La mostra ‘I tesori d’Italia’ celebra Agrigento Capitale italiana della cultura 2025

da | 9 Gen 2025 | Appuntamenti, Arte e Cultura, Mostre ed Eventi, Promozione e valorizzazione

La mostra sarà inaugurata sabato 18 gennaio e aprirà al pubblico il 19 gennaio

 

La mostra ‘I Tesori d’Italia – Il ‘900 delle Fondazioni. Da Giorgio De Chirico a Lucio Fontana’in programma nella prestigiosa sede di Villa Aurea al Parco Valle dei Templi di Agrigento dal 18 gennaio rappresenta l’Italia artistica del XX secolo, da Giorgio De Chirico a Lucio Fontana e celebra l’inaugurazione di Agrigento Capitale italiana della cultura 2025.

Villa Aurea apre la mostra

Sarà la mostra ‘I Tesori d’Italia – Il ‘900 delle Fondazioni. Da Giorgio De Chirico a Lucio Fontana’in programma nella prestigiosa sede di Villa Aurea, all’interno dell’area archeologica girgentina, a inaugurare il ciclo di grandi eventi che vedranno la città di Agrigento protagonista in qualità di Capitale italiana della cultura per tutto il 2025. L’esposizione, che rappresenta la seconda sessione delle tre previste nel progetto dell’intera rassegna, promossa da Parco Valle dei Templi di Agrigento e prodotta da Consorzio Progetto Museo, sarà inaugurata dalle Autorità istituzionali nazionali e di territorio sabato 18 gennaio alle ore 15.30, mentre aprirà al pubblico il 19 gennaio fino al 2 giugno 2025.

Un viaggio artistico tra le regioni d’Italia

La mostra è curata da Pierluigi Carofano e Anna Ciccarelli e intende accompagnare i visitatori in un viaggio attraverso la storia dell’arte italiana. Il percorso espone attraverso 25 opere di 22 artisti, tutte le 20 regioni dell’Italia. Questi capolavori, legati alle regioni di riferimento degli artisti, indicano le principali correnti artistiche che hanno attraversato l’Italia durante tutto il Novecento, senza tralasciare però anche gli ultimi anni del XIX secolo. Una esposizione resa possibile grazie all’immenso patrimonio messo a disposizione, con speciali prestiti, dalle Fondazioni bancarie e culturali nazionali.

La vastità del patrimonio artistico italiano

Le opere in mostra sono per lo più non note al pubblico e quindi rappresentano la vastità del tesoro artistico e culturale italiano, da scoprire e riscoprire. Il progetto, realizzato dal Parco Valle dei Templi di Agrigento e Consorzio Progetto Museo, ha reso così possibile, per la prima volta, celebrare una capitale della cultura italiana, Agrigento, con i riferimenti e le radici culturali dell’intero Paese e non solo di un singolo territorio.

Regioni protagoniste

Il percorso espositivo guida il visitatore alla scoperta dei tesori artistici con una varietà di linguaggi realizzati nell’arte figurativa italiana. Dal Naturalismo e al Verismo, di Francesco Michetti (Abruzzo), Antonio Mancini (Lazio) e di Vincenzo Gemito (Campania) e di Giuseppe De Nittis (Puglia), al Divisionismo di Giuseppe Pellizza da Volpedo (Piemonte), di Angelo Barabino (Liguria) e di Umberto Boccioni (Calabria), passando  dal Secondo Futurismo, di Fortunato Depero (Trentino) e di Ivo Pannaggi (Marche), alle visioni metafisiche di Giorgio Morandi (Emilia), Giorgio De Chirico (Italia), di Mario Sironi (Sardegna) e di Filippo de Pisis (Romagna). Si prosegue dal Neorealismo di Renato Guttuso (Sicilia), per il Cubismo di Gino Severini (Toscana), l’Arte informale di Emilio Vedova (Veneto), di Afro Basaldella (Friuli-Venezia Giulia) e di Alberto Burri (Umbria), lo Spazialismo di Lucio Fontana (Lombardia) e, infine, il New Dada di Gino Marotta (Molise), Francesco Nex (Valle D’Aosta), fino all’Astrattismo di Carla Accardi (Basilicata), presente con un’opera inedita.

Il comitato scientifico

La mostra, pensata per essere architrave narrativo di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, di fatto contribuirà al racconto del sistema culturale italiano nella Capitale della cultura più a sud di sempre. Il progetto, reso possibile dal lavoro del comitato scientifico composto dai curatori, Beatrice Buscaroli, Daniela Alejandra Sbaraglia e Alessandro Tosi, gode del patrocinio del MIC – Ministero italiano della Cultura, della Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, di Città di Agrigento.

