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Taormina, svelato l’enigma dell’iscrizione di Paternus

da | 8 Giu 2023 | Archeologia, Arte e Cultura

L’archeologia siciliana continua a regalare sorprese. È il caso del Teatro Antico di Taormina dove, restaurando alcuni reperti custoditi nei magazzini o che giacevano sparsi per il sito archeologico, è stato svelato l’enigma dell’iscrizione di Paternus, segnalata nell’800 ma in maniera scorretta e poi addirittura ritenuta smarrita.
Il ritrovamento consente di ricostruire il periodo esatto della grande ristrutturazione ed ampliamento del teatro. L’iscrizione riporta, infatti, una data precisa: il 108 dopo Cristo.
“Dal punto di vista scientifico si tratta di una scoperta molto rilevante” ha dichiarato l’archeologo e saggista Dario Barbera, nativo di Taormina. “È l’iscrizione più importante dell’età imperiale, l’unica che riporta una data precisa che ci consente quindi di datare meglio la grande ristrutturazione del secondo secolo. Questa scoperta andrà studiata in modo approfondito, essere pubblicata su una rivista scientifica ma ci apre da ora una nuova prospettiva sull’inquadramento storico e cronologico” del monumento.

La scoperta

Inizialmente, si credeva che questa iscrizione fosse un’epigrafe in onore di Paternus; era, invece, una precisa inventariazione, con il nome dell’amministratore della cava, Paternus appunto, e la data di estrazione del blocco di pietra che è in una varietà preziosissima di marmo: il marmor luculleum. Si tratta di una breccia cavata in Asia Minore a Teos, Smirne, e solcata da raffinatissime venature di vari colori, anche verde scuro. Uno dei primi marmi colorati a essere usato dai romani che ereditarono dal mondo ellenistico la passione per i materiali lussuosi e variegati.
Il blocco sul quale appare l’iscrizione aveva la forma a gradini e doveva evidentemente essere poi tagliato in lastre per abbellire le pareti dell’edificio scenico del teatro.

 

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