Pompei, dagli scavi emergono terme private

da | 20 Gen 2025 | Archeologia, Arte e Cultura, Conservazione e Tutela, Promozione e valorizzazione

Il direttore Gabriel Zuchtriegel: “Esempio di come la domus romana fungeva da palcoscenico

 

Pompei, emergono terme private dal cantiere di scavo della Regio IX di Pompei. Il complesso è annesso a una sala da banchetto, il salone nero già emerso qualche mese fa. Il direttore Gabriel Zuchtriegel: “Un esempio di come la domus romana fungeva da palcoscenico per lo spettacolo di arte e cultura che il proprietario inscenava per acquisire voti o ingraziarsi la benevolenza degli ospiti”.

Un grande complesso termale privato

Un grande complesso termale all’interno di una domus privata, annesso a un salone per banchetti. È quanto emerge nel cantiere di scavo in corso nell’insula 10 della Regio IX di Pompei. Il complesso rientra tra i più grandi e articolati settori termali privati finora noti nelle domus pompeiane. Pochi altri esempi di queste dimensioni sono presenti a Pompei, tra questi le terme dei Praedia di Giulia Felice, quelle della Casa del Labirinto e della Villa di Diomede. La connessione degli spazi termali alla grande sala conviviale (il cosiddetto salone nero, già emerso e reso noto), lascia intuire quanto la casa romana si prestava a essere un vero e proprio palcoscenico per le celebrazioni di sontuosi banchetti, che nella società di allora erano occasioni per il proprietario per assicurarsi il consenso elettorale dei propri ospiti, per promuovere la candidatura di amici o parenti o per affermare il proprio status sociale.

 Le terme

Le terme erano composte da calidarium, tepidarium, frigidarium, cioè una sala calda, una tiepida e una fredda. Inoltre, era presente uno spogliatoio, l’apodyterium. Le terme potevano accogliere fino a trenta persone, a giudicare dalle panchine presenti in quest’ultimo ambiente. Di grande effetto è la sala fredda, composta da un peristilio, ovvero una corte porticata di dimensioni 10 x 10 metri, al cui centro si trova una grande vasca. La scelta di collocare il complesso vicino alla sala per banchetti, il triclinio, rimanda al Satyricon, nel quale il ricco liberto Trimalcione celebra la sua famosa cena, ambientata in una città campana di I secolo d.C. e dunque culturalmente non lontana dalla realtà di Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C.  Prima di recarsi al banchetto, i protagonisti del romanzo, incluso Trimalcione, si recano in un balneum (bagno).

La struttura della domus

L’ingresso principale della domus era a sud. Qui era probabilmente collocato un atrio, dal quale si giungeva a un grande peristilio, cioè un giardino colonnato, che occupa quasi l’intera larghezza dell’isolato e di cui si intravedono le parti superiori delle colonne angolari, non ancora scavate. Su un lato del peristilio si aprivano una serie di vani. Da ovest a est: un grande oecus (ambiente di soggiorno) decorato in II stile, un corridoio, un piccolo ambiente decorato in IV stile e un oecus corinzio, circondato da almeno 12 colonne su tre lati, con una megalografia di II stile che attualmente è ancora in corso di scavo e di cui sono stati presentati a dicembre i primi risultati: il fregio con composizioni di nature morte che rappresentano cacciagione e prodotti della pesca offerti al godimento degli ospiti durante i banchetti.

Lo scavo

Il direttore dei lavori, Anna Onesti, spiega: “Lo scavo degli ambienti in questione,  in particolare del peristilio, è avvenuto grazie a una modalità di esecuzione innovativa, che ha consentito di raggiungere il piano pavimentale evitando lo smontaggio degli elementi architettonici instabili del colonnato”. L’utilizzo di una struttura di supporto transitoria ha permesso di scavare l’intero colonnato, lasciando tutte le porzioni murarie al proprio posto; la struttura rimarrà a presidio del sistema della trabeazione – cioè la struttura orizzontale retta dalle colonne – fino a un nuovo e futuro progetto di restauro architettonico e strutturale, servendo anche da supporto alla sua stessa esecuzione.