Autori in mostra

Pierluigi Carofano e Anna Ciccarelli commentano, introducendo la mostra: “La mostra propone un percorso antologico delle vicende principali dell’arte figurativa italiana del XX secolo suggerendo incontri per emergenze apicali – basti pensare alla presenza di opere di De Nittis, Boccioni, De Chirico, Sironi, De Pisis, Morandi, Burri, Vedova, Fontana – senza alcuna pretesa di completezza, vista anche la scelta di rappresentare ogni regione d’Italia attraverso un singolo artista ritenuto identitario, attingendo ai ricchissimi depositi delle Fondazioni bancarie e culturali. Tuttavia, non mancano presenze definite a torto minori, e proprio per questo a nostro parere ancor più significative, come Angelo Barabino o Carla Accardi (che ha goduto recentemente e finalmente di una splendida mostra antologica presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma)”.

Il Futurismo

Ancora spiegano i curatori: “Se facciamo coincidere l’inizio della grande stagione dell’arte italiana del XX secolo con  l’Avanguardia storica del Futurismo, in tutte le sue declinazioni espressive (ben rappresentate in mostra da Depero e Pannaggi, sebbene con opere degli anni ‘40), non possiamo trascurare il fatto che essa si contrappone sostanzialmente al Naturalismo e al Verismo ancora imperante agli inizi del Novecento nella produzione di artisti come Michetti, Mancini e Gemito, pur guardando con estrema simpatia al Divisionismo ben rappresentato in mostra da un capolavoro poco noto di Pellizza da Volpedo e da un Ritratto di Boccioni pre-futurista. Eseguite a pochi anni di distanza, queste opere sono in grado di testimoniare spiriti affatto diversi di intendere il mestiere di artista che se per Michetti e Pellizza (e anche Barabino)  parte da studi dal vero, poi filtrati e quasi semplificati secondo suggestioni che potevano derivare dall’adesione politica ai principi del Realismo sociale, in Mancini e Gemito al contrario (co-protagonisti recentemente di una splendida mostra al Museo dell’Ottocento a Pescara), nel rappresentare i loro soggetti, l’approccio oscilla tra la denuncia delle condizioni di vita delle classi più povere alla esaltazione della nuova borghesia in ascesa, secondo un gusto fin de siècle, carico di spunti decadentisti e dannunziani. Si tratta di una situazione in cui si trovò per poco tempo a navigare anche il giovanissimo Boccioni, presente appunto in mostra con un Ritratto del 1907, ancora divisionista e tutto intriso di ricerche sulla espressività del “colore-luce” che lo porterà rapidamente ad aderire al futurismo visionario di Giacomo Balla”.

Il Secondo Futurismo in mostra

“Tuttavia, gli anni che consideriamo sono ricchi di vicende assai diverse tra loro che non possono certamente esaurirsi nell’unico filone della rivoluzione e ricerca futurista, senza per questo misconoscere la dirompente, bruciante importanza della fiumana avanguardista come il più rilevante fenomeno artistico italiano del XX secolo, vincitore sulle tendenze conservatrici dell’epoca; è pur tuttavia vero che da esso germinerà tutta una serie di fenomeni che per antitesi correranno come fiumi carsici per tutto il XX secolo. Protagonisti del Secondo Futurismo sono Depero e Pannaggi, presenti in mostra con due opere straordinarie per importanza al punto da porsi in dialogo diretto con il celebre Metropolis (1927) di Fritz Lang, capolavoro del cinema espressionista. L’intento dei futuristi è anche quello di rinnovare l’immagine della città dal punto di vista architettonico secondo principi “meccanico-automatici” proiettati nel futuro, come ben si vede in Simultaneità metropolitane di Depero”.

La metafisica

Continuano i curatori: “Parallelamente alla grande stagione del Futurismo non si può trascurare il fatto che Giorgio De Chirico andava definendo una propria visione metafisica dell’arte anche attraverso saggi editi sulla rivista ‘Valori Plastici’ e teorizzava una pittura caratterizzata da un segno nitido e dalla consistenza cristallina delle forme spesso risolte come manichini dai volti ovoidali, con le orbite cieche degli occhi: elementi che accrescono il senso di disagio e di estraneità nel riguardante. Su questa strada lo seguiranno da principio Filippo de Pisis, Mario Sironi e Giorgio Morandi, capaci poi ciascuno di battere strade proprie, anche assai divergenti e che tra le due guerre vedrà prendere piede il movimento Novecento di Margherita Sarfatti, cui aderirà non occasionalmente proprio Sironi”.

