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Vittorio Sgarbi annuncia le sue dimissioni da Sottosegretario alla Cultura

da | 3 Feb 2024 | Arte e Cultura, Persone e Carriere

La decisione è stata presa dopo la decisione di incompatibilità da parte dell’Antitrust

 

“Mi dimetto con effetto immediato”. Queste le parole che ha pronunciato Vittorio Sgarbi in relazione al suo incarico di Sottosegretario alla Cultura dal palco dell’evento ‘La ripartenza’, organizzato da Nicola Porro a Milano. La decisione sembra essere stata presa dopo la notifica dell’Antitrust che dichiara l’incompatibilità tra le attività del critico d’arte e la sua carica al Governo. Intanto, nei giorni scorsi il sindaco di Possagno (Treviso), Valerio Favero, ha annunciato di non rinnovare per il 2024 l’incarico a Sgarbi come presidente della Fondazione Canova.

Da un palco, Vittorio Sgarbi annuncia le sue dimissioni

Dal palco dell’evento ‘La ripartenza’, con al timone Nicola Porro, venerdì 2 febbraio Vittorio Sgarbi ha annunciato le sue dimissioni da Sottosegretario alla Cultura: “Vorrei iniziare questo discorso riprendendo la mia ripartenza e la mia libertà. È bene che in questa occasione io per evitare il conflitto d’interessi, che sarebbe la stessa conferenza che sto facendo,  secondo l’avviso dell’Antitrust, vorrei annunciare le mie dimissioni da Sottosegretario alla Cultura”.

Sgarbi: “Mi dimetto con effetto immediato”

Ancora sottolinea Sgarbi: “Secondo l’Antitrust io non potrei parlare di arte, non dovrei occuparmi di arte, dovrei essere un Sottosegretario che si occupa di funzioni, peraltro anche limitate. Io non faccio più il professore, non faccio di mestiere il presentatore di libri, l’uomo di teatro. Faccio spettacoli, racconti. La legge consente che io attraverso il TAR indichi che non può essere in conflitto d’interessi chi non ha una professione. Io ho fatto occasionalmente, le occasioni possono anche essere quotidiane, conferenze come queste”.

Prosegue Sgarbi: “Questa conferenza – secondo quello che l’Antitrust mi ha inviato – sarebbe incompatibile, illecita, fuori legge. Quindi per evitare che tutti voi siate complici di un reato, io parlo da questo momento libero del mio mandato di Sottosegretario. Io da questo momento sono Vittorio Sgarbi e basta, come sono sempre stato. Io sono Sgarbi e non voglio essere Sottosegretario. Mi dimetto con effetto immediato”.

Il procedimento dell’Antitrust

Vittorio Sgarbi si riferisce a un procedimento avviato dall’Antitrust alla fine dell’ottobre 2023 per – come si legge nei documenti – “violazione dell’articolo 2, comma 1, lettera d) della legge 20 luglio 2004, n. 215, con riferimento alle attività professionali dallo stesso esercitate”. Per la legge un titolare di carica del Governo non può esercitare attività professionali o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di Governo, durante lo svolgimento dell’incarico.

Il divieto riguarda attività di qualsiasi natura, anche gratuite, a favore di soggetti pubblici o privati. Nella delibera di avvio del procedimento si legge che “dalle prime evidenze emergono elementi dai quali si evince che le attività sopra richiamate siano state effettivamente prestate; le attività oggetto di segnalazione, se confermate, appaiono connesse con la carica di governo, nonché svolte in maniera né marginale, né occasionale”, in contrasto con la normativa. Inoltre, a novembre 2023, il procedimento è stato ampliato “con riferimento alle attività di offerta al pubblico di prodotti editoriali”.

Probabile ricorso alla decisione dell’Antitrust

La decisione era prevista per la metà di febbraio, ma dalle parole di Vittorio Sgarbi all’evento e come dichiara lo stesso Sgarbi al Corriere della Sera, il noto critico ha già ricevuto il documento con la decisone negativa dell’Antitrust, contro la quale probabilmente presenterà ricorso al TAR.

Le segnalazioni anonime inviate dal Ministro alla Cultura all’Antitrust

Ma quali sono le origini della vicenda legata all’Antitrust? Tutto nasce con due lettere anonime – che in realtà dopo le inchieste della testata ‘Il fatto quotidiano’ e la trasmissione ‘Report’ ora avrebbero un nome e un cognome – finite tra le mani del Ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano, il quale le ha spedite all’Antitrust, che le ha accolte. In queste lettere, come Sgarbi riferisce al Corriere, sono state indicate una serie di conferenze svolte dal critico mentre era già Sottosegretario. Attività per le quali lo stesso Sgarbi sottolinea al Corriere di aver ricevuto compensi che si aggirerebbero attorno ai 200mila euro, ma – sottolinea Sgarbi  al Corriere – “tutti fatturati e regolarmente denunciati”.

Sgarbi a Sangiuliano: “Uomini con dignità non accolgono lettere anonime”

Il fatto che Sangiuliano abbia segnalato il suo Sottosegretario alla Cultura all’Antitrust non è stato gradito da Sgarbi, che nei suoi post sui suoi profili Facebook attacca il Ministro: “Con il ministro Gennaro Sangiuliano non ci parliamo dal 23 ottobre, quando mi ha dato la delega per andare a occuparmi della Garisenda. Non potevo sentire una persona che riceve una lettera anonima e la manda all’Antitrust. Le lettere anonime si buttano via, gli uomini che hanno dignità non accolgono lettere anonime. L’Antitrust ha ritenuto le indicazioni di lettere anonime come delle indicazioni credibili e ha dichiarato l’incompatibilità. Il ministro Sangiuliano ha compreso la lettera anonima, ha ritenuto che fosse degna e ha avuto ragione, mi compiaccio con lui.  Lui rimane ministro e io solo Sgarbi”.
Ancora: “La procedura che avrei usato io è: uno riceve una lettera anonima, chiami la persona che lavora con te e gli chiedi cosa c’è di vero. Nel senso che le lettere anonime criminalizzano atti come le mie conferenze. Uomini con dignità non accolgono lettere anonime”.

