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Raffaello e Correggio dai Musei Vaticani a Castel Gandolfo

da | 27 Mar 2024 | Turismo

Dopo la mostra inaugurata il febbraio scorso, in ricordo del bombardamento alleato della zona dei Castelli 80 anni fa, dedicata all’accoglienza della popolazione nei Sacri Palazzi durante l’ultima guerra, le Ville Pontificie continuano ad aprire le porte agli abitanti del luogo e ai fedeli che vengono da lontano orfani della presenza fisica del Papa a Castel Gandolfo dove i Pontefici erano soliti trascorrere le vacanze estive.
La politica di apertura del Palazzo Apostolico e delle Ville Pontificie ai visitatori si sostanzia in una serie di iniziative di valorizzazione delle residenze stesse e di ciò che è attorno in modo che siano a disposizione di tutti e che diventino un punto di riferimento culturale per il territorio. L’idea, alla cui realizzazione hanno collaborato in molti, è quella dar vita a un percorso punteggiato di opere estrapolate dalla ricchissima collezione dei Musei Vaticani che vengono esposte nel Palazzo Apostolico con un allestimento e un apparato didattico pensati espressamente per questa occasione. L’auspicio, si augura la direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta, sottolineando l’energia del Governatorato nel prendere l’iniziativa, è che il paesaggio unito alla bellezza dell’arte siano motivo di ulteriore apprezzamento per turisti e pellegrini. Un’offerta d’arte a livelli altissimi che potrà essere un riferimento per tutto il territorio.

Un capolavoro di Raffaello e uno di Correggio.
Il primo passo, in occasione della Settimana Santa, non potrebbe essere migliore: viene presentato un capolavoro di Raffaello e uno di Correggio. Due opere sublimi che ai Vaticani si ammirano da lontano, velocemente, visto il numero di persone che è sempre in attesa. Si vede Raffaello dopo Leonardo, Correggio accanto al Ghirlandaio, e via via di fretta cedendo il posto a chi sta dietro. Qui invece si potranno ammirare da vicino, con tutta calma e nei particolari, magari leggendo attentamente le ampie didascalie che li accompagnano, che ne raccontano la storia e ne svelano i segreti. L’iniziativa, la prima di una serie, segna l’avvio di un nuovo format espositivo ideato per portare “fuori porta” le collezioni papali, a Castel Gandolfo. Per più di un semestre turisti e pellegrini potranno vedere nella Sala dei Papi Raffaello e Correggio.

“Redentore in gloria” di Antonio Allegri, detto il Correggio
Il “Redentore in gloria” di Antonio Allegri, detto il Correggio dal luogo in cui è nato, è esposto con altri capolavori del Rinascimento italiano nella sala IX della Pinacoteca Vaticana. E’ un olio su tela di medie dimensioni che costituiva in origine la cimasa del cosiddetto Trittico dell’umanità di Cristo dipinto dall’artista intorno al 1525 per l’altar maggiore della chiesa di Santa Maria della Misericordia di Correggio. Dei pannelli laterali andati perduti si conservano copie alla Royal Collection di Windsor e in una collezione privata. Raffiguravano la”Madonna della Misericordia”. La scoperta con l’attribuzione certa al Correggio si deve all’ultimo restauro del 2011 condotto da Claudio Rossi de Gasperis presso il Laboratorio Restauro Dipinti e materiali lignei dei Musei Vaticani. E’ stata recuperata la tavolozza brillante e fredda tipica di Correggio, è riemersa la straordinaria abilità del maestro nel creare delicati passaggi tonali e sfumature di colore che si pongono in contrasto con la massima luce bianca che emana la ieratica figura di Cristo.
A lungo era stato ritenuto una copia di un dipinto andato perduto anche se di altissimo livello. Per la stessa chiesa l’artista aveva dipinto dieci anni prima i “Quattro santi” oggi al Metropolitan Museum di New York.
Una storia particolare quella di Correggio, un’ artista di grande talento, ma vissuto in un periodo di giganti come Raffaello che ne hanno oscurato la fama. “Il Redentore” è giunto ai Musei Vaticani, dopo numerosi passaggi di proprietà nel 1829 quando venne acquistata per 8mila scudi dal Governo Pontificio e sottoposto a un accurato restauro da parte di Vincenzo Camuccini.

“Pesca miracolosa”. l’arazzo più bello, di Raffaello
L’altro gioiello che esce dai Musei del Papa per andare a Castel Gandolfo è la “Pesca miracolosa”. l’arazzo che illustra l’episodio del Vangelo di Luca, il primo delle storie di Pietro. Considerato il più bello della serie di arazzi racconta la chiamata all’apostolato di Pietro e Andrea, umili pescatori di Galilea destinati a diventare, sono le parole di Gesù, ”pescatori di uomini”. Anche il corrispettivo cartone è tra i migliori dell’insieme. La scena che si staglia nitida nell’azzurro del mare rappresenta tutti i personaggi. La barca è ricolma di pesce, Giacomo e Giovanni faticosamente issano le reti, mentre il padre Zebedeo, raffigurato come un antico dio fluviale, trattiene la barca.

Fu papa Leone X Medici a legare il suo nome alla Cappella Sistina incaricando Raffaello di realizzare un ciclo di preziosi arazzi per decorare la parte inferiore della Cappella già abbellita sotto Sisto IV da alcuni dei maggiori artisti del Quattrocento e sotto Giulio II nella volta da Michelangelo. Per realizzare l‘impresa il papa si rivolge al grandissimo pittore e al più esperto e rinomato arazziere del tempo il brussellese Pieter Van Aelst che lavorava con lana, seta, fili d’oro e d’argento. Raffaello coadiuvato dai suoi allievi ideò i cartoni che vennero inviati nel 1515 alla bottega di Van Aelst. Nel 1519 giunsero a Roma sette dei dieci arazzi che furono esposti nella Cappella Sistina il 26 dicembre 1519 fra lo stupore e l’ammirazione generale. Gli ultimi tre giunsero nel 1521 prima della morte del pontefice che avverrà poco dopo.

Palazzo Papale di Castel Gandolfo
L’accesso a tutte le mostre in corso è gratuito ed è incluso nel biglietto d’ingresso al Palazzo Papale (visitabile con guida o autonomamente insieme al Giardino del Moro e al Giardino Segreto)

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