Coronavirus, indagine sull’arte in digitale: bene le modalità virtuali, ma arte va vista dal vivo

da | 9 Nov 2020 | Arte e Cultura, Promozione e valorizzazione

Ammirare l’arte in modalità virtuali non appaga collezionisti e frequentatori di musei, gallerie o fiere. L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha modificato la vita di tutti, rendendo impossibile la realizzazione di gallerie d’arte in ogni parte del mondo, e successivamente abolendo anche le visite a gallerie e musei in Italia. I fruitori dell’arte non trovano pienamente soddisfacente usufruire di fiere, aste online, visite a gallerie e musei dai propri dispositivi elettronici: non è possibile sostituire la visione dell’opera in presenza. La prima edizione di “Lo stato dell’arte. Una fotografia del settore Art&Finance ai tempi del Covid-19”, mostra nello specifico un’analisi svolta negli ultimi due mesi tra più di mille stakeholder – artisti, collezionisti, operatori, esponenti del mondo accademico e appassionati d’arte – per studiare i cambiamenti dell’attuale situazione di fruizione del patrimonio culturale e artistico: l’efficacia dell’acquisto da remoto, la capacità delle piattaforme di soddisfare le richieste di investitori e collezionisti e, in generale, le principali aspettative per il futuro riguardo l’impatto sul mercato dell’arte e di cambio di competenze nelle figure professionali interessate.

”Anche il mondo dell’arte, della cultura e dei beni da collezione ha subito gli effetti negativi della crisi. In questo contesto i dati quantitativi relativi al mercato dell’arte sono insufficienti per guardare allo sviluppo e al futuro del settore. La ridotta o assente possibilità di fruire l’arte dal vivo resta l’elemento più critico”, dichiara Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader. ”Continua ricerca di innovazione in campo digitale, implementazione di nuovi strumenti normativi, sinergia e collaborazione tra realtà piccole-medie e, infine, lo sviluppo di competenze più trasversali da parte di nuove figure professionali sono tra gli strumenti fondamentali per pensare a una ripartenza del settore e a uno sviluppo più sostenibile a medio-lungo termine”, afferma Barbara Tagliaferri, Art & Finance Coordinator for Deloitte Italy.

”Le nuove aste in formato ‘ibrido’, ossia metà live e metà in streaming, si sono da subito affermate come nuovo possibile strumento chiave per mantenere vivo il mercato anche nel secondo semestre di questo anno. Nonostante sia lecito attendersi che questo format risulterà essenziale per tenere vivo il mercato anche in questi e nei prossimi mesi, è difficile immaginare che il mercato possa tornare ai livelli pre-pandemia nel breve periodo”, continua Pietro Riva, Private Banker di Fideraum, che ha contribuito alla realizzazione del report.

Per il 71% degli intervistati, l’emergenza sanitaria continua a influenzare notevolmente le modalità di fruizione dell’arte, mentre solo il 10% dichiara che le proprie abitudini culturali siano state poco influenzate dal Coovid-19. Numeri che sono il riflesso dei dati Istat che mostrano la mancata affluenza nei luoghi pubblici italiani di circa 19 milioni di visitatori e un mancato incasso di quasi 78 milioni di euro. Tra gli elementi che influenzano negativamente la predisposizione al consumo artistico vi sono l’obbligo di prenotare e organizzarsi con anticipo (42%), la paura del contagio (34%) e la diminuita disponibilità economica (14%), a cui si aggiungono la difficoltà nel viaggiare e l’incertezza dello svolgersi di esposizioni ed eventi.

Tutto ciò ha causato un aumento della digitalizzazione del settore con progetti virtuali e modalità di comunicazione digitale. Rimane tuttavia la voglia per gli amanti dell’arte di partecipare in presenza ad esposizioni e mostre: solo il 28% degli intervistati ha dato un punteggio elevato all’efficacia elle modalità digitali nel sostituire il consumo culturale in presenza, ma il 31% ne dichiara invece la poca efficacia. Tuttavia, le possibilità online offerte sono state usate dal 65% degli stakeholder per il consumo, il 21% sia per il consumo che per l’acquisto di opere, il 3,5 solo per l’acquisto.

La stragrande maggioranza degli operatori (81%) ha dichiarato che l’arte non ha perso il suo fascino rispetto al periodo precedente l’arrivo dell’emergenza, nonostante le notevoli conseguenze sulla compravendita di opere d’arte. Per quanto concerne le case d’asta, la diminuzione dei fatturati ha rappresentato complessivamente il 60% nei primi sei mesi del 2020, includendo anche le aste online.