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Prato. Il Museo di Palazzo Pretorio compie dieci anni

da | 21 Apr 2024 | Turismo

Inaugurata la nuova sala espositiva. Dai depositi al museo: dipinti del Quattrocento e del Cinquecento

Dieci anni fa, era il 12 aprile del 2014, venne inaugurato, con una cerimonia ufficiale, il Museo del Palazzo Pretorio, dal 1912 sede del Museo Civico di Prato. Una conquista della città dopo un lungo e complesso restauro iniziato nel ’98 e molti progetti guidati da un unico obiettivo: un Museo interprete della contemporaneità di ogni tempo e sempre più inclusivo.
Allora per celebrare l’evento, dopo la grande esposizione dedicata all’”Officina pratese” che aveva finalmente acceso i riflettori sull’arte della città suscitando l’interesse dei critici e dei visitatori chiamati a riconoscere i tesori di Prato, spesso oscurati da quelli di Pistoia e soprattutto di Firenze, venne inaugurata una grande e importante mostra realizzata in collaborazione fra il Comune e la Diocesi, ovvero il potere civile e quello religioso. S ‘intitolava “Legati da una cintola. L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una citta”. Titolo quanto mai azzeccato che raccontava vicende e iconografia di una leggendaria e preziosissima reliquia mariana sulla quale la comunità pratese ha costruito buona parte della sua ricchezza. E’ una storia antica che affonda le radici nel Medioevo e che si tinge di leggenda. “Una cintola è poca cosa in sé, che non possiede proprietà speciali. Eppure in questo caso è rievocativa di antiche e ricche pagine di storia, che hanno coinvolto l’intera popolazione pratese”, scriveva in catalogo il vescovo di Prato Franco Agostinelli , riconoscendola come un prezioso riferimento morale, civico e religioso”, simbolo dell’identità cittadina, valido ancora oggi.

Alla rassegna si accompagnarono una serie di eventi collaterali e la possibilità di visitare la Cappella del Sacro Cingolo dove si conserva la cintura. Tre le chiavi per aprire il contenitore: due tenute dal Comune e una dalla Chiesa. La Cappella, chiusa da una cancellata in bronzo realizzata da Maso di Bartolomeo, è adornata da un ciclo di affreschi di Agnolo Daddi con le storie della Vergine e conserva la statua di marmo bianco della Madonna col Bambino di Giovanni Pisano.
Realizzata dopo il colpo di mano del magistrato civico che nel 1346 d’arbitrio trasferisce la reliquia dall’altar maggiore in fondo alla navata destra, la nuova cappella viene costruita a sinistra della navata centrale collegata  da un’intercapedine al pulpito per l’ostensione, che si trova a destra, realizzato da Donatello e Michelozzo.
Sono passati dieci anni dalla cerimonia ufficiale di apertura al pubblico del Museo della città che oggi propone una serie di eventi, performance e incontri, danza, laboratori, musica, incontri a tema che sottolineano la centralità del Museo nella vita culturale della città.
E presenta una nuova sala. “A dimostrazione che il Pretorio non è mai rimasto fermo : mostre, nuove sale, linguaggi inclusivi, un polo culturale autism friendly, sono la testimonianza di come l’arte sia capace di coinvolgere tutti con la sua bellezza e la sua capacità di comunicare.
Da oggi al primo piano si potranno ammirare opere del ‘400 e ‘500 provenienti dai depositi, grazie alla volontà di investire per valorizzare il patrimonio esistente”, dichiara Matteo Biffoni Sindaco del Comune di Prato. E grazie all’intervento di restauro sostenuto dal Lions club Prato Castello dell’Imperatore e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato.

