I “tesori” di Ordona: una valorizzazione ancora da fare?

da | 12 Ott 2018 | Arte e Cultura, Promozione e valorizzazione

[@ immagine di Herdonia Museo Archeologico: dettaglio di alcune monete del tesoretto]

L’Italia… si riesce sempre a trovare qualcosa scavando nel terreno. Tra gli anni ‘60 e gli anni ’70 furono molti gli scavi archeologici, anche nei piccoli centri come Ordona: un piccolo comune della provincia di Foggia. Proprio vicino all’odierna città pugliese si trovano i resti di Herdonia, una città romana del II secolo a.C. che ha una rilevanza archeologica di non poca importanza. Ma c’è anche dell’altro: Ordona porta con sé i segni del medioevo, come la domus imperiale ricostruita dagli Svevi.

Uno scavo archeologico condotto dal professore Joseph Mertens nella zona dell’anfiteatro di Herdonia, a cavallo tra il 1960 e il 1970, ha riportato alla luce un piccolo tesoretto medievale di 148 monete d’oro di tipo musulmano e bizantino contenute in una brocchetta (recentemente è stata fatta una scoperta simile nella città di Como: unritrovamento di 300 monete d’oro che gioverà sicuramente al museo comasco). All’epoca gli unici depositi di beni culturali erano nelle città principali e, quindi, venne automatico spostare il tesoretto da Ordona a Taranto. Tutt’oggi, infatti, queste monete sono custodite al Museo Archeologico di Taranto ed è un peccato che il museo di Ordona non possa beneficiarne.

Il museo di Ordona è una realtà nata da poco; nel 2015 l’ente comunale ha avviato un progetto per l’istituzione di un museo che poi è stato inaugurato il 26 aprile del 2017. Come ha asserito durante una nostra intervista il dott. Francesco Papagno, Assessore alla Cultura di Ordona, il progetto non prevedeva l’esposizione di materiale archeologico: non era stato lasciato spazio alla musealizzazione dei reperti. Dall’anno scorso, però, sono state avviate alcune procedure per far tornare nel luogo del ritrovamento alcuni materiali, tra cui il tesoretto, e per ampliare le possibilità espositive del museo. In quarant’anni questo tesoretto non è mai stato mostrato al pubblico. Pubblico che non saprà neanche della sua esistenza, poiché le monete d’oro, presumibilmente classificate come oggetto di studio, dovrebbero essere confinate in un deposito del MarTA.

Di certo è un peccato pensare che reperti con un alto valore storico-culturale siano inaccessibili. Sarebbe logico pensare, inoltre, che a beneficiare dei reperti siano le stesse città in cui sono stati ritrovati. Ma anche se logico, non significa che si possa fare o che sia bene per la divulgazione e la valorizzazione. Una grande città, per il maggiore numero di visitatori, ha sicuramente più possibilità di valorizzare un reperto. Ma con una esposizione.

Di reperti in altre città Ordona se ne intende, come i ricami del guerriero. Stiamo parlando di frammenti di tessuti decorati appartenuti al corredo di un guerriero daunio, ritrovati in una tomba di fronte al museo di Ordona. E anche in questo caso, non è Ordona ad avere l’assegnazione. Si trovano, in attesa di assegnazione, all’Istituto Superiore del Restauro a Roma.

Tuttavia, c’è un ultimo discorso da affrontare quando si parla di Ordona: la città di Herdonia. L’urbe romana, già citata in precedenza, haun’estensione di 25 ettari circa. «Nel corso degli anni – ha asserito Papagno – si sono fatti degli scavi solo su 3 ettari di questi 25. È stato bloccato tutto perché c’è un contenzioso ancora in essere con i proprietari di quei terreni». Bisognerebbe scavare e trovare i segreti che nascondono quegli ettari, ma anche se i beni appartengono allo Stato, si trovano pur sempre su un terreno privato. E si sa, la voglia di cultura non basta in questi casi.