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La Necropoli della Via Triumphalis. L’affascinante percorso “Vita e morte nella Roma dei Cesari”

da | 23 Nov 2023 | Archeologia, Arte e Cultura

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Quasi non si vede, nascosto fra le Mura Vaticane, il nuovo ingresso alla Necropoli della Via Triumphalis. L’accesso al sito archeologico è possibile ora direttamente da piazza Risorgimento, dal varco Porta di Santa Rosa, l’ingresso monumentale alla Città del Vaticano realizzato nel 2006 dallo scultore Gino Giannetti. Una volta spalancato l’ampio portone grande è la sorpresa. Sembra di entrate solo in un ampio garage pieno di macchine in sosta del personale. E in effetti è anche questo, ma fatti pochi passi subito s’intravvede la necropoli percorsa da scale, passerelle che scavalcano i resti delle innumerevoli tombe su vari livelli, addossate l’una all’altra. Uno scorcio d’insieme di grande effetto che stupisce e commuove.

Il nuovo ingresso e la visita
Con l’apertura della Porta di Santa Rosa la necropoli che fin’ora si poteva visitare solamente abbinandola ai Musei Vaticani, può essere vista separatamente da questi con un accesso indipendente ed esclusivo aperto non solo ai gruppi ma anche ai singoli visitatori a partire dal 17 novembre. Per ora le visite alla scoperta dell’affascinante percorso “Vita e morte nella Roma dei Cesari” sono previste nelle giornate di venerdì pomeriggio e sabato intera giornata. La prenotazione avviene solo ed esclusivamente on line sul sito ufficiale dei Musei Vaticani. Si tratta di una visita guidata alla sola necropoli. Ma è sempre possibile, avendo tempo, combinarla con la visita ai Giardini Vaticani o agli stessi Musei Vaticani come prima.

La storia
La Via Triumphalis (il nome probabilmente risale alla vittoria di Furio Camillo nel 396 a. C. sulla città di Veio al quale fu concesso il trionfo proprio sulla strada che da Veio portava al Colle del Campidoglio), è una delle più importanti necropoli dell’antica Roma. La città dei defunti, perché la legge romana vietava di cremare e seppellire i defunti all’interno della città per ragioni di sicurezza e di igiene. Si trovava a ridosso delle pendici nord-orientali del Colle Vaticano lungo l’antica consolare Triumphalis. Si tratta di un’area molto vasta in cui ci sono sepolture che vanno dal I al IV secolo d. C. In età romana il Vaticano, sulla sponda etrusca del Tevere, era fuori dalla città. Famoso solo per le cave di argilla, ospitava grandi parchi privati e pubblici. Dove Caligola costruì il Circo e Nerone martirizzò i cristiani accusandoli dell’incendio di Roma del 64, dove Adriano costruì il suo mausoleo. E come in tutte le zone periferiche anche lungo la Via Triumphalis, la via scoscesa che conduceva a Veio (oggi Isola Farnese), sorgevano tombe di varia tipologia. Così come anche lungo la via Cornelia – Aurelia che conduceva a Caere (oggi Cerveteri) costeggiata di tombe, molte delle quali sono state scoperte nell’area della Città del Vaticano.

Le indagini archeologiche
L’indagine è cominciata negli anni Cinquanta in occasione dei lavori per la realizzazione dell’Autoparco ed è proseguita nel tempo, anche grazie ai finanziamenti dei Patrons che hanno contribuito anche alle passerelle, all’illuminazione, agli apparati didattici. Nel 2003, durante la costruzione del parcheggio, è stato messo in luce, il settore denominato Santa Rosa, nell’area del piazzale omonimo dove sono stati trovati edifici sepolcrali di diverse tipologie e tombe singole, sia per inumazione che incenerazione . Successivamente, negli anni 2009 – 2011, sono stati messi in luce una sequenza di strati di terreno sovrapposti, nel 2013 l’apertura al pubblico dell’ampliamento dell’area archeologica con un nuovo percorso di visita e un nuovo allestimento, oggi infine l’ingresso indipendente a piazza Risorgimento.
Le due aree cimiteriali dell’Autoparco e di S. Rosa, insieme ai vicini settori della Galea e dell’Annona, costituiscono parte del grande sepolcreto disposto lungo la via Triumphalis che insieme a quello lungo la Via Cornelia, si visita negli scavi sotto la Basilica di San Pietro, dove si trova la tomba del Principe degli Apostoli. Sono fra le più complete documentazioni della Roma di età imperiale.
Lo scavo ha portato alla luce un’area nella quale è stata sepolta gente di classe medio – bassa, schiavi, liberti, artigiani. “Una vera rarità”, dice Giandomenico Spinola, vicedirettore dei Musei Vaticani. Ma anche, nell’ultimo periodo persone più benestanti. Quando magari la gente che disponeva di un po’ di denaro acquistava le tombe più povere, abbandonate, riutilizzandole per sé e la propria famiglia. E’ del tutto naturale, quindi, che ci siano anche sarcofagi e mosaici di pregio. La maggior parte delle tombe, in ottimo stato di conservazione, è databile fra l’epoca di Augusto e quella di Costantino, tra la fine del I sec. a. C. e gli inizi del IV sec. d. C. L’area conserva oltre duecento sepolture individuali e quaranta edifici sepolcrali di pregio con pavimenti in mosaico. Tombe che presentano decorazioni ad affresco, a stucco con bassorilievi, lucerne, oggetti per le offerte ai defunti, fori per appendere le ghirlande dei fiori. Talvolta l’epigrafe riferisce anche il luogo d’origine, il mestiere del defunto. Molto interessante il sarcofago del giovane equites Publius Caesilius Victorinus (270 -290 d.C.) che presenta la figura di un’orante accanto a un albero con sopra un uccello. Un’iconografia che ha fatto pensare a un ambito cristiano, anche se è precedente all’Editto di Milano del 313 d. C.
Fra le tombe si distingue quella di Alcimus schiavo di Nerone, addetto alla manutenzione delle scene del Teatro di Pompeo. Sulla sua stele viene raffigurato con scalpello, compasso e squadra, i ferri del mestiere. Una piccola statua in marmo di un uomo addormentato rappresenta un servo lanternario che aspetta il suo padrone per accompagnarlo a casa al lume di lucerna.
Sempre commoventi le sepolture dei bambini. Come la tomba di un fanciullo di un anno e mezzo sepolto con un uovo, simbolo della rinascita dopo la morte in cui sembrano credere i genitori.
Un altro bambino si rivolge ai passanti augurando loro una vita più felice della sua. Particolare la storia di un altro bambino Tiberius Natronius Venustus vissuto 4 anni, 4 mesi e dieci giorni dallo sguardi triste. Il bellissimo ritratto però non era stato realizzato per la sua tomba, ma forse scolpito accanto ai suoi genitori poco prima della sua morte .
Orario apertura Necropoli via Trumphalis: da lunedì al sabato dalle 9.00 alle 18.00 (ultimo ingresso 16.oo). Ogni ultima domenica del mese dalle 9.00 alle 14.00.

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