Papiri di Ercolano, intervista al professor Christian Vassallo

da | 27 Feb 2025 | Archeologia, Arte e Cultura, Conservazione e Tutela, Promozione e valorizzazione

Una task force interdisciplinare darà nuova luce su uno dei più antichi trattati teologici della cultura occidentale

 

Papiri di Ercolano, intervista al professor Christian Vassallo, ordinario di Papirologia all’Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Studi Storici. Dai rotoli carbonizzati di Ercolano, nuova luce su uno dei più antichi trattati teologici della cultura occidentale. Una task force interdisciplinare, guidata dalla cattedra di Papirologia del Prof. Vassallo, coinvolge l’Universität Wien, la Transylvania University e l’Université Laval. L’obiettivo principale sarà la realizzazione della prima edizione moderna del trattato ‘Sulla Provvidenza’ di Crisippo di Soli. L’iniziativa è sostenuta con due milioni di euro dalla Commissione Europea attraverso l’ERC-Consolidator Grant APATHES e vedrà una collaborazione internazionale tra studiosi e istituzioni di prestigio.

Professor Vassallo, potrebbe descriverci brevemente quali sono l’oggetto e gli obiettivi dell’annunciata task force internazionale per la ricostruzione del pensiero dello stoico Crisippo di Soli e in particolare del suo trattato ‘Sulla provvidenza’?

Una nuova edizione dei frammenti di Crisippo, il più importante tra gli Stoici della prima generazione, vissuto nel III secolo a.C., si attende da oltre centoventi anni, in particolare da quando il grande studioso tedesco Hans von Arnim pubblicò nel 1903 i volumi II e III dei suoi monumentali Stoicorum Veterum Fragmenta, dedicati alla logica e alla fisica di Crisippo (volume II) e alla sua etica (prima parte del volume III).

Come ho cercato di spiegare in varie occasioni, non ha senso iniziare un’edizione di questa portata se non nell’ambito di un più vasto progetto di rifacimento dell’intera opera di von Arnim. I pochi che si sono concentrati soltanto su Crisippo, come Richard Dufour un paio di decenni fa, se da un lato hanno apportato dei miglioramenti innegabili rispetto ad alcuni difetti strutturali degli Stoicorum Veterum Fragmenta, dall’altro non hanno di fatto realizzato un’alternativa al von Arnim, che resta ancora l’edizione di riferimento.

Con il New von Arnim Project, da me diretto a Torino, io e i miei collaboratori stiamo cercando di canalizzare tutte le energie per la realizzazione di nuove edizioni dei frammenti dei primi filosofi stoici, a partire dal fondatore Zenone di Cizio, all’interno di una più vasta impresa editoriale destinata a sostituire per sempre il von Arnim. Questa è la premessa necessaria per comprendere il senso anche del New Chrysippus Project e, all’interno di questo sotto-progetto, quello di un altro ancora (in una sorta di matrioska) all’interno del quale si inserisce la task force dedicata alla prima ricostruzione moderna e sistematica del trattato crisippeo Sulla provvidenza (in greco, Peri pronoias). L’ultimo che aveva provato a farlo fu, nel lontanissimo 1885, il filologo tedesco Alfred Gercke nei suoi Chrysippea.

Chi sono i protagonisti del progetto torinese di ricostruzione di questo trattato stoico? E perché, in sintesi, quest’opera è così importante?

Si tratta di una task force internazionale e interdisciplinare, alla quale, oltre a ricercatrici e ricercatori del Dipartimento di Studi Storici dell’Università degli Studi di Torino, parteciperanno, specie per la parte più ermeneutica e storico-filosofica, i colleghi George Karamanolis (Universität Wien), David Kaufman (Transylvania University, Kentucky, USA) e Bernard Collette (Université Laval, Québec, Canada).

Il trattato di Crisippo Sulla provvidenza era in almeno cinque libri. I temi che affronta sono fondamentali per comprendere il dibattito cosmologico e teologico che si consumò tra il IV e il I secolo a.C. e che ebbe poi conseguenze enormi sullo sviluppo successivo del pensiero occidentale, su quei temi e su questioni affini. La riflessione intorno al ruolo della divinità nel mondo e, in ultima analisi, intorno ai margini di libertà che all’uomo sono effettivamente concesse nelle sue scelte individuali e collettive, era già iniziata con i Presocratici e venne poi approfondita da Platone, Aristotele e i loro discepoli.

