Padova, il “ciclo di affreschi” di Giotto candidato a diventare patrimonio mondiale dell’umanità Unesco

da | 14 Mag 2021 | Arte e Cultura, Promozione e valorizzazione

«Siamo davvero molto contenti, perché possiamo dire di aver superato il primo esame con il massimo dei voti e pure la lode. Al tempo stesso, però, siamo altrettanto consapevoli che è ancora troppo presto per cantare definitivamente vittoria, dato che, per conoscere il giudizio conclusivo, dovremo attendere ancora un paio di mesi». In questo modo si è espresso l’assessore Andrea Colasio, delegato alla Cultura in Comune a Padova, esprimendo non senza una certa prudenza il proprio entusiasmo, condiviso con il sindaco Sergio Giordani e l’intera giunga dopo che, del tutto inaspettatamente, il presidente della Regione, Luca Zaia, ha dichiarato che l’Icomos, l’organismo dell’Unesco che si occupa della valutazione tecnica dei luoghi che hanno l’obiettivo di diventare patrimonio mondiale dell’umanità, si è mostrato favorevole rispetto alla candidatura della “Padova Urbs Picta”.

Il suo nome ufficiale, su indicazione dell’ente gestito dall’Unesco, è “Il ciclo di affreschi del XIV secolo di Padova”. L’Icomos stesso, nel settembre del 2019, aveva proposto di rinominarla “La Cappella degli Scrovegni di Giotto e il ciclo di affreschi del XVI secolo di Padova” ai tempi della visita dei suoi ispettori.

«E se ci pensiamo bene questa denominazione scelta dall’Icomos rappresenta un’ulteriore conferma della grande validità della nostra proposta perché, in pratica, viene riconosciuto che la nostra città, nel Trecento, è di fatto stata la capitale mondiale dell’affresco. E sinceramente, non mi sembra una cosa di poco conto», dichiara ancora Colasio.

Il risultato della candidatura padovana – che include gli affreschi trecenteschi presenti nella Cappella degli Scrovegni, nella Chiesa degli Eremitani, nel Palazzo della Ragione, nella Reggia Carrarese, nel Battistero del Duomo, nella Basilica di Sant’Antonio, nell’Oratorio di San Giorgio e in quello di San Michele – si saprà solo tra la metà e la fine di luglio quando, dal 16 al 31, in forma virtuale si svolgerà l’assemblea annuale dell’Unesco. E se il responso sarà positivo, Padova sarà una delle poche città d’Italia ad avere due luoghi patrimonio mondiale dell’umanità (l’altro, ottenuto nel 1997, è l’Orto Botanico).

In attesa il risultato, tuttavia, va considerato che, nell’eventuale responso positivo da parte dell’Icomos, sono presenti due importanti “clausole”. La prima è quella di tentare di ritrovare possibili segni dell’imponente universo zodiacale riprodotto da Giotto nel Palazzo della Ragione, andato perduto nel 1420 durante un grave incendio che distrusse la volta dell’edificio e alcune pareti. La seconda “clausola”, inoltre, è quella di prevedere un giusto programma di gestione dei visitatori, i quali, se la candidatura andrà a buon fine, è previsto che aumentino.

«Per quanto riguarda il Giotto perduto già da tre mesi, insieme con alcuni ricercatori della nostra Università, stiamo conducendo delle indagini stratigrafiche che, con l’utilizzo di macchine fotografiche a infrarossi, tecniche di rilievo in 3D a luce strutturata e misure termografiche a raggi IR, dovrebbero appunto consentirci di rinvenire qualche frammento significativo. Mentre a proposito del piano di gestione, proprio in questi giorni, stiamo cambiando tutta la segnaletica turistica e, sotto Natale, lanceremo una grande campagna promozionale in vista della primavera/ estate del 2022», rivela ancora Colasio.

Del resto, secondo le previsioni del Comune, un eventuale responso positivo da parte dell’Unesco dovrebbe avere come conseguenza un aumento del turisti tra il 15 e il 20%: nel 2019, prima della pandemia, le presenze nella città avevano oltrepassato il milione e 65mila turisti. In caso di risposta positiva, dunque, i visitatori arriverebbero al numero di 250/300 mila all’anno, con un’entrata di molte decine di milioni di euro.