Negli ultimi ventanni le risorse finanziarie messe a disposizione per iniziative a favore degli italiani allestero si sono sensibilmente ridotte: da circa 200 miliardi di lire stanziati da Stato e Regioni allinizio del 2000 ad uno stanziamento attuale aggregato stimato non superare i 13 milioni di . Un ridimensionamento dovuto non solo ad interventi generalizzati di contenimento alle spese sul bilancio pubblico, ma anche ad una minore attenzione per le questioni collegate allemigrazione italiana a fronte, invece, di un focus, in alcuni casi asfissiante, sulla cd emergenza immigrati.
Partendo da queste considerazioni il Comitato 11 ottobre (unassociazione costituita nel 2018 e formata da politici, accademici, uomini di cultura e cittadini impegnati a promuovere studi e interventi per il recupero e la valorizzazione della diaspora italiana) ha organizzato il 3 marzo us a Roma un incontro dal titolo Italiani allestero e sistema paese. Risorse, investimenti, prospettive.
Malgrado alcune defezioni da imputare alle circostanze contingenti che purtroppo stanno sempre più condizionando il regolare svolgimento di eventi di aggregazione sociale, i numerosi interventi che si sono succeduti hanno sottolineato limportanza di considerare luniverso italiani allestero in unottica diversa.
Insieme allintroduzione di Aldo Aledda e alle conclusioni dellonorevole Fabio Porta, il dibattito è stato arricchito dagli interventi del tributarista Salvatore Cuomo, dellonorevole Massimo Ungaro, di Daniele Marconcini e Riccardo Giumelli.
Non un problema (peraltro come, a volte, viene percepito per ignoranza dallopinione pubblica domestica e non solo) e un onere in termini di risorse finanziarie e non da assegnare, bensì come unopportunità, un capitale da valorizzare adeguatamente.
La questione italiani allestero è stata affrontata, con proposte e mettendo in evidenza le nuove opportunità, da vari punti di vista.
Dal punto di vista fiscale, ci i è chiesti se non fossero ipotizzabili interventi per favorire il recupero del patrimonio immobiliare abbandonato di determinati borghi o aree agro-montane attraverso il coinvolgimento affettivo o di interesse dei residenti allestero. Dal punto di vista demografico e sociale, non solo per il ripopolamento delle già citate aree depresse o abbandonate (e non solo del nostro Mezzogiorno), ma per una loro rivitalizzazione, anche in termini di rilancio della natalità, della vita e dellequilibrio sociale dellintero nostro Paese. Dal punto di vista amministrativo, si è scoperto che grazie anche ad una più moderna ed efficiente gestione delle strutture competenti (vedi ad es. consolati) il gap costi/ricavi si sta progressivamente ristringendo e si presume un possibile imminente pareggio di bilancio, se non addirittura forme di auto-finanziamento! Dal punto di vista economico, con lattrazione di investimenti in settori produttivi e con una valutazione più attenta e ampia delle rimesse che si rivelano preziose in quanto, oltre ad essere tendenzialmente anti-cicliche, costituiscono, per gli apporti di natura non finanziarie (le cd rimesse 2.0), fonte di importazione e diffusione di preziose esperienze acquisite allestero. Questultimo aspetto, porta altresì ad accennare al contributo formativo e di crescita delle conoscenze attraverso lo scambio di docenti formatisi allestero e il rientro in Italia dei ricercatori. Infine, anche se il tema tocca tutti gli altri aspetti sopra accennati, dal punto di vista politico ci si è soffermati in particolare sullesigenza di affrontare in sede parlamentare (attraverso ad es. una commissione bicamerale ad hoc) la questione delle circoscrizioni estere in un quadro di rilevante ridimensionamento del numero dei rappresentanti politici in Parlamento. Circoscrizioni estere, attualmente in discussione in Italia mentre, è stato ricordato, il nostro Paese le aveva introdotte per prima in Europa, costituendo un esempio al quale altri paesi cercano da alcuni anni di ispirarsi.
Infine, la maggior parte degli interventi ha convenuto sulla necessità di affrontare rapidamente due aspetti strategicamente prioritari.
Da un lato, quello di colmare celermente un gap di attenzione e di conoscenza per un fenomeno in crescente crescita numerica (gli iscritti allAIRE sono passati in questi ultimi anni da 4 a 6 milioni) e qualitativa (il fenomeno della esportazione dei cervelli). Da un altro lato, lesigenza di considerare la questione degli italiani allestero in un contesto più ampio rappresentato da un insieme di comunità non italiane. Queste, pur con le loro rispettive differenze di origini, ceto e cultura, condividono a vari livelli valori, principi, passioni e sentimenti della nostra civiltà. Queste persone, come è stato ricordato da Umberto Laurenti (vice presidente dellAssociazione Svegliamoci Italici) si debbono annoverare tra gli italici e, grazie anche al loro apporto, alla loro contaminazione gli italiani potranno ritrovare slancio in un mondo futuro che nella sua complessità sarà sempre più inter-connesso alla ricerca di punti di incontro e di valori condivisi, ed ha concluso : La cultura italica è certamente più antica di quella italiana, e possiamo dire che siamo italiani da 150 anni ma italici da 2.500! E forse la salvezza per lItalia potrà venire non solo dallessere pienamente in Europa, ma grazie al contributo e sostegno, tutto da stimolare, motivare ed organizzare, da parte dei 250/300 milioni di Italici che sono sparsi nel mondo.






