Grande progetto Pompei: Corte dei Conti richiama Franceschini sulla Buffer zone in ritardo di 10 anni

da | 12 Apr 2021 | Arte e Cultura, Promozione e valorizzazione

Nell’ambito del Grande progetto Pompei la “Buffer zone” è stata quasi completamente ignorata dall’ex Mibact (ora diviso tra Mic e ministero del turismo). È quanto rileva la Corte dei Conti in un’indagine che elogia la distribuzione della spesa economica per il recupero e il rilancio del sito archeologico, ma evidenzia anche una non curanza della Buffer Zone, la zona che circonda la parte più attrattiva del sito vesuviano.

I magistrati hanno sottolineato che, nonostante le difficoltà iniziali e il ritardo, il bilancio del progetto da 105 milioni di euro (stanziati dall’Unione Europea) è positivo, mentre il recupero delle aree archeologiche circostanti Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, non è andato altrettanto bene.

Come si legge nelle 72 pagine di relazione: «Il d.l. n. 91/2013, seguendo le raccomandazioni formulate dall’Unesco fin dal 2011, aveva previsto il recupero ambientale e la valorizzazione della cosiddetta Buffer Zone, costituita dalle aree archeologiche comprendenti e circostanti Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, con l’istituzione di un’apposita Unità Grande Pompei che in 10 anni, quindi, non ha prodotto nulla di buono (…) non risulta essere intervenuto il contratto istituzionale di sviluppo per la realizzazione del Piano medesimo». Pertanto la Corte dei Conti «ha raccomandato al Ministero della Cultura di promuovere la rapida definizione del contratto di sviluppo, il conseguente approntamento dei progetti da finanziare e la loro tempestiva realizzazione».

Ora Franceschini dovrà correre ai ripari di un piano rimasto solo sulla carta.

Le linee strategiche del piano per la buffer zone riguardavano: il miglioramento delle vie d’accesso e interconnessione ai siti archeologici, il recupero dei paesaggi degradati e la riqualificazione urbana. «A distanza di molti anni dal decreto legge 91 del 2013 il contratto istituzionale di sviluppo è in grave ritardo». Contratto che prevede interventi strategici per oltre un miliardo di euro.

Il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, ha sollecitato il ministero a fare presto: «Abbiamo puntato molto sulla possibilità di valorizzare le aree circostanti i grandi attrattori archeologici. Ora ci aspettiamo che al più presto il Governo decida di finanziare l’intero progetto». Sulla stessa linea l’omologo di Torre Annunziata, Enzo Ascione: «Soprattutto dopo la pandemia c’è bisogno di velocità. Il Contratto di sviluppo può essere un atto di resilienza per la ripresa socio-economica».