro competenze nella preparazione del dossier di candidatura alle liste del patrimonio mondiale UNESCO. E anche questo è stato oggetto di confronto con la Cina. con la quale l’Italia contende il primato dei siti UNESCO. Quando ho avuto la possibilità di parlare con l’ambasciatore cinese in Italia è stato piacevole trovarci d’accordo sulla necessità che l’Italia e la Cina contribuiscano affinché l’Africa possa vantare un maggior numero di siti riconosciuti dall‘UNESCO e che Italia e Cina possano collaborare affinché questo avvenga, perché non c’è un primato che non sia un primato condiviso con le altre nazioni. Il programma è stato inaugurato con un forum internazionale a Zimbabwe a marzo e si concluderà con una conferenza a Roma nel novembre di quest’anno. Più in generale stiamo promuovendo con le nazioni africane un nuovo paradigma di cooperazione, basato sul rispetto reciproco e il mutuo beneficio che ha nella cultura uno dei filoni strategici di intervento. Lavoriamo insieme perché il patrimonio culturale possa essere per le nazioni africane quello che è per l’Italia una straordinaria risorsa di sviluppo sostenibile, un’opportunità di lavoro, oltre che l’incarnazione tangibile sensibile delle nostre rispettive identità”. Giuli sposta poi l’attenzione su Gaza e Ucraina: “Iscrivere i siti non basta, bisogna saperli tutelare dalle tante minacce del nostro tempo, come i cambiamenti climatici così come i conflitti armati. Il pensiero va obbligatoriamente alle terre martoriate dell’Ucraina e di Gaza, che aiuteremo in ogni forma possibile anche nella ricostruzione dei rispettivi patrimoni culturali”.
Il ruolo di Napoli nelle sfide di oggi
Il coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali è stato uno dei temi portanti. Questo aspetto rappresenta una delle sfide più rilevanti, anche al fine di contenere fenomeni come l’overtourism. Per affrontare le sfide, il Comune di Napoli ha istituito una Cabina di Pilotaggio, composta da rappresentanti del Comune stesso, della Regione Campania, del Ministero della Cultura, della Curia di Napoli e dell’Agenzia del Demanio. La Cabina ha il compito di definire le azioni strategiche per la tutela e la valorizzazione del sito. Accanto a essa opera il Comitato Tecnico-Scientifico, formato da esperti e accademici, che svolge attività di studio e ricerca finalizzate alla redazione del nuovo Piano di Gestione del sito UNESCO ‘Centro Storico’, elaborando analisi e documenti su temi chiave come il patrimonio, l’urbanistica, la conservazione e la sostenibilità. Il coordinamento della Cabina di Pilotaggio e il raccordo con il Comitato Tecnico-Scientifico sono affidati alla dottoressa Maria Grazia Falciatore, Site Manager del sito UNESCO e Capo di Gabinetto del Comune.
Napoli, tra cultura e comunità
Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, sottolinea: “La scelta dell’UNESCO e del Governo italiano di tenere questo meeting a Napoli, in un luogo così simbolico, è un riconoscimento del lavoro che stiamo portando avanti. La nostra città rappresenta oggi un esempio di come si possa fare sintesi tra patrimonio immateriale e materiale si possano fondere e di come la sfida della salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale si possa combinare con la tutela dei cittadini”. Afferma la vicesindaco e assessora all’Urbanistica, Laura Lieto: “A Napoli stiamo lavorando per rendere il patrimonio parte viva della vita quotidiana, grazie al contributo delle persone che abitano il centro storico. Solo unendo competenza tecnica e partecipazione attiva possiamo far sì che il patrimonio diventi leva di sviluppo sostenibile, inclusione e identità”.







