A Fano, in un cantiere privato in via Vitruvio, nel centro della città marchigiana, sono riaffiorati i resti di un importante edificio pubblico romano di epoca augustea (I sec. a.C. – I sec. d.C.).
La datazione, la collocazione, la tipologia della struttura, la ricchezza della pavimentazione e la presenza, anche sulle pareti, di coperture marmoree, sono tutti elementi che inducono a pensare che possa trattarsi della Basilica di Vitruvio, descritta da Marco Vitruvio Pollione, il più famoso teorico dell’architettura di tutti i tempi, all’interno del suo trattato ‘De Architectura‘, risalente a circa 2000 anni fa.
La Basilica, che fu distrutta da Vitige, re dei Goti, nel 635, è l’unico edificio del quale lo stesso Vitruvio afferma di averne curato la costruzione. Si affacciava sul centro del Foro ed era individuata sotto il convento di Sant’Agostino, dove alcuni resti riconducibili ad essa, furono riportati alla luce nel XVI secolo.
Il ritrovamento
“Si tratta di un complesso costituito da almeno 5 ambienti, i cui muri, conservati in alzato per circa 2 metri, hanno lo spessore di 5 piedi romani (1,50 metri) e sono rivestiti in malta di calce e lastre di marmo” si legge in una nota della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Ancona-Paesaro Urbino. “Sono state parzialmente messe in luce anche le relative pavimentazioni, che sono in marmi d’importazione, di colore verde e rosato, probabilmente cipollino verde e pavonazzetto”, si legge ancora nella nota.
L’archeologa Ilaria Venanzoni, responsabile degli scavi, afferma che tra i materiali recuperati ci sarebbe anche “un frammento di iscrizione su marmo che riporta su due righe le lettere V e I e conserva ancora tracce della ‘rubricatura’, ovvero la colorazione in rosso dei solchi delle lettere incise”. L’archeologa parla, poi, del ritrovamento di marmi preziosi “importati dalla Grecia e dall’Asia Minore e quindi molto costosi”.
Il sito ha, inoltre, rivelato la presenza di frammenti in ceramica del XIV secolo e resti di focolari, riferibili a un successivo utilizzo degli ambienti, probabilmente per uso domestico, forse dovuto alla suddivisione del grande edificio classico in abitazioni private.
La struttura è ampia e articolata e la cronologia e la funzione del complesso sono ancora in corso di studio. Alle prime rilevazioni con drone, eseguite con la collaborazione del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, dovranno seguire approfondimenti necessari a chiarire il contesto. L’area dei resti sarà ora sottoposta a vincolo, mentre la Soprintendenza sta già cercando risorse per proseguire gli scavi.
I primi dubbi
Per stabilire se gli ambienti ritrovati appartengano effettivamente alla Basilica di Vitruvio servono, tuttavia, verifiche di carattere urbano, topografico e grafico e, nonostante siano già in corso accurate e approfondite ricerche volte a risolvere uno degli enigmi più affascinanti della storia dell’archeologia, non manca chi esprime i primi dubbi a riguardo, come il professor Paolo Clini, docente dell’Università Politecnica delle Marche, fondatore e per 10 anni coordinatore scientifico del Centro studi Vitruviani, uno dei massimi esperti della Basilica: “Sull’apertura fatta dalla Soprintendenza sulla Basilica, dico andiamoci piano. Quello che è stato ritrovato non ha nulla a che vedere con la descrizione che fa Vitruvio, molto accurata, della sua Basilica, tranne che per un punto dove si riferisce ai 5 piedi dello spessore della muratura. Ma anche gli imponenti resti di Sant’Agostino presentano questa caratteristica. La tecnica muraria è compatibile con il periodo augusteo. Ma è sufficiente questo per dire che è stata ritrovata la Basilica di Vitruvio? Attenzione a non andare oltre il limite di quanto le attuali conoscenze permettono di dire”.
Invita alla cautela anche l’archeologo Gabriele Baldelli, ex funzionario della Soprintendenza, che per molti anni si è occupato di Fano. “Se si è trovato – afferma – un edificio di almeno 5 vani come dice la Soprintendenza, per quanto molto importante, non è la basilica descritta da Vitruvio”.
Intanto, Antonio Baldelli, parlamentare di Fratelli d’Italia, ha provveduto a interessare il ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, che ha annunciato che presto farà un sopralluogo agli scavi.