Fontana e l’arte Informale

Inoltre, spiegano i curatori: “La grande stagione successiva, quella dell’arte Informale, è rappresentata in mostra dall’asse Vedova-Burri che vede, nel comune denominatore gestuale, segnico e materico, una convergenza che ha la sua naturale conclusione nello spazialismo di Fontana, peraltro anch’esso di matrice segnica, ma di diversa intenzione poetica. Il polimaterismo materico di Burri, soprattutto nei suoi ‘bianco e nero’ dialoga perfettamente con la polarità segnico-gestuale spinta all’estremo di Vedova, ma rimane tuttavia bloccato nella reiterata riproposizione di trasformazione aggregativa della materia. Al contrario l’esperienza informale di Fontana è una continua sperimentazione dinamica sia a livello materico che segnico, sino ad arrivare all’astrazione”.

Opera inedita di Carla Accardi

I curatori concludono la spiegazione del percorso espositivo: “La mostra si chiude con opere più vicine ai giorni nostri (Nex, Marotta) e siamo particolarmente felici di essere riusciti a ottenere il prestito di una tela sostanzialmente inedita di Carla Accardi, straordinaria protagonista dell’Astrattismo in Italia e considerata anticipatrice dell’Arte povera. Non a caso la Accardi fu una attenta sperimentatrice di nuove tecniche artistiche come vernici colorate e fluorescenti che applicava su supporti plastici trasparenti, lavorate col principio dell’automatismo segnico”.

I ringraziamenti dei curatori

Infine, i curatori sottolineano: “Altri diranno se i risultati sono stati pari agli sforzi fatti e alle aspettative. Preme soltanto sottolineare come, ciascuna delle opere esposte, sia stata scelta per ragioni scientifiche e di coerenza dell’idea del percorso, ovvero che ognuna di esse è necessaria in quanto testimonianza significativa degli argomenti che si è voluto affrontare. Una mostra di questo impegno ha costretto a mettere in campo molte risorse tecniche, professionali e scientifiche a cominciare dagli originali progetti di allestimento e della grafica rispettivamente di Sandro Bonannini e Paolo La Vigna. Un ringraziamento particolare al direttore del Parco Archeologico, Dott. Roberto Sciarratta, ma tutti i settori del Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento hanno collaborato, ciascuno per le proprie competenze, a cominciare dall’insostituibile Gaetano Licata. Fondamentale è stato l’apporto delle Soprintendenze competenti, delle Fondazioni bancarie e culturali in qualità di prestatori. Ognuno ha fatto la propria parte con impegno e dedizione. Un ringraziamento particolare va all’oscuro lavoro di Paolo Patanè: senza il suo prezioso e silenzioso aiuto difficilmente questa mostra avrebbe visto la luce”.

Il progetto di Agrigento Capitale della cultura

Il progetto culturale pone le sue basi sulla relazione fra l’individuo, la società e la natura. Il programma si basa sull’equilibrio fra i quattro elementi di Empedocle: acqua, aria, terra e fuoco. Sono 44 i progetti, di cui 17 internazionali, per indagare le relazioni tra gli esseri umani in una prospettiva di pace con la natura. Mostre, performance, workshop e itinerari tematici. Tutti gli appuntamenti e i luoghi coinvolti saranno presentati il 14 gennaio a Roma, alla presenza del Ministro della Cultura. Agrigento, grazie anche al contributo statale di un milione di euro, potrà mettere in mostra per il periodo di un anno i fattori che ne determinano lo sviluppo culturale. Agrigento è stata scelta come Capitale della cultura con precise motivazioni della giuria, che era composta da Salvatore Adduce, Paolo Asti, Luca Brunese, Maria Luisa Catoni, Luisa Piacentini, Isabella Valente, e dei rappresentanti delle dieci città finaliste, sotto la presidenza di Davide Maria Desario.

I motivi della scelta

Queste le motivazioni: “Agrigento assume come centro del proprio dossier di candidatura la relazione fra l’individuo, il prossimo e la natura, coinvolgendo l’isola di Lampedusa e i comuni della provincia e ponendo come fulcro il tema dell’accoglienza e della mobilità. Il progetto risponde in modo organico all’obiettivo di presentare a un pubblico vasto un programma di grande interesse a livello territoriale, ma anche nazionale e internazionale. Il ricco patrimonio culturale del territorio è il volano con cui si valorizza la variegata offerta culturale proposta in un’ottica di innovazione, promozione e, di conseguenza, di un successivo sviluppo socio-economico, che trova ispirazione nei concept tecnologici più moderni. Il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni potrà promuovere la cultura come caposaldo della crescita individuale e comunitaria. La Giuria, pertanto, raccomanda la città di Agrigento per il titolo di Capitale italiana della cultura per l’anno 2025”.

 

Info. Orari di apertura: tutti i giorni dalle ore 08:30 alle ore 20:00.

Immagine in evidenza: Gino Marotta, ‘Studio per Venere’, Metracrilato colorato trasparente e serigrafia, cm 70 x 100, anni ’70. © Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata Museo Palazzo Ricci.