Chiuse le indagini su Vittorio Sgarbi

da | 29 Ott 2024 | Arte e Cultura, Istituzioni, Persone e Carriere

Secondo la Procura di Macerata, l’opera restaurata sarebbe quella asportata al castello di Buriasco nel 2013

La Procura della Repubblica presso il tribunale di Macerata ha formalmente chiuso le indagini dell’ex sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi. Il noto critico d’arte risultava indagato per riciclaggio di beni culturali, contraffazione di opere d’arte e autoriciclaggio di beni culturali. Secondo la Procura di Macerata, l’opera restaurata sarebbe quella asportata al castello di Buriasco nel 2013. Nuovo servizio durante la trasmissione ‘Report’. Sgarbi: “Ribadisco la trasparenza e la correttezza delle mie condotte. Ho quindi piena fiducia nei giudici che dovranno valutare il risultato delle indagini”.

I reati oggetto d’indagine

Nei giorni scorsi, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha diffuso una nota stampa che riguarda proprio la vicenda legata al critico d’arte, specificando che – è bene ricordarlo – le persone sono da ritenersi non colpevoli fino al definitivo accertamento di responsabilità con sentenza irrevocabile. Nello specifico, Sgarbi risultava indagato per riciclaggio di beni culturali (art. 648 bis c.p., ora art. 518 sexies c.p.) “per condotte poste in essere nei primi mesi del 2019”, contraffazione di opere d’arte (art. 178 D. Lgs 22 gennaio 2004, n. 42, ora 518quaterdecies c.p.) “per condotte poste in essere tra ottobre e novembre 2020” e per autoriciclaggio di beni culturali (art. 648ter.1. c.p.; ora art. 518septies) “per condotte poste in essere nel periodo compreso tra l’08-12-2021 e il 2-10-2022”.

L’origine della vicenda

Si legge nel comunicato dei Carabinieri: “L’attività investigativa condotta dal Reparto Operativo dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, sotto il coordinamento della Procura, trae origine da alcune dichiarazioni rese dall’ex restauratore bresciano della famiglia Cavallini-Sgarbi, inizialmente raccolte nell’ambito di un altro fascicolo processuale e poi confluite nel presente procedimento, che hanno determinato l’apertura di un nuovo versante d’indagine riguardante l’opera raffigurante ‘La cattura di San Pietro’, attribuita al pittore senese Rutilio Manetti, ricevuta e restaurata dal libero professionista tra il 2015 e il 2016 su incarico di Vittorio Sgarbi”.

Il furto al castello di Buriasco

La vicenda oggetto d’indagine riguarda un dipinto del 1600. Dopo gli accertamenti preliminari, i Carabinieri TPC hanno ipotizzato che il quadro potesse corrispondere a quello censito nella Banca Dati delle opere d’arte illecitamente sottratte, in uso al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, quale provento del furto commesso da ignoti il 14 febbraio 2013 presso un castello di Buriasco (TO) in danno di un privato cittadino. Il quadro trafugato nel 2013 era di proprietà della signora Margherita Buzio. La tela era stata ritagliata con un taglierino e poi sostituita nella cornice con una fotografia. Non si conoscono gli autori del furto.

La perquisizione

Nel corso della perquisizione eseguita a carico del critico d’arte era stata rinvenuta l’opera attribuita al Manetti e la sua copia in 3D. I Carabinieri avevano sequestrato cornice, telaio e anche frammenti di tela lasciati al castello di Buriasco dagli autori del furto. Tutti elementi successivamente sottoposti all’attenzione del consulente tecnico, nominato tra il personale specializzato dell’Istituto Centrale per il Restauro di Roma (ICR).

I risultati delle indagini

Dalla relazione tecnica redatta dal consulente risulta che l’opera restaurata e confrontata con i frammenti del dipinto, le immagini acquisite agli atti processuali e censite nella Banca Dati TPC, fosse “proprio quella asportata a Buriasco, sebbene il dipinto presentasse l’aggiunta nel tratto pittorico di una torcia nella parte in alto a sinistra della tela”.

Secondo le indagini della Procura, a pesare sono anche le dichiarazioni del pittore Pasquale Frongia. Si legge nella nota dei Carabinieri: “Le investigazioni hanno permesso, quindi, di acclarare che l’operazione di ‘maquillage’ era stata commissionata direttamente da Vittorio Sgarbi al pittore Pasquale Frongia, contraddicendo la versione fornita pubblicamente dal critico d’arte sulla provenienza del dipinto, ovvero il casuale rinvenimento dell’opera all’interno di Villa Maidalchina di Viterbo, acquistata dai suoi familiari nel 2000”, versione che invece Sgarbi ha sempre ribadito.

Ancora si legge: “I risultati degli accertamenti tecnico-scientifici hanno evidenziato, infatti, che il dipinto in argomento coincide, per materiali, tecnica esecutiva e morfologia del degrado, con i frammenti consegnati dal denunciante del furto. Lo stesso consulente tecnico riscontrava, inoltre, la correlazione dello schema di assemblaggio delle pezze di tela su cui è stato realizzato il dipinto con i frammenti presenti sulla cornice, la perfetta sovrapponibilità dei bordi della tela con quelli ancora presenti sul telaio, e anche la corrispondenza del frammento staccatosi all’atto del furto nel castello di Buriasco con il disegno del dipinto”.

