Sono stati presentati ieri a Palazzo Barberini i risultati della campagna dindagine Raffaello da vicino, svolta dal 28 al 30 gennaio 2020, per iniziativa delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini, sulla Fornarina, uno dei dipinti più celebri dellartista dUrbino. Gli studi eseguiti si sono avvalsi di tecniche e macchinari allavanguardia che hanno permesso di accertare il reale stato di conservazione dellopera e di rilevare, attraverso una mappatura degli elementi chimici su di essa presenti, la natura dei pigmenti impiegati.
Attraverso lacquisizione fotogrammetrica Gigapixel e 3D del dipinto, realizzata dal team di Haltadefinizione, è stato possibile ottenere ingrandimenti della Fornarina con una resa di colori, toni, dettagli, nitidezza e illuminazione senza precedenti. Il modello 3D ottenuto, in particolare, ha consentito di individuare la forma delle pennellate e delle crettature con una precisione nellordine di decine di micron, fornendo così informazioni utili a ricostruire il processo di esecuzione dellopera.
Altri importanti dati sono stati ricavati dalla scansione macro della Fluorescenza dei Raggi X (MA-XRF) a cura di Emmebi diagnostica artistica e Ars Mensurae, con degli strumenti messi a punto nellambito del Progetto MU.S.A. (Multichannel Scanner for Artworks), in collaborazione con lINFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il CHNET (Cultural Heritage Network), il CNR ISMN (Istituto per lo studio dei Materiali Nanostrutturali) e Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Scienze di Base e Applicate per l’Ingegneria. Grazie a questo tipo di esame, sono state ottenute delle immagini ad alta risoluzione degli elementi chimici presenti sul dipinto. Nel dettaglio, le immagini della distribuzione del ferro e del piombo hanno confermato limpostazione di una sotto-stesura di base chiaroscurata, una pratica diffusa ai primi del Cinquecento e presente anche in altri dipinti raffaelleschi. La distribuzione del mercurio, che indica limpiego di cinabro, ha ribadito limportante modifica del fondo, già individuata dalle radiografie eseguite nel 1983, che ha comportato un riassetto chiaroscurale della figura. La lettura delle immagini della distribuzione del rame, del ferro, del calcio e del manganese hanno, invece, restituito uninedita visione del fondo di vegetazione, evidenziandone tutta la complessità; in particolare stesure a base di terre (ferro) o di terra dombra (ferro e manganese) sono emerse per le foglie più ampie, mentre i rami del mirto risultano essere a base di un verde di rame e di nero dossa.
La Fornarina è stata realizzata intorno al 1520 e attualmente è esposta nella Sala 16 del piano nobile di Palazzo Barberini, nellala intitolata Lo sguardo del Rinascimento, dopo esser stata data in prestito alle Scuderie del Quirinale in occasione della grande mostra dedicata a Raffaello nel cinquecentenario della morte. Alcuni misteri avvolgono questo dipinto. Il primo riguarda lidentità del soggetto raffigurato; secondo la maggior parte degli storici dellarte, potrebbe trattarsi di Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere – da qui fornarina – e tra le amanti di Raffaello, come lascerebbe presupporre il bracciale che le cinge un braccio, il quale probabilmente le era stato donato dal pittore stesso come pegno damore, visto che reca il nome dellurbinate. La titolazione dellopera, però, risale almeno a un secolo dopo rispetto a quando la tavola è stata ultimata; prima del XVII secolo, infatti, era nota solo come una donna nuda ritratta dal vivo, mezza figura. Questa informazione apre la via a un secondo mistero, ossia la reale paternità del dipinto; nonostante sia ormai attribuito per consuetudine a Raffaello, è probabile che si tratti di un lavoro a più mani. Sicuramente, per sciogliere ogni dubbio, è necessario proseguire nel lavoro di analisi fin qui svolto.






