Aperta fino al 3 settembre la mostra ‘Quattro secoli di storia: la fabbrica di Palazzo Reale’
Il Palazzo Reale di Napoli apre ai visitatori il Museo della Fabbrica e il Belvedere, con la nuova biglietteria e lo spazio accoglienza nel cortile d’Onore e la mostra temporanea ‘Quattro secoli di storia: la fabbrica di Palazzo Reale’.
Apre il Museo della Fabbrica
Inaugurato a Napoli lo scorso 15 luglio il Museo della Fabbrica, uno spazio permanente che ripercorre la storia della reggia. Si accede dal Cortile d’Onore ed è collocato al pianterreno. Il Museo racconta la storia del palazzo attraverso l’esposizione di opere e installazioni audiovisive che ne illustrano le trasformazioni anche attraverso rilievi 3D, raccontandone le vicende in modo coinvolgente. Nella parte centrale sono esposti in teche sospese i modellini ottocenteschi degli architetti dell’epoca Antonio Niccolini e Gaetano Genovese, restaurati per l’occasione. Un racconto che accompagna il visitatore attraverso testimonianze artistiche e architettoniche che fanno parte del patrimonio delle opere del Palazzo: plastici, quadri, frammenti di affreschi ma anche statue e fotografie.
Nuovi spazi
Concepito dal direttore di Palazzo Reale Mario Epifani, il Museo della Fabbrica si inserisce in un più ampio progetto – curato dall’architetto Almerinda Padricelli – di recupero degli spazi al piano terra che gravitano intoro al Cortile d’Onore. Il nuovo museo è stato progettato dall’architetto Giovanni Francesco Frascino, in asse con l’ingresso principale di Piazza del Plebiscito, creando un nuovo foyer con la biglietteria e il guardaroba, spazio di accoglienza, informazione e orientamento.
Uno spazio immersivo
Racconta Almerinda Padricelli: “Al suo interno il visitatore non solo ha la possibilità̀ di valutare l’offerta culturale proposta e scegliere la tipologia di visita da effettuare, ma anche l’opportunità̀ di accedere a uno spazio introduttivo alla visita, accolto in ambienti dedicati che conducono al percorso di visita, proponendosi come esperienza immersiva nella meraviglia di una residenza reale e dei suoi tesori”.
Frascino: “Narrazione dinamica e contemporanea”
Aggiunge Giovanni Francesco Frascino: “Gli elementi esposti nel Museo della Fabbrica seguendo lo spartito orizzontale delle tre navate e la successione delle volte, propongono una narrazione dinamica e contemporanea, attraverso quattro sezioni espositive concepite come veri e propri momenti emotivi”.
Il percorso
Le prime tre sezioni propongono un percorso multimediale nella storia del Palazzo dal periodo vicereale al regno borbonico fino alla fase napoleonica, con un criterio espositivo che associa opere d’arte a schermi su cui scorrono altre testimonianze visive e i ritratti dei protagonisti delle vicende ripercorse da una voce narrante (con sottotitoli in italiano e inglese). Lo spazio centrale immerge il visitatore nella fase della riconfigurazione ottocentesca del palazzo, illustrata dai modelli architettonici sospesi all’interno di cinque ‘stanze’ vetrate, affiancati da dipinti coevi e da ulteriori postazioni audiovisive. Nella sezione successiva, relativa al periodo del Regno d’Italia, sono esposti in successione i busti di re e regine fino a Vittorio Emanuele III. Il Museo si chiude con uno stretto corridoio in cui sono rievocati i drammatici anni della Seconda guerra mondiale e i bombardamenti che colpirono gravemente Palazzo Reale, secondo la visione concepita dal regista Giuseppe Carrieri come uno sguardo sull’invisibile.
Via alla mostra ‘Quatto secoli di storia: la fabbrica di Palazzo Reale’
Al piano nobile, nella Galleria del Genovese, aperta dal 31 maggio fino al 3 settembre, è allestita la mostra ‘Quatto secoli di storia: la fabbrica di Palazzo Reale’, con la curatela del direttore Mario Epifani e l’allestimento dall’architetto Stefano Gei, che prosegue il racconto della storia del palazzo grazie alle opere esposte che lo rappresentano attraverso il tempo e le vicende storiche che ne hanno determinato i cambiamenti.
