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Nel santuario ritrovato del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni riemerge il più grande deposito di statue in bronzo dell’Italia antica

da | 9 Nov 2022 | Archeologia, Arte e Cultura



Una volta erano detti “vasconi”, quelle tre grandi vasche di acqua calda al termine di una strada in discesa in fondo al paese, in mezzo alla campagna. E fino a quando non si sono diffuse le lavatrici, era lì che le donne di San Casciano andavano a lavare le lenzuola. Con quell’acqua corrente sempre calda era meno faticoso fare il bucato. Poi con il benessere che consentiva l’acquisto degli elettrodomestici i “vasconi” hanno perduto importanza e vissuto un’altra stagione. L’interesse si è spostato sul potere terapeutico delle acque, sul valore dei reperti antichi, sulla bellezza del panorama incontaminato. E la sera per i ragazzi era quello il luogo ideale per ritrovarsi, per fare il bagno di notte. Almeno fino a qualche anno fa, quando anche per ragioni di sicurezza tutto la zona è stata illuminata e messa sotto controllo mentre si riaccendeva l’interesse, mai sopito, per l’indagine archeologica in un’area della Toscana, ai confini con Umbria e Lazio, notoriamente interessata dalla presenza degli etruschi diffusi in tutta la zona, anche nei paesi vicini. Vedi la necropoli di Balena.
“Scoperta eccezionale di divinità in bronzo vecchie di duemila anni”, titolava ieri “L’essentiel” un quotidiano del Lussemburgo non appena divulgata in mattinata la notizia. Un articolo ricco di informazioni sui reperti trovati fin qui, circa 5000 monete di oro, d’argento e di bronzo offerte alle divinità, sul periodo storico, sullo stato di conservazione delle sculture appena scoperte. Un ritrovamento che non ha precedenti e che fa venire in mente quello altrettanto strepitoso dei Bronzi di Riace scoperti giusto 50 anni fa, ricorda il direttore generale dei musei Massimo Osanna. “Questo è il più grande deposito di statue dell’Italia antica e l’unico di cui si può ricostruire per intero il contesto. Uno dei più significativi di tutto il Mediterraneo”.
L’ultima campagna di scavo, la sesta, cui hanno partecipato studenti di diversa nazionalità, ha dato risultati clamorosi, al di là di ogni più rosea immaginazione. Oltre a centinaia di monete, ex voto e oggetti di culto, dallo scavo del Bagno Grande, lo scavo del santuario romano scoperto nel ’21, sono state recuperate 24 statue di bronzo (non in terracotta) in ottimo stato di conservazione con iscrizioni in latino e etrusco a significare il periodo di passaggio dall’una all’altra civiltà, realizzate con probabilità da artigiani locali. Si possono datare fra il secondo secolo a. Cristo e il primo d. Cristo, un periodo storico di grandi trasformazioni e di acuti conflitti fra Roma e le città etrusche. “Due altari, due epoche si confrontano. Il santuario con le sue statue appare un laboratorio della diversità culturale, testimonianza unica della mobilità antica etrusca e romana”, ricorda il prof.Tabolli. “Credo che reperti come questi rappresentino meglio di ogni altra parola l’unicum della cultura di un paese, di una nazione, come l’Italia” dice il neo Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che a Grosseto ha visitato il laboratorio dell’Istituto Centrale del Restauro dove sono in corso le attività di studio e i primi interventi sui bronzi.
Il santuario con le sue piscine, le terrazze digradanti, le fontane, gli altari esisteva dal III sec. a C. e rimase in piedi fino al V sec. d. C. Venne chiuso, ma non distrutto. Con l’avvento del Cristianesimo le vasche vennero sigillate, le statue affidate all’acqua. Così oggi tolta la copertura è stato possibile ritrovarle tutte com’erano allora. In origine dovevano trovarsi sul bordo esterno della grande vasca da cui vennero staccate e depositate sul fondo. Non si tratta dunque , secondo gli studiosi, di uno scarico di materiale, ma di una forma di deposizione rituale. La vasca venne ricoperta con grandi tegole e sopra vennero calate le colonne del portico a sancire la fine del luogo di culto.
Lo scavo è stato condotto dal Comune di San Casciano su concessione della Direzione Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province del Ministero della Cultura, è coordinato dal prof. Jacopo Tabolli etruscologo dell’Università per Stranieri di Siena e diretto sul campo da dott. Emanuele Mariotti per conto del Comune, mentre la tutela è affidata alla dr.ssa Ada Salvi della Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo. La campagna di scavo è stata integralmente finanziata dal Comune di San Casciano dei Bagni che si avvale anche del contributo di società e fondazioni internazionali, come Ergon, Heureka Ambiente, Vaseppi Trust, Fondazione Friends of Florence, Max Ulfane. La conservazione e il restauro sono affidati all’Istituto Centrale del Restauro, mentre ai Carabinieri della Tutela Patrimonio Culturale il compito della sicurezza e della vigilanza. “Il sogno di ritrovare le antiche terme si è realizzato”, ripagando la sua perseveranza, confessa Agnese Carletti giovane Sindaco di San Casciano che vi legge un’opportunità in più.”Non è solo culturale e turistica, ma una vera e propria occasione di rinascita”. E intanto annuncia la nascita in paese di un Museo in un palazzo cinquecentesco che ospiterà tutti i reperti e in futuro di un parco archeologico

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