In età ellenistica le due principali scuole rivali, il Portico (Stoa), fondato da Zenone, e il Giardino (Kepos) di Epicuro diedero al problema della provvidenza soluzioni opposte. Per gli Stoici l’universo è fatto per l’uomo e ogni cosa che accade, anche quella apparentemente più assurda, è parte di un superiore ordine razionale il cui regista è una divinità della quale il mondo è interamente permeato. Per gli Epicurei, invece, l’uomo che conosciamo è solo lo stadio finale di un lento processo, che ha visto i primitivi lottare a mani nude contro belve feroci e catastrofi naturali, senza alcun dio che si prendesse cura di loro, visto che gli dèi esistono, ma vivono lontani, beati e incuranti delle vicende umane.

Qual è il ruolo dei papiri ercolanesi e in che cosa consistono di preciso gli esperimenti che effettuerete?

Tutte le testimonianze relative al trattato di Crisippo Sulla provvidenza sono indirette. Fortunatamente, però, due papiri di Ercolano ci trasmettono, sebbene frammentariamente, parti importanti del libro I (PHerc. 1421) e del libro II (PHerc. 1038). Si tratta, in altre parole, degli unici testimoni esistenti dell’opera originale, la quale altrimenti non ci sarebbe giunta attraverso la tradizione manoscritta medievale. È facile immaginare che, prima della disastrosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C., la Biblioteca ercolanese contenesse anche copie degli altri libri di questo trattato, i cui frammenti non possiamo escludere potranno essere scoperti in futuro, magari grazie alla spesso auspicata ripresa degli scavi della Villa dei Papiri.

Del concetto crisippeo di provvidenza, peraltro, parlano in termini polemici (ossia anti-stoici) anche altri volumina ercolanesi di contenuto teologico, il cui autore fu l’epicureo Filodemo di Gadara (animatore e diffusore del verbo di Epicuro a Ercolano e, più in generale, nella società romana del I secolo a.C.): l’opera Sul modo di vivere degli dèi (PHerc. 152/157); il PHerc. 1428, che trasmette la parte più interna (il cosiddetto ‘midollo’) dell’ampio scritto Sulla pietà religiosa; i papiri (tra i quali è da menzionare soprattutto il PHerc. 1670) appartenenti a un rotolo contenente un trattato che lo stesso Filodemo dedicò specificamente alla provvidenza. Questo significa che gli aspetti papirologici del progetto non potranno esaurirsi con il PHerc. 1421 e il PHerc. 1038, sebbene sarà soltanto sui pezzi superstiti di questi due ultimi rotoli che prossimamente dedicheremo il massimo degli sforzi.

Certo, non meno impegnativa sarà la ricerca di eventuali ‘scorze’ (termine tecnico sul quale non mi soffermo) e di possibili altri papiri che facevano parte dei due rotoli originari. A ogni modo, tutti i pezzi finora noti saranno soggetti a esperimenti di macro-fluorescenza a raggi X a scansione, lo stesso metodo che abbiamo usato alcuni mesi fa per alcuni codici copti inediti che siamo riusciti a ritrovare nel Fondo Peyron della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e che altri colleghi stanno già applicando con successo su altri manoscritti.

Ovviamente per rotoli carbonizzati come quelli ercolanesi la realizzazione di immagini a così alta risoluzione risolve da un lato problemi enormi, primo fra tutti quello di identificare tracce d’inchiostro là dove non solo l’occhio nudo, ma spesso nemmeno gli stereomicroscopi binoculari di ultima generazione sono in grado di rintracciare; dall’altro ne crea di altri. Il principale di questi ultimi problemi è dato dall’inevitabile appiattimento che tali immagini determinano. Chiunque abbia un minimo di esperienza con i papiri di Ercolano sa benissimo che la superficie dei pezzi superstiti non è, per così dire, pianeggiante. Parliamo di papiri carbonizzati, per questo raggrinziti, infestati da avvallamenti e incrinature di vario tipo, oltre che da lacune di varia estensione. Le immagini multispettrali, che hanno cominciato a circolare nei primi anni Duemila, e poi le più recenti iperspettrali non riproducono questa realtà materiale e, ciò che è ancor più grave, non permettono di superare una difficoltà caratteristica di papiri ‘a stratigrafia complessa’ come quelli di cui parliamo, tormentati come sono da molteplici ‘sovrapposti’ e ‘sottoposti’, che rendono rotoli del genere dei veri e propri puzzles …

Ma in che cosa consistono ‘sovrapposti’ e ‘sottoposti’, e quali studi saranno promossi per distinguerli nei pezzi conservati? 

