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Pompei, ricostruito il carro cerimoniale di duemila anni fa. Sarà esposto al Museo Nazionale Romano

da | 30 Apr 2023 | Archeologia, Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Il carro cerimoniale con il lussuoso rivestimento in bronzo e le decorazioni in argento, costruito duemila anni fa e rinvenuto nel 2021 in una villa suburbana a Civita Giuliana, località a nord dell’antica città di Pompei, è stato restaurato in ogni suo pezzo e assemblato con un’operazione che non ha precedenti e sarà fruibile nell’ambito della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi”, in programma dal 4 maggio al 30 luglio 2023 al Museo Nazionale Romano.

Un Protocollo contro gli scavi clandestini

Nata nel 2017 dalla collaborazione tra la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e il Parco archeologico di Pompei,  l’attività di scavo nell’area di Civita Giuliana ha consentito la restituzione al pubblico di ambienti e reperti di grande valore dal punto di vista storico e scientifico: dal rinvenimento di una stalla con i resti di alcuni esemplari equini, tra cui un cavallo bardato di cui è stato possibile realizzare il primo calco in assoluto, alla stanza degli schiavi e al carro cerimoniale nel quartiere servile della villa; ai calchi di due vittime dell’eruzione nel settore residenziale.
La villa suburbana già in parte individuata e indagata agli inizi del ‘900, aveva attirato l’attenzione dei tombaroli che avevano avviato una serie di scavi clandestini. Per questo, nel 2019 è stato firmato un Protocollo d’intesa per la legalità tra le istituzioni teso al contrasto delle operazioni illecite e del depredamento del patrimonio archeologico nel territorio vesuviano.
“Il carro, oltre al suo valore scientifico, costituisce il simbolo di un processo virtuoso di legalità, tutela e valorizzazione non solo dei singoli reperti, ma di tutto il territorio vesuviano. – ha dichiarato Gabriel Zuchtriegel, attuale Direttore del Parco – Quell’attività ha dato avvio a operazioni di esproprio di strutture illecite, per consentire di proseguire l’indagine e ha visto più enti collaborare per un intento univoco. Oltre alla Procura e ai Carabinieri, anche il Comune di Pompei, ha dato la sua disponibilità nella gestione della viabilità urbana inevitabilmente compromessa dal prosieguo dello scavo. L’esposizione dei preziosi reperti è un punto di partenza verso l’obiettivo più ambizioso di rendere presto fruibile l’intera villa al pubblico”.

Un unicum in Italia

Il grande carro cerimoniale a quattro ruote, con i suoi elementi in ferro, le bellissime decorazioni in bronzo e argento con raffigurazioni erotiche, i resti lignei mineralizzati, le impronte degli elementi organici (dalle corde a resti di decorazioni vegetali), costituisce un “vero e proprio unicum in Italia non solo per il livello di conservazione, in quanto sono emerse le singole decorazioni e l’intera struttura del veicolo, ma anche perché non si configurava come carro da trasporto per i prodotti agricoli o per le attività della vita quotidiana, già attestati sia a Pompei che a Stabia. Il carro è identificabile come un pilentum, un veicolo usato nel mondo romano dalle èlites, per cerimonie e in particolare per accompagnare la sposa nella nuova casa” si legge nel comunicato.
“La scoperta all’epoca dello scavo fu eccezionale per le informazioni che rivelava per la tipologia di veicoli di trasporto, di tipo cerimoniale, che non trovava confronti in Italia con simili reperti. Un carro simile era stato ritrovato anni fa in Grecia, nei luoghi dell’antica Tracia, in una tomba appartenuta a una famiglia di alto rango, ma lasciato in situ. Questa è invece la prima volta al mondo che un pilentum viene ricostruito e studiato” ha dichiarato il Direttore generale dei Musei, Massimo Osanna, sotto la cui Direzione del Parco di Pompei si sono avviate nel 2018 tutte le attività e la firma del protocollo d’Intesa con la Procura.
“Questa è un’autentica perla che dimostra ancor più, ove ve ne fosse bisogno, l’unicità del nostro patrimonio – ha aggiunto il Ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano.

La ricostruzione e l’esposizione

Ben 150 sono i frammenti, fragilissimi e preziosi, difficili da riconoscere e identificare, ricoperti da depositi di cinerite e lapilli, recuperati nel laboratorio di Emiliano Africano, l’esperto che ha vinto la gara per il restyling. Con la tecnica dei calchi, sono state prese le impronte nella cenere lasciate sul pilentum.
L’intervento ha aggiunto altre informazioni a quelle raccolte nel 2021 nel corso dello scavo. La carrozza è in frassino, per il cassone, e in faggio, per le grandi ruote, con parti in ferro e rame, le lamine sottili in bronzo. D’argento i medaglioni che ornano il sontuoso retro della vettura con scene erotiche tra satiri e ninfe, amorini alati e una raffinata testina di Kore. Le decorazioni più delicate sono ricostruite in nylon sintetizzato.
L’evento espositivo, organizzato dalla Direzione generale Musei e dal Museo Nazionale Romano in collaborazione con Electa, è ideato e curato da Massimo Osanna, Stéphane Verger, Maria Luisa Catoni e Demetrios Athanasoulis, con il sostegno del Parco archeologico di Pompei e la partecipazione della Scuola IMT Alti Studi Lucca e della Scuola Superiore Meridionale.
Il carro, nel suo percorso di recupero, restauro, ricostruzione e restituzione alla fruizione del pubblico, incarna appieno il senso di caducità e eternità che la storia ci consegna attraverso la testimonianza del nostro straordinario patrimonio culturale.

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