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“La proprietà privata merita di essere tutelata offline e online”

da | 14 Set 2018 | Formazione e Lavoro, Leggi e regolamenti

438 europarlamentari il 12 settembre si sono trovati d’accordo riguardo alla Riforma sul diritto d’autore, mentre 226 sono stati contrari e 39 si sono astenuti dal voto, a fronte dei 318 contrari, 278 favorevoli e 31 astenuti del 5 luglio. Ora si procede con Consiglio e Commissione Ue a elaborare il testo legislativo da proporre ai governi membri, ma dovranno cercare di concludere entro l’imminente fine della legislatura, che si rinnoverà nelle elezioni tra il 23 e il 26 maggio 2019, altrimenti potrebbero insorgere nuovi ostacoli alla direttiva con la nuova legislatura. Come abbiamo già descritto
http://www.qaeditoria.it/details.aspx?idarticle=87061
la parte più scabrosa della direttiva riguarda gli articoli 11 e 13, il primo prevede il consenso dell’editore (e la conseguente remunerazione) previa pubblicazione online degli articoli da parte delle piattaforme persino nelle anteprime degli aggregatori di notizie (una specie di link tax), l’altro invece impone alle piattaforme suddette di installare un “filtro preventivo” per vagliare i contenuti caricati dagli utenti e bloccare quelli coperti dal copyright (provvedimento questo salutato con entusiasmo dal mondo della musica).
“Senza il necessario consenso tra gli eurodeputati alle nuove regole sul diritto d’autore in rete, rischiamo di vedere demolita l’industria culturale europea, che rappresenta la nostra identità, e quindi anche di essere colonizzati e condizionati dalle multinazionali Usa del digitale, come dalla Cina e dalla Russia”, ha dichiarato il Presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, in mattinata prima del voto. “Siamo davanti a una occasione in cui l’Europarlamento deve dimostrare di saper legiferare senza farsi condizionare dagli interessi di colossi della Rete”, ha proseguito sottolineando, “non solo con la direttiva sul copyright, ma introducendo poi anche una web tax per tassare adeguatamente i loro profitti e nuove regole per contrastare i paradisi fiscali usati per eludere o evadere le imposte”.
Sono insorti, invece, i pentastellati. “Pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini” secondo l’europarlamentare Isabella Adinolfi, “con la scusa della riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Il testo approvato oggi dall’aula di Strasburgo contiene l’odiosa link tax e filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti. È vergognoso! Ha vinto il partito del bavaglio”. Per il vicepremier italiano Luigi di Maio saremmo finiti in uno “scenario da ‘Grande Fratello’ di Orwell”.
La pensa diversamente il relatore del provvedimento (eurodeputato tedesco della Cdu) Axel Voss: “La proprietà privata merita di essere tutelata offline e online”. E poi, sempre durante il dibattito all’Europarlamento: “Vogliamo evitare che continui lo sfruttamento dei nostri autori europei. Siamo alla mercè delle grandi imprese di internet che guadagnano molto grazie alle opere dei nostri artisti europei”.
Anche Antonio Tajani ha rassicurato, dopo la votazione: “Non c’è nessuna minaccia a Wikipedia, non c’è nessuna minaccia alla libertà. Anzi: c’è una richiesta per dare delle regole chiare per garantire la libertà, per garantire l’identità europea, per garantire il prodotto europeo, per garantire i consumatori che devono avere notizie certe e non fake news”.

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