Borghi, Franceschini: ripopolarli e renderli attrattivi, ma no ai finanziamenti a pioggia

da | 9 Set 2021 | Turismo

“Stiamo lavorando con le Regioni e l’Anci affinché si possano individuare dei siti, con determinate caratteristiche – borghi piccolissimi, quasi del tutto disabitati – a cui attribuire una vocazione prevalente su cui lo Stato possa impiegare le risorse per interventi sul patrimonio pubblico e privato” ha annunciato il ministro della Cultura, Dario Franceschini, durante la conferenza Borghi, comunità e territori. Legge 158/17 e Pnrr per un’Italia che fa l’Italia, organizzata dalla Fondazione Symbola nell’ambito del Festival della Soft Economy.

Tornando sul miliardo del Pnrr destinato ai piccoli borghi Franceschini ha spiegato che “bisogna correre ma non servono finanziamenti a pioggia – ha proseguito Franceschini – serve invece un’inversione di tendenza per far rinascere i borghi. Dobbiamo indicare una strada – prosegue – servono modelli e prototipi che dimostrino che se si interviene concretamente su un piccolo borgo lo si può ripopolare costruendogli una vocazione”.

Le vocazioni principali a cui si riferisce il ministro sono turismo, formazione e sanità: l’idea è quella di realizzare nei piccoli borghi, selezionati insieme alle Regioni, un hotel diffuso, un ente di ricerca o università o, ancora, una Rsa per le persone anziane. L’obiettivo, in sintesi, è rendere i piccoli borghi attrattivi e ripopolarli. “Se funziona – ha spiegato il ministro – e si vede che un borgo condannato a crollare viene ripopolato e se la gente trova lavoro, quel borgo può diventare un modello”.

Un altro obiettivo, ha dichiarato Franceschini, sarà quello di ricostituire nel ministero, in accordo con quello del turismo, un organismo che renda strutturale il coinvolgimento di tutte le associazioni e le realtà che si occupano di borghi e, inoltre, dichiara “dovremo intervenire con forza anche con norme che agevolino l’apertura di piccole attività commerciali perché sono quelle che fanno la vita del territorio e hanno una funzione sociale fondamentale. Talmente forte che lo Stato non solo non deve chiedere niente – ha concluso – ma deve dare, esentando da tutte le imposte o addirittura dando degli incentivi per la riapertura”.