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“Castel Gandolfo 1944”. Apre la mostra nel Palazzo Papale di Castel Gandolfo.

da | 14 Feb 2024 | Turismo

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Racconta una pagina di storia poco conosciuta la mostra organizzata dalla direzione dei Musei Vaticani e dalla direzione delle Ville Pontificie, inaugurata il 10 febbraio nel Salone degli Svizzeri del Palazzo Papale di Castel Gandolfo.
Una pagina di storia molto intensa e commovente di una comunità colpita dalla guerra che riesce a sfuggire al pericolo trovando ospitalità per sé, la propria famiglia e i propri beni (mucche, asini, maiali), in un luogo che, essendo extraterritoriale in base ai Patti Lateranensi, non dovrebbe essere coinvolto nel conflitto.

 

La storia
Cosa era accaduto? Il 10 febbraio 1944 (giusto 80 anni fa), fra le nove e le dieci del mattino, 38 quadrimotori alleati sganciarono su Albano 432 bombe per un totale di quasi 98 tonnellate di esplosivo. Alcune andarono “fuori bersaglio” (si fa per dire) e colpirono la Villa estiva di Propaganda Fide e il parco circostante. L’edificio era affollato da profughi che si credevano al riparo dalle distruzioni della guerra. La devastazione era evidente anche se non venne conteggiato ufficialmente il numero dei morti che, comunque si calcola che siano stati almeno cinquecento.
Ad Albano il 1° febbraio si erano contati cento morti, venne colpito anche il convento delle Clarisse e delle Basiliane, il giorno dopo toccò a Marino ed ancora ad Albano e poi a seguire a più riprese Cisterna, Velletri, Lanuvio, Marino, Frascati, Genzano.
Già il 25 gennaio il direttore delle Ville Pontificie Emilio Bonomelli (che coordinò tutte le operazioni di accoglienza e gestione), aveva consentito che le persone che si erano ammassate davanti ai cancelli potessero entrare. Aprirono le porte la Villa di Propaganda Fide e il Palazzo Apostolico dove migliaia di giovani, vecchi e bambini si erano accampati ovunque, lungo le scale, nei saloni trasformati in dormitori.
Famiglie intere con bambini piccoli. Nella camera da letto del papa in quei mesi nacquero 36 bambini, fra cui due gemelli a cui i genitori diedero i nomi di Eugenio Pio e Pio Eugenio in onore di Papa Pacelli
Con le famiglie c’erano anche gli animali. In una lettera datata 31 gennaio ’44, in mostra, tale Garofolo Alberto chiedeva assistenza per due mucche, un maiale e un somaro, mettendo a disposizione il latte delle mucche lattifere e gli animali da macello.
L’Osservatore Romano della Domenica del 20 febbraio dedicò l’intera prima pagina al bombardamento del 10 febbraio, uno dei tanti che colpirono i Castelli. Ai primi di febbraio i rifugiati nel territorio pontificio e nelle sue adiacenze (la Villa estiva di Propaganda Fide) erano oltre dodicimila: quelli di Castel Gandolfo erano ospitati nel Palazzo Apostolico, quelli di Albano nella Villa di Propaganda, altri si sistemarono come potevano in baraccopoli e tendopoli nei giardini.
Nasce così un’improvvisata “città di profughi” a cui bisogna provvedere. Nel pianterreno della Villa di Propaganda Fide viene impiantata una infermeria femminile, a Palazzo Barberini – dove si è trasferito l’Ospedale di Albano con le suore e tutto il personale di assistenza, una infermeria maschile, nel Palazzo Apostolico una sala maternità.
L’insediamento del Quartier Generale del Feldmaresciallo Kesserling a Frascati e il distaccamento di numerose postazioni tedesche nei Castelli Romani fece sì che questa zona, soprattutto dopo lo sbarco anglo-americano di Anzio (22 gennaio ’44), diventasse il teatro delle operazioni belliche alleate che miravano a liberare Roma che il 19 luglio del ’43 aveva subito il primo bombardamento e il 14 agosto del ’43 dal governo italiano era stata dichiarata “Roma città aperta”.
E’ del 2 marzo del’44 il discorso di Pio XII ai profughi di guerra. Quindi man mano lo sfollamento graduale delle Ville Pontificie verso Roma e altri comuni del Lazio, Umbria, Marche con l’assistenza della futura Commissione presieduta da mons. Ferdinando Baldelli.
Il 4 giugno del’44 gli anglo-americani entrano a Castel Gandolfo e cambia il cartello bilingue italiano e tedesco sul portone del Palazzo Papale, ora in Italiano e inglese.

La mostra
La mostra racconta con immagini, filmati, ricostruzioni, documenti originali una storia di umanità e di speranza come migliaia di sfollati siano stati accolti, nutriti e rassicurati dentro le mura di quei palazzi che con i Trattati Lateranensi erano a tutti gli effetti territori della Santa Sede, neutrali al conflitto bellico che dilaniava l’Europa, ma partecipi del dolore e della drammaticità del periodo, ricorda Barbara Jatta direttrice dei Musei Vaticani.
La mostra è curata da Luca Carbone che da “semplice archivista” ha passato in rassegna la documentazione esistente nei ricchissimi Archivi Vaticani. “Bianche e tacite case dei morti” come sosteneva Benedetto Croce o traccia indispensabile per riflettere sul nostro passato? Specchio della burocrazia di un’epoca o documenti di vita? Forse entrambe le cose, l’una che spiega l’altra e viceversa.
Racconta una storia di guerra e di pace ritrovata. “Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra” disse inascoltato Papa Pio XII nel radiomessaggio del 24 agosto del ’39. Mai tanto attuale come in questo momento.

Info: Palazzo Papale di Castel Gandolfo
Orario apertura: quello del Palazzo Papale
Accesso gratuito incluso nel biglietto d’ingresso al Palazzo Papale
Dal 10 febbraio

 

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