Con il governo Draghi, il ministero del Turismo diventa indipendente, si discosta da quello dei Beni culturali e va sotto la guida dellex viceministro all’Economia Massimo Garavaglia (Lega).
Laureato in Economia e Commercio alla Bocconi e in Scienze Politiche allUniversità Statale di Milano. È consulente aziendale ed è stato nei CdA di Cassa Depositi e Prestiti e Agenzia Italiana del Farmaco. Dal 1999 al 2009 è sindaco di Marcallo con Cascone (MI), il comune dove vive. Nel 2006 è eletto alla Camera dei Deputati; nel 2008 al Senato, dove viene nominato vicepresidente della Commissione Bilancio. Nel 2013 si dimette dal Senato perché chiamato come Assessore allEconomia della giunta Maroni in Lombardia. Nel 2018 diviene viceministro dellEconomia nel primo governo Conte a maggioranza gialloverde, dopo essere stato rieletto nel collegio uninominale di Legnano sempre per la Lega. Ora Garavaglia “riapre” il ministero del Turismo.
Si tratta di un risultato storico, non ci speravamo quasi più annuncia la presidente di Federturismo Confindustria Marina Lalli. Dopo anni di battaglie, il settore, che prima della crisi del Covid valeva oltre il 13% del Pil italiano ha un dicastero ad hoc. Le sfide che attendono il neo ministro sono enormi – aggiunge Lalli – questo settore è praticamente stato azzerato e saranno necessari ancora mesi per una lenta ripartenza che dovrà necessariamente essere accompagnata da aiuti economici finalmente concreti e adeguati. Non possiamo quindi che essere estremamente soddisfatti di questo risultato e confermiamo a Garavaglia, persona esperta e di grande cultura imprenditoriale, tutto il supporto di cui avrà bisogno per garantire al suo lavoro il miglior successo.
In realtà ciò che accade ora con il governo Draghi non è una novità. Già in passato il turismo aveva un suo ministero. Il Ministero del Turismo e dello spettacolo è stato infatti istituito con la legge 617/1959, dal Governo Segni II. È stato poi soppresso dal referendum popolare del 15 aprile 1993 voluto dai radicali. Dopo quel referendum le competenze sono finite all’interno di Palazzo Chigi e sono state assegnate a un Dipartimento con a capo un sottosegretario. L8 maggio del 2009, durante il governo Berlusconi IV, il ministero del Turismo è risorto: con un d.P.R. Michela Brambilla è stata nominata Ministro senza portafoglio, a cui sono state delegate le funzioni sul turismo con un successivo Dpcm. Al posto suo nel Governo Monti le funzioni sono state assegnate al ministro Piero Gnudi che aveva anche la delega agli Affari regionali. Poi dal 2013 al 2018 la competenza è stata assorbita dal ministero per i Beni culturali, fino all’arrivo dell’Esecutivo giallo-verde che ha visto l’accorpamento con le Politiche agricole guidato da Centinaio. Poi, con il Conte a trazione M5s-Pd-Leu e Italia Viva (nemmeno il tempo di completare la fusione), lennesimo passaggio: il ritorno ai Beni culturali.
Ora, la rinascita, lo stesso ministro Dario Franceschini, che è stato riconfermato alla guida della Cultura, in un tweet ha detto che si tratta di una giusta scelta un dicastero per il solo turismo, così colpito dalla crisi. La sfida è certamente rappresentata dalla stagione delle riforme per la ripartenza e la programmazione del settore legato alla costa con uno sguardo attento alla sostenibilità ambientale, alloccupazione e al nuovo percorso in tema di Recovery Plan che il Governo dovrà presentare in sede Ue.
Una scelta che ha restituito dignità e importanza al turismo apprezzata dalle maggiori Associazioni e Federazioni interessate.
Non mi sembra vero – dice soddisfatto il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca – ed è davvero una notizia da festeggiare. Finalmente, dopo un’attesa di anni, un ministero dedicato! E poi soprattutto un ministero con portafoglio, non uno che taglia i nastri alle inaugurazioni. Eravamo stufi di essere ospitati di qua e di là. Anche il presidente di Confturismo Confcommercio Luca Patanè annuncia con contentezza: Ci voleva il professor Mario Draghi per risolvere con determinazione e lucidità una questione sulla quale ci si arrovellava da decine di anni senza trovare mai la soluzione. Se il buongiorno si vede dal mattino, si apre una grande stagione per il turismo, stremato dalla crisi in corso, almeno sotto il profilo istituzionale.






