Galleria Borghese. I depositi si aprono ai visitatori e svelano una “seconda quadreria”
La Galleria Borghese che ha il privilegio di riunire nel medesimo luogo la maggior parte delle opere che formavano la straordinaria collezione dal cardinale Scipione (1579 – 1633), figlio di Ortensia Borghese, sorella del Papa Paolo V e di Francesco Caffarelli, non finisce mai di stupire. In Galleria, nonostante gli eventi dei tre secoli successivi abbiano lasciato notevoli tracce, si possono ammirare i capolavori dei maggiori artisti del Cinque e Seicento, da Raffaello a Tiziano, Caravaggio, Canova, Bernini, Correggio, Domenichino, a cui si aggiunge la splendida collezione di Antichità. Molte delle opere sono delicate, difficili da spostare, talvolta inamovibili. Da qui la logica conseguenza di approfondire la conoscenza dei grandi artisti della Borghese programmando esposizioni mirate attorno a un nome, o scoprendo alcune particolarità. Come si è fatto recentemente con le indagini sul tema della natura e del paesaggio, con la mostra su Guido Reni e con la presentazione della straordinaria pittura su pietra a Roma fra Cinquecento e Seicento.
Da ultimo una proposta allettante di Francesca Cappelletti, che da poco più di due anni guida la Borghese: una “seconda quadreria” di circa 260 dipinti ordinati per scuole di pittura e aree tematiche, come in una vera e propria pinacoteca, visibile per 45 minuti, gratis, dal 23 febbraio al 5 maggio nei depositi situati al terzo piano.
Un modo anche per conoscere un po’ si storia della palazzina che è degli inizi del XVII secolo. Fino a tutto l’Ottocento le sculture e i materiali di deposito erano conservati nei “fondi”, nel piano seminterrato dove oggi c’è la biglietteria, il bookshop e i servizi di accoglienza. I locali al piano superiore sono stati utilizzati come deposito dal 1902 quando il Museo passò allo Stato.
Ci sono quadri che non trovarono posto in Galleria a causa del rinnovamento strutturale e decorativo operato nel tardo settecento da Marcantonio IV Borghese che modificò l’assetto voluto dal fondatore della villa e della collezione. All’epoca di Marcantonio il Museo era destinato soprattutto all’esposizione di sculture. Tanto che la decorazione delle pareti al piano terra rende tuttora difficile l’esposizione di tutti i dipinti della collezione. Ovviamente i capolavori sono permanentemente esposti in Galleria e i dipinti del deposito vengono utilizzati per sostituire le opere in prestito.
Fra i quadri in deposito si contano nomi di tutto rispetto. Una “Sacra famiglia con San Giovannino” di Scipione Pulzone, alcune opere di Tempesta su pietra paesina, i dipinti di Garofalo, di Giovanni Francesco Guerrieri, la copia di un dipinto di Sebastiano del Piombo, una “Maddalena” di Correggio, le “Tre età dell’uomo” di Tiziano riprodotta da Sassoferrato. E Poi testimonianze di capolavori scomparsi o finiti in deposito per ritornare poi in Galleria. E’ il caso di “Minerva in atto di abbigliarsi” di Lavinia Fontana collocat0 nei depositi per scelte museali. Recentemente è stato modificato l’allestimento permanente della Sala X, scegliendo di dedicarlo al tema delle Veneri, come accadeva in diverse dimore nobiliari. Così dopo un intervento di restauro, il dipinto fa ora parte del percorso di visita.
Al di là della loro collocazione, i depositi sono comuni in tutti i musei e necessari per diversi motivi, tanto che sono progettati anche negli edifici di nuova costruzione. Il luogo appartato e silenzioso, poi, è particolarmente adatto per approfondire ricerche e analisi. Come quelle che hanno consentito la mostra “Meraviglie senza tempo. Pittura su pietra a Roma tra Cinquecento e Seicento” che tanto successo ha riscosso. Alcune delle opere di piccolo formato sono conservate nelle bacheche dei depositi ed esposte nelle sale per le mostre. Il desiderio della Direzione di valorizzare le opere contenute nei depositi passa anche attraverso altre iniziative specifiche. Fra queste “I quadri scendono le scale” ovvero molti dipinti di piccolo formato e prevalentemente di soggetto paesaggistico sono stati esposti a rotazione in una teca appositamente realizzata nella sala del museo che ospita il dipinto di Guido Reni “Danza Campestre” recentemente acquistato.
L’apertura eccezionale dei depositi consentirà uno sguardo ancora più ampio sui tesori del Casino Borghese. Non è la prima volta. Furono aperti anche in occasione delle dieci grandi mostre che si tennero in dieci anni, dal 2006 al 2015, cominciando con Raffaello per finire con i Borghese e l’Antico.
Galleria Borghese Piazzale Scipione Borghese 5 . Dal martedì al venerdì, dal 23 febbraio al 5 maggio. Prenotazione obbligatoria tel. 06-67233753 (dal lunedì al venerdì ore 10 .00 – 17.00)
Appuntamento alle ore 16.00 presso il banco informazioni del museo, accanto alla biglietteria.
Visita gratuita per 45 minuti (solo depositi)
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