Stiamo parlando di strati di rotolo non appartenenti a quello originario, in quanto rimasti ‘attaccati’ (mi consenta questo termine triviale) prima o dopo rispetto alla loro posizione originaria, per via del farraginoso sistema di svolgimento dei rotoli carbonizzati di Ercolano realizzato da una macchina geniale, inventata intorno al 1754 dal benemerito Padre Antonio Piaggio. Si tratta di una peculiarità e di una sfida ulteriore della papirologia ercolanese. Sebbene negli ultimi anni si siano compiuti dei progressi significativi su questo versante, ad esempio mettendo a punto dei software che aiutano a ricollocare questi strati allotri, c’è ancora molto da fare per la loro precisa identificazione, che potrà essere aiutata dall’applicazione dell’intelligenza artificiale o dallo sviluppo di immagini tridimensionali.

Quello che però vorrei dire (e ribadire) è che nessuno strumento tecnico applicato ai papiri potrà mai sostituire l’intelligenza umana! Il metodo che ancora oggi, in molti casi, permette di avvicinarsi il più possibile alla verità è quello di trascrivere manualmente i pezzi dei papiri a stratigrafia complessa, molti dei quali, come avviene purtroppo in alcune cornici dei papiri del nostro progetto, non consentono di individuare frammenti pur piccoli dello strato originario. Mi piace ricordare che nella sua celebre Textkritik, Paul Maas osservava con acume che i rotoli carbonizzati di Ercolano esigono un filologo che sia al tempo stesso un “disegnatore provetto”. Solo una ‘mappatura’, paziente e spesso logorante, di questo tipo potrà mettere a frutto l’applicazione ai papiri delle nostre più recenti conoscenze bibliologiche sui rotoli ercolanesi.

Questa tecnica ha portato di recente alla pubblicazione di decine di colonne inedite da pezzi ritenuti, per oltre un secolo, irrimediabilmente compromessi, in quanto si presentano davvero in condizioni disperate… Ciò significa che, come nel caso dell’archeologia, anche la papirologia ‘di conservazione’ non può essere messa in secondo piano, in quanto non è meno utile e gratificante di quella ‘di scavo’ (anche virtuale, s’intende). Bisogna dunque ancora credere che l’ingegno umano sia capace di fare qualcosa in più delle macchine, specie per manoscritti che trasmettono testi filosofici, i quali richiedono, oltre alle competenze del Fachidiot, una certa immaginazione (stavo per dire ‘fantasia’) per poter essere messi a frutto sul piano intellettuale e far sì che reperti tanto rari e preziosi sprigionino a pieno tutte le loro potenzialità! Ciò detto, per la prima volta ai due papiri crisippei in esame saranno ovviamente applicate le metodologie bibliometriche e matematiche più moderne (fondate sul cosiddetto ‘metodo della spirale’, sulla misura delle volute, sull’uso dei dati preziosissimi che troviamo nei più antichi inventari) al fine di ricostruire la lunghezza originaria dei rotoli di cui facevano parte, l’entità di quanto di essi si è ormai perso, e la sequenza effettiva dei pezzi superstiti, in modo da comprendere nella maniera più verosimile possibile l’ordine logico degli argomenti filosofici che contengono.

Quale sarà la destinazione della prima edizione moderna del trattato di Crisippo, una volta realizzata? E quali saranno gli sviluppi futuri di questo progetto? 

L’intera ricostruzione, tanto dei frammenti ercolanesi quanto delle varie testimonianze indirette, di questo trattato confluirà nel secondo volume dell’edizione di Crisippo programmata nel nuovo von Arnim. L’opera prevede una lunga serie di volumi in inglese, in parte già in corso di stampa presso la De Gruyter-Brill, che abbiamo intitolato Fragments of the Early Stoics e che saranno muniti di introduzione, traduzione e note di commento ai testi greci, latini, arabi e siriaci raccolti. Tutto ciò è reso possibile, oltre che dalle numerose collaborazioni nazionali e internazionali che abbiamo costruito in tutti questi anni, anche, direi soprattutto, dalla solerzia, dalla passione e dalla competenza del team di ricerca di papirologi, filologi classici e storici della filosofia antica che coordino a Torino nell’ambito dell’ERC APATHES.