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Il 22 ottobre sarà consultabile la graduatoria dei restauratori per la creazione dell'”albo dei professionisti”

da | 19 Ott 2018 | Formazione e Lavoro, Leggi e regolamenti

Dopo il crollo del tetto di San Giuseppe dei falegnami a Roma (30 agosto 2018), il Ministro Bonisoli aveva promesso di pubblicare numerosi bandi di concorso in vista della carenza del personale qualificato, addirittura entro il 2019. Intanto, un altro traguardo per gli “aspiranti restauratori” verrà raggiunto il 22 ottobre. Infatti, “i singoli candidati potranno verificare la propria posizione sulla piattaforma del Ministero ibox.beniculturali.it”, come dice una nota del Mibac, in seguito al bando “per l’acquisizione della qualifica di Restauratore di beni culturali” indetto nell’ormai lontano 2015. Il cosiddetto e tanto agognato “albo”, finora inesistente. Ma procediamo con ordine.

Il 22 giugno 2015 il Ministero per i Beni culturali pubblica il suddetto bando, con la promessa di una sorta di albo professionale previsto dall’articolo 182 del Codice dei Beni culturali. Devono essere verificati titoli ed esperienze lavorative (certificati dei lavori svolti con buon esito, diplomi di corsi regionali o di scuole statali e certificati di laurea). Il 30 ottobre dello stesso anno (dopo aggiustamenti in corsa) il bando si chiude, l’11 novembre viene costituita la commissione di valutazione.

Cominciano a accavallarsi rinvii su rinvii, fino a che il 31 maggio 2018 la commissione redige l’elenco provvisorio, il quale tuttavia non è stato ancora pubblicato.

Nel frattempo: “È stato pubblicato ad Aprile 2016 un bando di concorso ‘Mibact 500 per la cultura’ dove sono stati messi a concorso 80 posti in tutta Italia per il profilo di funzionario restauratore.” A parlare è la dott.ssa Alessia Zaccaria, restauratrice di opere d’arte, in una lettera pubblicata su AgCult. “Il bando prevedeva in totale 500 posti eventualmente da raddoppiare nel corso dei 3 anni in cui le graduatorie degli idonei dei vari profili sarebbero rimaste in vigore per gli scorrimenti. Tra le varie figure erano richiesti: Antropologi, demoetnoantropologi, funzionari di promozione e comunicazione, storici dell’arte, architetti, archeologi, archivisti e bibliotecari.”

Però, vi era “una forte incongruenza: veniva richiesto il possesso della qualifica di restauratore ex articolo 29 o ex art 182 del D.Lgs 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) al momento della domanda di partecipazione ossia la qualifica doveva essere stata ottenuta entro il giugno 2016 (all’epoca era la data in cui era prevista la fine dei lavori del ministero e la pubblicazione dell’elenco suddetto)”.

Sono sorti problemi con la verifica dei requisiti e la compilazione dell’elenco, portando all’ulteriore proroga di sei mesi, cui si sono andati sommandosi altri mesi e anni fino al 31 maggio 2018.

Ora arriviamo a noi: il 15 ottobre in una nota sul sito del Mibact si legge, “Il candidato potrà trovarsi in una delle tre posizioni di seguito elencate:

1) In possesso dei requisiti ex art. 182 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.(IDONEO)

2) Non in possesso dei requisiti ex articolo 182 del decreto legislativo del 22 gennaio 2004, n. 42: nella casella del singolo istante è inserita la/e motivazione/i del preavviso di rigetto, rispetto al quale lo stesso ha facoltà di presentare, secondo le indicazioni fornite nel preavviso, osservazioni e controdeduzioni, ma non integrazioni documentali, ai sensi del punto 4 delle Linee Guida Applicative approvate con DM del 13 maggio 2014, entro il termine di venti giorni naturali e consecutivi dalla data del 22 ottobre 2018; le eventuali osservazioni/controdeduzioni saranno valutate per determinare l’adozione dei provvedimenti definitivi (ESCLUSO CON PREAVVISO DI RIGETTO)

3) Inammissibile per incompletezza. (ARCHIVIATO)”

Più avanti nella sua lettera la dott.ssa Zaccaria, insieme ai “171 laureati e professionisti del settore che hanno fatto e stanno facendo numerosi sacrifici”, lamenta la trascuratezza in cui versa la categoria professionale cui appartiene: “Ci hanno lasciati soli, eppure molti di noi si trovano sospesi in un limbo, non sapendo come ma soprattutto quando saranno chiamati a lavorare”. Tuttavia, malgrado le disavventure, è proprio ora che si comincia ad alimentare la speranza.

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