I nuovi elementi pittorici ravvisati dal consulente tecnico

Nella nota stampa si sottolinea anche che “l’esperto dell’ICR accertava che nella parte superiore sinistra del dipinto erano stati realizzati nuovi elementi pittorici utilizzando pigmenti di produzione industriale, ossia la fiaccola accesa, il chiarore intorno a essa e le stesure che definiscono il contorno della colonna. Il quadro investigativo è stato completato grazie alle attività tecniche e alle dichiarazioni rese dal pittore Pasquale Frongia nel corso del relativo interrogatorio, durante il quale lo stesso ammetteva di aver realizzato sul dipinto la torcia su incarico di Vittorio Sgarbi”.

La questione della mostra a Lucca

‘Report’ e ‘Il fatto quotidiano’ a dicembre 2023 hanno parlato di un’esposizione organizzata a Lucca nel 2021 e curata dal critico d’arte, nella quale è stata presentata anche un’opera di Sgarbi, ‘La cattura di San Pietro’, attribuita al pittore Rutilio Manetti. L’opera proverrebbe, secondo Sgarbi, da Villa Maidalchina, residenza nobiliare vicino a Viterbo e di proprietà del critico d’arte. I servizi della trasmissione e della testata giornalistica hanno sostenuto che i due quadri, quello trafugato ormai oltre dieci anni fa e quello attribuito al Manetti, siano molto simili, oltre a sostenere che il dipinto esposto a Lucca non sarebbe l’originale. Sgarbi ha sempre respinto ogni dubbio, ribadendo pubblicamente che le due opere sono diverse.

 I risultati delle indagini sulla mostra a Lucca: “Al posto dell’opera originale era esposta la copia”

L’attività d’indagine ha evidenziato proprio un altro elemento che riguarda la mostra ‘I Pittori della luce, da Caravaggio a Paolini’, curata da Vittorio Sgarbi e allestita a Lucca all’ex Cavallerizza da dicembre 2021 a ottobre 2022. Dalle indagini risulta che “al posto dell’opera originale era stata esposta, su commissione del citato critico d’arte, la copia in 3D realizzata dal laboratorio di stampa G-Lab di Correggio (RE). Questa circostanza veniva confermata dagli accertamenti tecnici eseguiti dal Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche dell’Arma dei Carabinieri”.

Le pene previste per i reati

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è già stato notificato all’indagato e ai suoi difensori di fiducia. A seguire la vicenda sono gli avvocati Alfondo Furgiuele e Giampaolo Cicconi. Secondo l’articolo del codice penale relativo al riciclaggio dei beni culturali, il reato – qualora fosse accertato – è punito con la reclusione da cinque a quattordici anni e con una multa da 6mila a 30mila euro, anche se “la pena è diminuita se i beni culturali provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni”. Per la contraffazione di opere d’arte il codice prevede  la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 3mila euro a 10mila euro.  Infine, per l’autoriciclaggio di beni culturali, si prevede la reclusione da tre a dieci anni e la multa da 6mila euro a 30mila euro. Tuttavia, “se i beni culturali provengono dalla commissione di un delitto non colposo, punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni, si applicano la reclusione da due a cinque anni” e la multa da 3mila a 15mila euro.

Sgarbi: “Ribadisco la trasparenza e la correttezza delle mie condotte”

In relazione alla comunicazione da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nel procedimento relativo al dipinto di Rutilio Manetti di proprietà di Vittorio Sgarbi, lo storico e critico d’arte dichiara: “I miei difensori, il Prof. Avv. Alfonso Furgiuele e l’Avv. Giampaolo Cicconi, sono impegnati a ricostruire la realtà dei fatti oggetto delle contestazioni, che ritengo comunque infondate. Ribadisco la trasparenza e la correttezza delle mie condotte. Ho quindi piena fiducia nei giudici che dovranno valutare il risultato delle indagini. Respingo infine le parziali e fuorvianti ricostruzioni di certa stampa alla quale non interessa la verità dei fatti ma accreditare come vere le ipotesi dell’accusa”.

Nuovo servizio durante la trasmissione ‘Report’

La vicenda è stata sollevata dalla trasmissione ‘Report’ e dalla testata ‘Il fatto quotidiano’ ed è stata ripresa da ‘Report’ nella puntata di domenica 27 ottobre 2024. Nel servizio, a cura di Manuele Bonaccorsi con la collaborazione di Thomas Mackinson, si ripercorre la vicenda e si mostrano le immagini delle tre opere che la trasmissione ha visionato su permesso della Procura: l’originale, la copia e il plastico lasciato a casa della signora Buzio dopo il furto. Con i curatori del servizio è il professor Alessandro Bagnoli, docente all’Università di Siena ed esperto di Manetti. Ora bisogna attendere per capire se ci sarà o meno la richiesta di rinvio a giudizio.