Il proprietario di casa

L’intera domus occupava la parte sud dell’insula 10 e apparteneva a un personaggio importante della società locale. Le pareti decorate in II e III Stile dimostrano che aveva alle spalle una storia importante. Insomma, chi possedeva questa dimora doveva appartenere all’élite della città nei suoi ultimi decenni di vita, spiegando così la necessità di allestire a casa propria uno spazio per ospitare numerose persone alle quali offrire ricchi banchetti e l’opportunità di fare il bagno e rilassarsi nelle terme.

Il salone nero

Un imponente salone da banchetto, dalle eleganti pareti nere, decorate con soggetti mitologici ispirati alla guerra di Troia, è uno degli ambienti portati alla luce durante le attività di scavo in corso nell’insula 10 della Regio IX di Pompei ad aprile 2024. Un ambiente raffinato nel quale intrattenersi in momenti conviviali, tra banchetti e conversazioni, in cui si respirava l’alto tenore di vita testimoniato dall’ampiezza dello spazio, dalla presenza di affreschi e mosaici databili al III stile, dalla qualità artistica delle pitture e dalla scelta dei soggetti. Il tema dominante è l’eroismo, come evidenziano le raffigurazioni di coppie di eroi e divinità della guerra di Troia. Tuttavia, è presente anche il fato e al tempo stesso la possibilità, spesso non afferrata, che l’uomo ha di poter cambiare il proprio destino. Oltre a Elena e Paride, indicato in un’iscrizione greca tra le due figure con il suo altro nome “Alexandros”, appare sulle pareti del salone la figura di Cassandra, figlia di Priamo, in coppia con Apollo. Nella mitologia greca Cassandra era conosciuta per il suo dono di preveggenza e per il terribile destino che le impedisce di modificare il futuro. Nonostante la sua capacità di vedere oltre il presente, nessuno crede alle sue parole, a causa di una maledizione che Apollo le infligge per non essersi concessa a lui, e dunque non riuscirà a impedire i tragici eventi della guerra di Troia, che aveva predetto. Dopo essere stata stuprata durante la presa di Troia, finirà come schiava di Agamennone a Micene. La presenza frequente di figure mitologiche nelle pitture di ambienti di soggiorno e conviviali delle case romane aveva proprio la funzione sociale di intrattenere gli ospiti e i commensali, fornendo spunti di conversazione e riflessione sull’ esistenza.

Il direttore Zuchtriegel: “Tutto funzionale alla messa in scena di uno spettacolo al cui centro stava il proprietario”

Il direttore, Gabriel Zuchtriegel, sottolinea: “I membri del centro dominante di Pompei allestivano a casa propria degli spazi enormi per ospitare dei banchetti e questi avevano la funzione di creare consenso, di promuovere una campagna elettorale, di concludere degli affari. Spesso a questi banchetti venivano anche persone molto più umili: i clientes, i liberti, dunque gli ex schiavi di questi signori. Dunque, per loro era l’occasione di mostrare l’agio in cui vivevano, di far partecipare le persone a queste celebrazioni e a questi banchetti, ma anche di far andare a fare un bel trattamento nella Spa della casa. Abbiamo qui uno forse dei più grandi complessi termali in una casa privata di Pompei e siccome era spesso costume di andare prima a fare un bagno e poi a banchettare, questo si poteva fare qui tutto dentro la casa. Il tutto era funzionale alla messa in scena di uno ‘spettacolo’, al cui centro stava il proprietario stesso. Le pitture di III stile con soggetti della guerra di Troia, gli atleti nel peristilio; tutto doveva conferire agli spazi un’atmosfera di grecità, ovvero di cultura, erudizione oltre che di ozio. Così come il salone nero doveva trasportare gli ospiti in un palazzo greco, così il peristilio con la grande vasca al centro e il complesso termale adiacente aveva la funzione di creare una scenografia da ginnasio greco, che veniva accentuata ulteriormente dalle scene atletiche successivamente apportate. E dunque il pubblico, grato e affamato, avrebbe applaudito con sincera ammirazione allo spettacolo orchestrato dal padrone di casa e dopo una serata nel suo ‘ginnasio’ ne avrebbe parlato ancora a lungo”.