Ritrovato a Napoli un quaderno inedito di Giacomo Leopardi

da | 6 Mag 2022 | Arte e Cultura, Promozione e valorizzazione

Il Fondo leopardiano presente nella Biblioteca nazionale di Napoli offre un’inedita e inaspettata novità: un quaderno di appunti di un giovane Leopardi, molto probabilmente datato al 1814, quando l’artista aveva 16 anni. Il manoscritto di gioventù, fino ad ora inedito e poco considerato, è stato individuato da Marcello Andria e Paola Zito che si sono occupati della sua pubblicazione per i tipi di Le Monnier Università.

Il volume”Leopardi e Giuliano imperatore. Un appunto inedito dalle carte napoletane” è stato presentato a Napoli alla Biblioteca Nazionale martedì 3 maggio alle 16, con interventi di Maria Iannotti, Giulio Sodano, Francesco Piro, Rosa Giulio, Silvio Petrella, Lucia Annicelli.

Si tratta di un piccolo quaderno costituito da quattro mezzi fogli, piegati in mezzo così da formare otto facce, su cui è riportato un nutrito elenco alfabetico di autori antichi e tardo antichi (sono circa 160 lemmi), ognuno dei quali seguito da un insieme di rimandi numerici (complessivamente più di 550). Stiamo parlando del lavoro di un Leopardi da poco sedicenne, grande frequentatore della biblioteca paterna, che svolge un certosino e dettagliato spoglio dell’Opera omnia di Giuliano imperatore, l’ultimo imperatore romano dichiaratamente pagano, servendosi dell’importante edizione di Ezechiel Spanheim, comparsa a Lipsia nel 1696.

Leopardi, che solo un anno prima ha iniziato a studiare il greco da autodidatta, esplora ed esamina i più importanti elementi presenti nella biblioteca del padre: l’autografo ci rivela come, per quanto molto giovane, Leopardi sia uno studioso attento e aperto e possieda già una seria metodologia di lavoro, elemento che rappresenta una delle principali caratteristiche della carriera leopardiana.

Il periodo in Giacomo Leopardi ai avvicina allo studio di Giuliano costituiscono una fase importante del cammino di rivalutazione della figura dell’Apostata, per moto tempo oscurata dalla condanna quasi del tutto unanime degli storici fino alla metà del XVII secolo, e rivalutata nel Settecento soprattutto da parte degli illuministi – Montesquieu, Diderot, Voltaire – ma accolta in Italia, tra manifestazioni di ammirazione e aperto contrasto.

Rimandi ai lavori dell’imperatore filosofo neoplatonico saranno presenti anche più avanti nel percorso leopardiano, nello specifico nelle Operette morali – nei Detti memorabili di Filippo Ottonieri – e nello Zibaldone, in alcune esercitazioni di tipo filologico.

Il volume affronta il significato del binomio di Giacomo Leopardi e l’Apostata, da un punto di vista interdisciplinare mediante gli scritti di Marcello Andria, Daniela Borrelli, Maria Luisa Chirico, Maria Carmen de Vita, Stefano Trovato, Paola Zito, che svolgono le loro riflessioni sul piano storico-filosofico dal IV sec. d.C all’Illuminismo, oltre che sul piano filologico scavando nelle pieghe di un tessuto lessicale e concettuale pieno e ed emblematico.