Vittorio Sgarbi ai Giornalisti: “Mi scuso. Non ho volontà di morte per nessuno”

Dal palco dell’evento, Vittorio Sgarbi si scusa anche con i giornalisti: “Io sono noto per le mie imprecazioni, per le capre, non ho alcuna volontà di crudeltà e di morte per nessuno. Mi scuso con i giornalisti che si sentono in pericolo di morte. Mi scuso perché in una trasmissione che è stata particolarmente cruda ma che era una trasmissione per un’intervista non autorizzata, non voluta, in cui non ho dato alcuna liberatoria a un certo punto, non essendo un’intervista, io ho fatto imprecazioni ma le imprecazioni sono sembrate anche a qualche giornalista offensive. Io ritiro il mio augurio di morte, mi scuso di averlo pensato e non sono più neanche Sottosegretario. Quindi da ora in avanti augurerò la morte senza essere responsabile di essere Sottosegretario”.

L’augurio di morte a un giornalista di ‘Report’

Sgarbi si riferisce a un episodio andato in onda su ‘Report’ domenica 28 gennaio. Dopo la questione  della tela attribuita al pittore Rutilio Manetti – simile tranne che per un dettaglio a un quadro trafugato da un castello anni fa – ‘Report’ ha mandato in onda un servizio su una presunta esportazione illecita di un dipinto che sarebbe attribuibile a Valentin de Boulogne, su cui sta indagando la Procura di Imperia. Quando il giornalista ha posto le sue domande a Sgarbi, il critico d’arte ha detto al giornalista: “Se lei muore in un incidente stradale io sono contento, mi auguro che lei abbia un incidente stradale e si schianti”. Parole chiaramente fuori luogo, per le quali le scuse di Sgarbi erano dovute.

Sgarbi: “Io oggetto di una persecuzione mediatica”

Vittorio Sgarbi ha ribadito, sempre tramite social, ciò che ha più volte dichiarato: “Sono oggetto di una persecuzione mediatica evidente, con ricostruzioni inesistenti su questa supposta incompatibilità”. Prosegue: “E anche trasmissioni televisive con ricostruzioni inverosimili su dipinti acquistati, come se uno fosse colpevole di acquistare dipinti. Su questo c’è stata un’azione precisa per portarmi alle dimissioni”.

Il ringraziamento alla Meloni

La mozione presentata alla Camera dal Movimento 5 Stelle, Partito democratico e Alleanza Verdi e Sinistra in merito alla revoca dell’incarico a Vittorio Sgarbi era stata rinviata al 15 febbraio per essere sottoposta a votazione sembra oramai non avere più senso. Sui social Sgarbi scrive: “Ho detto che mi sarei dimesso, e lo faccio, quando l’organo preposto avesse riconosciuto l’incompatibilità. Ringrazio il governo e in particolare la Meloni di non avermi chiesto niente, neanche queste dimissioni, e di avere detto di aspettare l’indicazione dell’Antitrust. L’indicazione è arrivata, si può impugnare, ma è arrivata. A questo punto mi tolgo di scena. Ringrazio Meloni e i colleghi di governo, perché non hanno chiesto un’anticipazione”.

Sgarbi non è più presidente della Fondazione Canova

In attesa di aggiornamenti, resta però da citare anche il fatto che a Vittorio Sgarbi non è stato rinnovato il mandato come presidente della Fondazione Canova di Possagno (Treviso) per il 2024. La Fondazione Canova si occupa di conservare le opere di Antonio Canova attraverso custodia e restauri e di organizzare mostre e convegni sull’importante artista. I componenti del Consiglio di Amministrazione sono nominati con decreto sindacale dal sindaco del Comune di Possagno e restano in carica per la durata del Consiglio comunale, svolgendo l’incarico a titolo gratuito. Il CdA, di cui appunto Sgarbi era presidente,  doveva già essere rinnovato nel 2022 ma è stato prorogato fino al 2023, in modo da portare a termine le attività in programma per il bicentenario della morte dello scultore.

La reazione di Sgarbi

Il sindaco di Possagno, Valerio Favero, ha annunciato nei giorni scorsi il rinnovo del Consiglio di Amministrazione e il fatto che Sgarbi non sarebbe più stato presidente della Fondazione nel 2024. Il primo cittadino alle varie testate giornalistiche ha dichiarato che la decisione era stata presa in precedenza rispetto alle vicende giudiziarie e che l’augurio di morte a un giornalista non c’entra con la decisione, sebbene gli ultimi fatti televisivi abbiano comunque avuto un peso. Di contro, Vittorio Sgarbi annuncia a sua volta le sue dimissioni immediate anche da presidente del Comitato nazionale istituito per il bicentenario della morte di Canova. Ai microfoni di Antenna Tre Sgarbi commenta: “Non metterò più piede a Possagno, il mio rapporto con Canova finisce qua. Io avrei potuto in qualche modo essere utile, non sarò più utile”. E ancora: “Sono convinto della mancanza di rispetto e di riconoscenza da parte di quelli per cui hai fatto tutto gratis”.

Immagine in evidenza tratta dal video dell’evento ‘La ripartenza’ di Nicola Porro

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