Quaranta opere in mostra
Le quaranta opere esposte in mostra, che dialogano naturalmente con quelle esposte nelle sale dell’Appartamento di Etichetta, sono state concesse in prestito in gran parte da istituzioni museali statali napoletane, primo fra tutti il Museo di San Martino, ma anche dal Museo di Capodimonte, dall’Archivio di Stato di Napoli, dalla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III e dalla Reggia di Caserta. Altre provengono da collezioni pubbliche e private di Napoli (Gallerie d’Italia e Museo Civico Gaetano Filangieri), Roma (Galleria Carlo Virgilio & C.) e Firenze (Musei del Bargello). Presenti anche prestiti dall’estero: due dipinti di Antonio Joli appartenenti alla collezione di Lord Montagu di Beaulieu in Inghilterra, restaurati per l’occasione grazie al finanziamento dal Palazzo Reale di Napoli.
Un viaggio in quattro sezioni
Il percorso è articolato in quattro sezioni. Il viaggio inizia con una suggestione scenografica che rimanda alla fase cinquecentesca, antecedente la costruzione di Palazzo Reale: i visitatori cominciano il viaggio ideale nella storia del palazzo oltrepassando due quinte che riproducono le ante bronzee del portale del Palazzo Vecchio (oggi conservate nel palazzo Muscettola di Spezzano nella zona di Montesanto), l’edificio che nel XVI secolo fu la sede dei viceré, prima della costruzione del nuovo palazzo che si vede oggi. Nel 1600 il viceré Fernando Ruiz de Castro, VI conte di Lemos, ha fatto costruire una nuova residenza che fosse degna di accogliere il rappresentante del re di Spagna, affidandone il progetto all’architetto ticinese Domenico Fontana – ritratto nella medaglia di Domenico Poggini.
Il nuovo palazzo è stato dotato di una maestosa facciata sul Largo di Palazzo, l’attuale piazza del Plebiscito, visibile nel dipinto raffigurante L’arrivo del cardinale Ascanio Filomarino in visita al viceré e nell’incisione di Nicolas Perrey.
Nella prima metà del Seicento i viceré si sono dedicati alla decorazione degli interni: risalgono a quest’epoca gli affreschi di Belisario Corenzio e Battistello Caracciolo, tuttora visibili in alcune sale dell’Appartamento di Etichetta. Una nuova fase è iniziata nel 1648, con l’elezione del viceré Íñigo Vélez de Guevara y Tassis, conte di Oñate, che ha affidato all’architetto Francesco Antonio Picchiatti il completamento dell’edificio sul fronte orientale verso il mare, che prevedeva anche il collegamento diretto con il sottostante arsenale e con la darsena, oltre alla costruzione di una cappella (già prevista da Fontana) e di un nuovo scalone ispirato a quello dell’Alcázar di Toledo.
La prima sala è dedicata alla reggia di Carlo di Borbone e Ferdinando IV. Nel 1734 Carlo di Borbone è salito sul trono del Regno di Napoli, con Palazzo Reale come residenza ufficiale. In questo periodo sono stati effettuati vari interventi di ristrutturazione: è stato ampliato il palazzo verso Castel Nuovo con la costruzione del Braccio Nuovo ed è stato realizzato il Giardino Pensile con affaccio sul golfo, come si può vedere nel dipinto di Pietro Fabris e nella veduta delle logge. Sono anche stati costruiti due nuovi cortili e riorganizzati gli spazi interni
Nel 1759 Carlo di Borbone ha abdicato in favore del figlio Ferdinando che, all’età di otto anni, ha ereditato i regni di Napoli e di Sicilia. L’evento storico è illustrato dai due dipinti di Michele Foschini che raffigurano la Sala del Trono e la Cappella Reale, dove si sono svolte le cerimonie dell’abdicazione e del giuramento.
L’assetto settecentesco del Palazzo è rappresentato in mostra dal disegno di Luigi Vanvitelli – che ha progettato la chiusura di parte delle arcate del portico in facciata per garantirne maggiore stabilità – e dai dipinti di Antonio Joli, che illustrano scorci urbani che includono il Palazzo Reale: il collegamento con Castel Nuovo tramite il ponte tuttora esistente e la facciata verso il Largo di Palazzo.
