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Pompei, dal 3 gennaio aperte le visite alla nuova area della Regio lX

da | 4 Gen 2024 | Archeologia, Conservazione e Tutela

Dal 3 gennaio il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX – uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il sito – apre le visite al pubblico.

Guidate dal personale del cantiere e prenotabili telefonicamente, le visite alla Regio IX di Pompei si concentreranno sui nuovi ambienti e reperti portati alla luce in questi mesi, nonché sulle attività in corso di archeologi e restauratori. Inclusi anche i dettagli delle tecniche di indagine e il recupero integrale del potenziale informativo della stratigrafia attraverso indagini scientifiche multidisciplinari. Le indagini sono iniziate a febbraio 2023, in un’area estesa per circa 3.200 mq, quasi un intero isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio. L’apertura del sito si colloca in un progetto più articolato che mira a risolvere i problemi idrogeologici e conservativi dei fronti di scavo, ovvero il confine tra la parte scavata e quella inesplorata della città antica, la quale ammonta a circa 22 ettari di isolati e case ancora sepolti sotto lapilli e cenere. Quasi un terzo dell’abitato antico. Lo scavo di quest’area, lungo via di Nola, fu iniziato nel 1888 ma ben presto interrotto. Dopo più di un secolo è stato ripreso portando alla luce due case ad atrio, già parzialmente individuate nell’Ottocento, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in officine produttive. Si tratta di una “fullonica”, ovvero di una lavanderia impiantata nell’atrio dell’abitazione al civico 2, con banconi da lavoro e vasche per lavaggio e tintura degli abiti, e di un panificio con il forno, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei prodotti alimentari da distribuire in città. In questi ultimi ambienti citati sono affiorati i resti ossei di tre vittime dell’eruzione vulcanica, presumibilmente tre abitanti di Pompei che si erano rifugiati in cerca di un riparo, ma che invece hanno trovato la morte sotto i crolli dei solai. E’ interessante notare come nei locali del panificio è presente l’eccezionale affresco di una natura morta, raffigurante una focaccia che ricorda la “pizza” dei nostri giorni – raffigurante una focaccia di forma piatta che funge da supporto per frutti vari (individuabili un melograno e forse un dattero), condita forse con spezie o forse con un tipo di pesto (moretum in latino), indicato da puntini color giallastro e ocra. Sullo stesso vassoio, frutta secca e una ghirlanda di corbezzoli gialli, accanto a datteri e melograni. Questo genere di immagini, era noto in antichità con il nome xenia, e prendeva spunto dai “doni ospitali” che si offrivano agli ospiti secondo una tradizione greca, risalente al periodo ellenistico (III-I secolo a.C.).

Una serie di valutazione e soprattutto attente osservazioni ha portato a prendere atto che, all’epoca in cui questi ambienti venivano vissuti, le persone impiegate nei lavori, così come gli asini usati per macinare il grano necessario a produrre il pane, erano rinchiusi e sfruttati in condizioni di schiavitù. L’ ambiente emerso si presenta angusto e senza affaccio esterno, con piccole finestre con grate in ferro per il passaggio della luce. E nel pavimento intagli per coordinare il movimento degli animali, costretti a girare per ore con occhi bendati. Si può parlare quindi di condizioni al limite, in quanto a rispetto della dignità umana e della dignità animale. A tal proposito, queste sono le parole di Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei: “Siamo di fronte al lato più sconvolgente della schiavitù antica, dove ci si riduceva alla bruta violenza, impressione pienamente confermata dalla chiusura delle poche finestre con grate di ferro”. Per quanto concerne le visite che prendono il via, queste si terranno dal lunedì al venerdì alle ore 11:00. Sono proposte in italiano e in inglese, e avranno una durata complessiva di 45 minuti.

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