Biennale, 170 milioni per realizzare un polo internazionale

da | 28 Apr 2021 | Arte e Cultura, Promozione e valorizzazione

Sono 170 milioni di euro quelli destinati alla Biennale di Venezia dal Piano Nazionale di ripresa e resilienza che il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha presentato in Parlamento e che riserva più di 6 miliardi di euro alla cultura. Tra questi, quasi un miliardo e mezzo riguarda 14 operazioni mirate riservate a grandi attrattori culturali tra cui la Biennale in primo piano.

Circa 169 milioni e mezzo di euro sono previsti per la fondazione con a capo Roberto Cicutto per un’iniziativa di sviluppo e miglioramento dei progetti della Biennale in vista della creazione di un polo permanente di eccellenza nazionale e internazionale a Venezia. Centrale nel finanziamento riservato alla Biennale sarà nello specifico l’Arsenale, in cui la Biennale ha gradualmente esteso i propri siti dedicati alle manifestazioni, riservati nella volontà di Cicutto a trasformarsi in un grande laboratorio sulla contemporaneità, e in cui attualmente ha intenzione di spostare la sede dell’Asac, l’Archivio storico delle arti contemporanee.

L’orientamento strategico di creazione di un polo permanente di indagine sulle arti contemporanee ha l’obiettivo di diminuire le conseguenze economiche dell’emergenza mediante il potenziamento del consumo culturale di Venezia, il miglioramento dei luoghi usati alla Biennale e la costruzione di un mezzo che abbia un impatto sull’indotto culturale, formativo e turistico. L’iniziativa sarà costituita da diverse operazioni di recupero, che riguarderanno l’Arsenale di Venezia, il Padiglione centrale e i Giardini della Biennale, le strutture della Mostra del Cinema al Lido (Palazzo del Cinema, Sala Darsena e Sala Perla). Il tutto verrò realizzato mediante il restauro e la promozione dei beni storici vincolati in uso, con la manutenzione e la riqualificazione dei luoghi, con il miglioramento energetico e le operazioni di innovazione per le sedi pubbliche in uso. Verranno anche realizzate attività di indagine nell’ambito della produzione artistica delle nuove generazioni, per la promozione della ricerca storica in ambito archivistico e per attività di ricerca e editoriali in grado di includere università, centri di indagine e fondazioni nazionali e internazionali. Nello specifico, due attività hanno a che vedere con lo start up del nuovo Archivio Storico per le arti contemporanee e il miglioramento delle attività di Biennale college. Si tratta, quindi, di una grande liquidità su tutti i più importanti ambiti di intervento della Biennale, anche con il fine di trasformare le attività della fondazione in qualcosa di sempre più costante.

Come è avvenuto per la Mostra del Cinema l’anno scorso, anche la Biennale Architettura di quest’anno rappresenta la manifestazione di ripresa dei progetti culturali in Italia di tipo internazionale ai tempi del Covid. Ed è proprio l’internazionalità il marchio distintivo della Biennale, che rende possibile dunque un intervento economico così massiccio, tra i finanziamenti alla cultura, associati ai fondi europei del Recovery.

“La Biennale Architettura e il Padiglione Italia racchiudono tante sfide. Innanzitutto, la sfida da vincere, come è stata vinta lo scorso anno con il Festival del Cinema, un evento di altissimo livello fatto in sicurezza, è di dimostrare che è possibile svolgere eventi culturali in sicurezza. È una grande sfida a cui guarderanno in tanti e speriamo che le condizioni permettano di andare verso un miglioramento che consenta di aprire sempre di più e fare attività culturali in sicurezza”. Lo ha dichiarato il ministro della Cultura, Dario Franceschini, nel corso della presentazione del Padiglione Italia “Comunità Resilienti” alla 17esima Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia.

Un’ulteriore prova, ha sottolineato Franceschini, è leggere questi tempi di grande mutamento. Non c’è solo la questione del cambiamento climatico, ma oggi anche quella della vita dopo l’emergenza sanitaria. Nessuno sa con certezza se questo sconvolgimento così intenso e universale, che ha provocato grandi cambiamenti nella vita quotidiana degli individui e delle comunità, lo si potrà dimenticare definitivamente o, invece, se molti mutamenti avvenuti durante la pandemia saranno destinati a rimanere nelle abitudini personali e sociali. “Se si costruissero delle parti nuove delle città dopo la pandemia si costruirebbero in modo diverso perché abbiamo riscoperto la comunità e forse si costruirebbero gli spazi comuni in modo diverso. Si tratta di fare ricerca e innovazione, che è quello che la Biennale ha sempre fatto”, ha concluso il ministro.