La seconda sala è dedicata ai progetti di riforma dalla dominazione napoleonica alla Restaurazione. Durante il decennio francese (1806-1815) si sono avvicendati sul trono di Napoli Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat. Entrambi hanno promosso importanti interventi urbanistici, affidando ad Antonio Niccolini la sistemazione del complesso monumentale e dell’area urbana circostante. Il cosiddetto Progetto Grande dell’architetto toscano, mai realizzato, è illustrato da un gruppo di disegni del Museo di San Martino. In particolare, per la facciata meridionale Niccolini ha previsto un complesso di giardini che avrebbe incluso l’area dell’arsenale, collegando la zona di Santa Lucia e il molo; in sostituzione del Palazzo Vecchio, ha progettato l’edificio della Guardia Reale, dal prospetto curvilineo.
L’assetto degli ambienti interni del Palazzo nel primo Ottocento è documentato dal dipinto di Louis Lemasle che rappresenta il matrimonio per procura della principessa Carolina di Borbone, primogenita dell’erede al trono Francesco, con Charles-Ferdinand d’Artois, duca di Berry, celebrato nella Cappella Reale nel 1816.
La terza sala è dedicata al periodo compreso tra il 1837 e il 1860, con l’intervento dell’architetto Gaetano Genovese e la fine del Regno delle Due Sicilie. Durante il regno di Ferdinando II di Borbone è stato avviato il piano di ‘Riduzione del Real Palazzo’ con l’intento di riformare una fabbrica ormai non più funzionale. Ad accelerare l’esecuzione del piano è stata l’esigenza di porre rimedio ai danni dell’incendio del 1837 che distrusse buona parte dell’ampliamento settecentesco del palazzo e che è stato immortalato dal pittore Anton Sminck Pitloo.
Nello stesso anno il re ha approvato il progetto dell’architetto Gaetano Genovese, che ha demolito il Palazzo Vecchio realizzando una nuova facciata sul lato settentrionale e creando le condizioni per illuminare con grandi vetrate lo Scalone d’Onore – il cui antico aspetto è documentato dall’acquerello di Gennaro Aloja – al quale è stata conferita una nuova veste neoclassica. Sempre sul fronte nord ha sistemato il giardino all’inglese col contributo del botanico Friedrich Dehnhardt, collocando ai lati del nuovo ingresso la coppia di Palafrenieri in bronzo, successivamente spostati verso Castel Nuovo.
Sul lato meridionale sono state eliminate le fabbriche seicentesche e ridisegnata la facciata, rappresentata nell’acquerello di Giacinto Gigante. Il disegno e il modello in gesso del gruppo scultoreo con Partenope che incorona il Genio delle Arti di Tito Angelini documentano un elemento, non realizzato per motivi economici, del progetto di Genovese: la fontana che fa da sfondo alla parte centrale del Cortile d’Onore, poi completata riutilizzando le parti dell’antica fontana del Molo. Le modifiche messe in atto da Gaetano Genovese configurano l’aspetto della reggia a noi pervenuto fino a oggi.
Epifani: “Solida base per l’impostazione del lavoro di tutela e valorizzazione svolto dal museo”
Dichiara Mario Epifani: “Il viaggio attraverso i quattro secoli di storia, che si apre suggestivamente con la riproduzione della porta bronzea del vecchio palazzo vicereale, è qui illustrato da diverse opere d’arte che trovano riscontro in un catalogo che ripercorre la cronologia di Palazzo Reale dalla sua fondazione fino ai più recenti lavori di restauro e riallestimento. Lo studio si avvale del contributo di studiosi che da tempo si occupano della storia di Napoli e di Palazzo Reale, soprattutto dal punto di vista architettonico e urbanistico. Si tratta di un importante tassello nel percorso di recupero dell’identità storica del complesso monumentale, avviato nel 2020 con la gestione autonoma del museo: un percorso in cui lo sguardo si allarga fino a includere la storia di Napoli, d’Italia e di tutta l’Europa in età moderna. Queste ricerche e questa stessa esposizione rappresentano una solida base per l’impostazione del lavoro di tutela e valorizzazione svolto dal museo”.
