Ne avevamo già scritto la scorsa settimana circa il tesoretto di Ordona; ora sappiamo che presto potrà essere esposto al pubblico. Custodito ormai da 53 anni al Museo Archeologico Nazionale di Taranto, è previsto un progetto di valorizzazione commisurato al suo valore artistico e storico. È il direttore del MArTA a comunicarcelo tramite unemail arrivata in redazione.
La situazione attuale del tesoretto di Ordona è tutt’altro che mirabile: le 147 monete tarì doro e un solido bizantino, riportati in superficie durante uno scavo archeologico nel 1965 e attualmente conservati presso i depositi del Museo tarantino, non sono mai stati esposti. Ma la lettera giunta ieri, a firma del Direttore del MArTA la dott.ssa Eva DeglInnocenti, chiarisce molti dei dubbi che ci eravamo posti in un precedente articolo. In primo luogo il valore storico-culturale effettivo del tesoretto: «Limportanza estrema di tale rinvenimento è costituita dal fatto che è lunico ad aver restituito una tale quantità di tarì imitativi di tipo arabo, monete assai rare, e che qui sono invece attestate da ben 147 esemplari».
Dal 2016 il tesoretto è in corso di studio in quanto allepoca del ritrovamento non fu pubblicato, da parte dello studioso R. Gurnet, un catalogo di tutti gli esemplari; fu raccolto un elenco sintetico e solo ad alcuni dei reperti ritenuti rappresentativi furono scattate delle foto. Ovviamente la ricerca, condotta dalla Prof.ssa Travaini e dal Dott. Sarcinelli, sarà pubblicata non appena ultimata in un volume con lintera documentazione grafica e fotografica.
Ma conoscere questo tesoretto unicamente sfogliando delle pagine non basta e il MArTA lo ha capito. Infatti, è previsto un progetto mirato a valorizzazione il tesoretto: «[ ] compatibilmente con gli impegni previsti dallattuale programmazione culturale del Museo, il contesto sarà oggetto dapprima di una mostra temporanea in unapposita sala, per poi entrare a far parte dellesposizione permanente, verosimilmente nella sala XXV del Museo, corrispondente alla sezione di archeologia tardo-antica e medievale».
Ora bisognerà far sapere all’assessore Papagno del comune di Ordona che le 147 monete d’oro e il solido bizantino non torneranno ad Ordona nel nuovo museo, ma almeno non rimarranno confinate nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Probabilmente non torneranno ad Ordona neppure i frammenti di tessuti decorati appartenuti al corredo di un guerriero daunio, ritrovati in una tomba di fronte al museo, ora in attesa di assegnazione allIstituto Superiore del Restauro a Roma.






