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Marmi del Partenone: si inasprisce la disputa tra Atene e Londra

da | 5 Dic 2023 | Arte e Cultura

Rubati sottolinea Atene. Acquistati legalmente, ribatte Londra. Salta all’ultimo minuto l’incontro tra Sunak e Mitsotakis.

Si è riacceso lo scontro tra Regno Unito e Grecia sulla questione di alcune statue e parti del fregio del tempio del Partenone, esposte al British Museum.
La disputa tra Londra e Atene è tornata al centro del dibattito dopo che il premier britannico Rishi Sunak, ha cancellato all’ultimo secondo un incontro con il suo omologo greco, Kyriakos Mitsotakis, che aveva rilasciato un’intervista alla Bbc chiedendo la restituzione dei Marmi di Elgin.

La vicenda

È una storia che va avanti da più di 200 anni: mentre il Regno Unito sostiene che i marmi siano stati regolarmente acquistati, i greci ritengono che si tratti di un tesoro saccheggiato, e che in quanto tale dovrebbe essere restituito.
I marmi facevano parte di un fregio che decorava l’antico tempio sull’Acropoli della capitale greca. Queste opere costituivano circa la metà del fregio di 160 metri del Partenone, ritenuto uno dei più grandi monumenti culturali del mondo. Le sculture sono considerate un simbolo di libertà in Grecia, dove sono conosciute come i “Marmi del Partenone”.
Nel Regno Unito il tesoro d’arte è noto invece come “Marmi di Elgin”. Il nome spiega il conflitto: fu il diplomatico britannico Lord Elgin che, all’inizio del XIX secolo, fece smontare e portare in Inghilterra le lastre di marmo.
Il conte di Elgin affermò di aver ricevuto il permesso dall’Impero Ottomano stesso, e di averlo richiesto per proteggere le opere dall’incuria in cui temeva sarebbero stati tenuti.
Dopo averli conservati per 10 anni, fu lo stesso Elgin poi a vendere le opere al governo britannico nel 1816 per la somma di 35mila sterline.
È dal 1832, quando la Grecia ottenne l’indipendenza dall’Impero Ottomano, che Atene prova a recuperare le sculture e le altre opere d’arte sottratte al Paese.

‘È come tagliare la Gioconda a metà’

Negli ultimi mesi i colloqui tra i due Paesi sembravano procedere abbastanza bene, soprattutto per via dell’atteggiamento aperturista del Regno Unito. Diversi articoli pubblicati da testate generalmente affidabili come Bloomberg avevano parlato di una contrattazione vicina alla conclusione e relativa a un prestito a breve termine.
I negoziati però hanno subito un brusco rallentamento a fine novembre, quando il primo ministro greco è tornato a parlare pubblicamente delle trattative per la restituzione dei marmi mostrando una certa insofferenza: “Non abbiamo fatto i progressi sperati, è come se ti dicessi di tagliare la Gioconda a metà, e di esporla per metà al Louvre e per metà al British Museum. Pensi che i tuoi spettatori ne apprezzerebbero comunque la bellezza? Ebbene, questo è esattamente ciò che è successo con i marmi del Partenone”.
Neanche la prospettiva di un prestito a lungo termine, emersa nei giorni scorsi, sembra favorire la riconciliazione. Accettando un prestito permanente, infatti, la Grecia riconoscerebbe i termini del museo britannico, ovvero che l’acquisto, nel 1816, fu legale.

La disputa tra Roma e Berlino

Se quello tra Londra e Atene resta un nodo difficile da sciogliere, di certo non è l’unico. Roma e Berlino sono infatti al centro di una polemica dai risvolti molto simili.
Ad essere contesa è, in questo caso, la più preziosa copia romana del bronzo di Mirone, conservata a Roma a Palazzo Massimo.
Tuttavia, mentre il Discobolo è lì, dal II secolo dopo Cristo, concentrato nel suo gesto perfetto, Italia e Germania dibattono su dove debba essere esposto.
Tornata a Roma nel 1948, la statua era stata venduta alla Germania perché il führer sosteneva rappresentasse la perfezione dell’estetica ariana. Per l’Italia si tratta di un’opera d’arte trafugata. Regolare acquisto, invece, per i tedeschi che la reclamano.
Insomma, che si tratti dei marmi del Partenone o della copia marmorea della scultura di Mirone, al momento un accordo sembra lontano.

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