Il Belvedere restituito alla città
Grazie al restauro, è stato restituito alla città il Belvedere, incastonato sul tetto di Palazzo Reale che affaccia sul Molosiglio, uno spazio esclusivo che offrirà alla città, ai visitatori e ai turisti la possibilità di ammirare uno straordinario panorama sul Golfo di Napoli con una prospettiva unica. Un itinerario inusuale attraverso i sottotetti condurrà al torrino del Belvedere – un luogo mai aperto al pubblico da quando è stato costruito nel 1837 – che dal mese di settembre sarà inserito nei percorsi di visita guidati del Palazzo Reale.
Il restauro
I lavori sono durati un anno e sei mesi. Affidati all’architetto Francesco Delizia, diretti dall’architetto Almerinda Padricelli ed eseguiti dalla ditta Modugno, le opere hanno permesso di riaprire questa parte del palazzo che non è rientrata nel restauro che ha interessato la facciata del Palazzo Reale nel 2016 e che hanno interessato anche la riqualificazione dei tetti e dei sottotetti. Nel Teatro di Corte sono stati proiettati i video dei lavori di restauro e di allestimento che hanno portato alla realizzazione dei nuovi spazi aperti al pubblico.
Fruizione di un’area di oltre 12.000 mq
Spiega l’architetto Padricelli: “I lavori hanno consentito non soltanto di ripristinare le condizioni di sicurezza e funzionalità dei tetti del Palazzo ma anche di garantire l’accessibilità dei sottotetti attraverso il recupero di percorsi che consentono la fruizione inedita di un’area di oltre 12.000 mq. È stata inoltre restaurata la loggia ottocentesca del Belvedere con anche il recupero della terrazza di copertura che offre una vista a 360 gradi su tutta la città di grande suggestione”.
Epifani: “Piccolo gioiello che andava restituito al Palazzo”
Dichiara Mario Epifani: “Un piccolo gioiello che andava assolutamente restituito al Palazzo e ai suoi visitatori e dal quale si può ammirare non solo un panorama di incomparabile bellezza, ma anche il Giardino Pensile, con una visuale diversa, cogliendo il disegno dei marmi e delle fontane. Da settembre offriremo la possibilità di visitarlo con l’accompagnamento di guide, attraverso un itinerario esclusivo nei sottotetti, come quelli che offriamo già per il laboratorio di restauro, i depositi e il Giardino Pensile”.
Sangiuliano: “Viaggio nelle viscere della storia di Napoli e del suo modo d’essere capitale di un regno”
Commenta il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano: “Rileggere il divenire di Palazzo Reale nel tempo non è solo un riepilogo delle variazioni stilistico-architettoniche susseguitesi, bensì è un viaggio nelle viscere della storia di Napoli e del suo modo d’essere capitale di un regno. Auguro che la nuova prospettiva offerta da questa lodevole iniziativa culturale contribuisca ad ampliare l’orizzonte con cui si guarda alla meravigliosa realtà di questa città”.
Osanna: “Offerta culturale sempre più ampia, inclusiva e accessibile”
Afferma Massimo Osanna, Direttore generale Musei: “Le inaugurazioni confermano il successo delle politiche di valorizzazione del Palazzo Reale di Napoli, sempre più dinamiche, propositive e aperte alla città. La ricca programmazione di mostre e l’apertura di nuovi spazi e percorsi rappresentano buone pratiche in linea con gli obiettivi del Sistema museale nazionale, coordinato dalla Direzione generale Musei, nell’ottica di un’offerta culturale sempre più ampia, inclusiva e accessibile”.
Epifani: “Ricostruire l’identità di un luogo così stratificato”
Chiude Mario Epifani: “Il nostro obiettivo è quello di recuperare ogni traccia esistente della storia di Palazzo Reale e raccontarla al visitatore, per ricostruire l’identità di un luogo così stratificato. Il palazzo è diventato una sorta di hub culturale, luogo inclusivo e sede di attività non esclusivamente legate alla visita del museo. Anche grazie a questo nuovo spazio espositivo e di accoglienza, Il Cortile d’Onore diventerà una vera e propria agorà, quasi un pendant più raccolto di piazza del Plebiscito: un luogo di incontro e di eventi, aperto alla città”.
Info mostra. Apertura dalle ore 9:00 alle ore 20:00. Ultimo ingresso alle ore 19:00. Chiusura mercoledì.
Immagine in evidenza: foto di Emanuele Antonio Minerva – Ministero della Cultura.