Sono esposte nella nuova sala al primo piano, la zona recentemente restaurata dell’antico Monte dei Pegni, intitolata “Dai depositi al museo: dipinti del Quattrocento e del Cinquecento”. Tele e tavole in parte presentate in mostre temporanee, in parte in precedenti allestimenti, che ora trovano una collocazione adeguata allo loro qualità grazie all’ampliamento degli spazi restaurati per l’ultima mostra.
Sono diciassette dipinti del quattrocento e del cinquecento, molti non hanno attribuzioni certe o sono stati realizzati da maestri poco conosciuti. Facendole uscire dalla penombra dei depositi, sono ora a disposizione degli studiosi e dei ricercatori che potranno rintracciarne la storia. “Questa sala diventa dunque un luogo di studio, aperto a tutti”, spiega Rita Jacopino Direttrice del Museo di Palazzo Pretorio.
Alcuni dei dipinti del Quattrocento,, presentati in occasione di mostre temporanee, sono opera di artisti poco noti, ma offrono uno spaccato quanto mai interessante della temperie culturale delle tante botteghe che soprattutto a Firenze contribuivano a creare quella temperie culturale che favoriva lo sviluppo di temi e modi che risentivano dell’esempio degli artisti più affermati. Le botteghe che lavorano a contatto con i committenti contribuiscono a ripetere e diffondere modelli, ma anche ad aggiornare la tecnica e tramandare la professionalità.
Sono tavole dipinte che si rivolgono alla devozione privata, i cui autori rimangono in gran parte sconosciuti, ma sono la prova di una consolidata tradizione. Fra i pochi nomi certi, grazie a studi e ricerche che ne hanno ricostruito l’iter creativo, c’è quello di Tommaso di Piero Trombetto, un pittore documentato che aveva bottega a Prato, a cui si deve il perdurare del linguaggio di Filippino Lippi nel territorio. In mostra il bel tondo con la “Madonna con Bambino” che presenta un linguaggio ancora legato a modelli quattrocenteschi, mentre le “Sacre famiglie” , di poco successive, si esprimono già in un linguaggio cinquecentesco.

La terra di Prato che vive all’ombra della grande Firenze, dimostra grande vivacità rielaborando il linguaggio della dominante. I modelli degli artisti famosi del Cinquecento fanno scuola e se ne chiedono le repliche. Sono Raffaello e soprattutto Andrea del Sarto, considerato l’artista più copiato del periodo al quale Vasari riconosce il primato dell’invenzione, del disegno e del colorire e che Filippo Baldinucci considera “ il miglior pittore che abbia avuto la Toscana”. Gli artisti copiano i grandi come un omaggio al maestro, magari reinterpretandolo in modo originale.

Molti degli esemplari in mostra provengono dall’Ospedale della Misericordia e Dolce, testimonianza di una cultura periferica, ma attenta al sentire contemporaneo in cui prevalgono istanze devote che segnano la cultura artistica pratese dominata da Pierfrancesco Riccio, maggiordomo e segretario di Cosimo I de’ Medici, collegato all’ambiente fiorentino riformato e protettore di artisti come Zanobi Poggini e Giorgio Vasari benefattore dell’Ospedale della Misericordia.
Il Museo celebra il decennale proponendo anche un originale programma di eventi, performance, danza, laboratori, musica, incontri a tema e attività rivolte a pubblici diversi quasi a sottolineare la sua centralità nella vita culturale della città. Perdura il rapporto di collaborazione con le istituzioni tra cui si ricordano la Camerata strumentale con la Scuola di musica G. Verdi e con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e  Paesaggio soprattutto per la gestione del Mulino e degli scavi di Gonfienti.
Particolare attenzione è riservata ai giovani e al loro rapporto con la musica, il cinema, la letteratura attraverso il programma “Pretorio Young” che conduce alla scoperta del Museo in un percorso interattivo che lega l’arte alla musica. Dal 20 al 29 aprile, infine, “Pretorio APERTO – 10 anni 1000 sguardi” in collaborazione con la Fondazione Opera Santa Rita e i lavori di alcuni ragazzi con sindrome dello spettro autistico del Centro “Silvio Politano” ispirati alla collezione del Museo.

Prato è una città da scoprire. Non ci si può fermare alla prima impressione, ha molte sfaccettature sia dal punto di vista artistico come dimostra il Museo di Palazzo Pretorio illustrato dal bel catalogo edito da Giunti e il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, che dal punto di vista sociale. Una città che rischia di essere sottovalutata perché considerata solo sul versante produttivo. E’ vero, è stata per anni una vera e propria locomotiva economica con le sue aziende tessili e anche oggi il meccanotessile traina l’export. Ma è qualcosa di più. Città multietnica, con una consistente presenza cinese, è capace di reinventarsi ed è aperta al nuovo. Il distretto tessile più antico e più grande d’Europa si sta rinnovando all’insegna di rigenerazione e filosofia green. Non solo belle parole alla moda, ma progetti veri e propri come quello di Niccolò Cipriani che partendo dall’esperienza nel ’17 quando lavorava per un programma delle nazioni Unite, ha la possibilità di vedere da vicino in Vietnam gli effetti della sovrapproduzione dell’industria dell’abbigliamento, le montagne di scarti, di invenduto destinate all’inceneritore. Tornando a Prato, dove esiste una tradizione legata ai “cenciaioli”grazie a un crowdfunding, lancia“Rifò”, una startup, una linea di abbigliamento di fibre tessili che utilizza il cashmere rigenerato. Una produzione etica e senza sprechi. Innovazione e tradizione possono muoversi all’unisono.

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