Il compleanno di Goethe. Un Grand Tour in oggetti e immagini.

da | 31 Ago 2018 | Arte e Cultura, Promozione e valorizzazione

“Sono venuto al mondo a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 al suono delle campane di mezzogiorno”, scrive nella sua autobiografia il grande poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe. E così alla Casa di Goethe di via del Corso a Roma (l’unico museo tedesco fuori della Germania), come si fa da sempre in grande stile al Goethe Museum di Weimar, Francoforte e Düsseldorf nel giorno del compleanno , si è festeggiato brindando con il “Wurzburger Stein” il vino tedesco preferito di Goethe. Che amava il vino, se lo faceva mandare anche alle stazioni termali di Marienbad e di Karlsbad. “Beveva dalle due alle tre bottiglie di vino al giorno. E alla mattina cominciava con il marsala…ma lo reggeva bene e lo sapeva”, ha ricordato Dorothee Hock accogliendo gli ospiti alla Casa di Goethe che dal ’97 occupa gli spazi nei quali il poeta al suo arrivo a Roma nel 1786 venne ospitato dal pittore Tischbein. Quindi secondo gli standard attuali Goethe potrebbe essere considerato un “alcolista”. Certo i parametri sono cambiati tanto quanto il mondo di oggi è diverso da quello di ieri.
Dunque una giornata all’insegna della festa a via del Corso, un brindisi e un incontro fra amici alla fine dell’estate (sul tavolo c’era anche un album per la firma come si conviene in questi casi), ma anche la possibilità di visite guidate gratuite alla collezione permanente e alla mostra “Robert Gschwantner La cascata e il lago” ospitata fino al 23 ottobre nelle sale del Museo. “Un Grand Tour in oggetti e immagini”, è il sottotitolo della rassegna, curata da Maria Gazzetti, dell’artista austriaco nato nel ’68, che dopo lunghi soggiorni a Vienna e a Rotterdam, comincia la sua attività nel ‘95 proprio a Roma dove ha vissuto una decina d’anni. Al centro del suo lavoro l’intervento dell’uomo sulla natura e le conseguenti modifiche che determina a partire da due paesaggi che rimandano all’antichità la “Cascata delle Marmore” in prossimità di Terni e “Portus” a Fiumicino, vicino a Roma.
Ciò che attrae l’artista sono i paesaggi acquatici, laghi, isole, canali trasformati dall’intervento dell’uomo. Paesaggi che assumono forme diverse da quelle naturali. Ma l’acqua è l’elemento costante che conserva la struttura geometrica dei luoghi, e proprio l’acqua ritorna nei suoi “oggetti immagini”. Quadri composti da innumerevoli tubicini in PVC trasparenti e colorati in cui scorre l’acqua raccolta in quei luoghi magici che si riflette su fondi specchianti. A seconda dell’angolatura scelta, appaiono paesaggi reali e immaginari, storici e fantastici. O quelli ideali del pittore classico Johan Christian Reinhart. Che si scoprono grazie al fatto che i paesaggi si trovano sul retro del disegno astratto. Sempre diversi come in un caleidoscopio in cui astrazione e realtà si fondano in un’unica immagine. Nei lavori esposti nelle ultime sale non ci sono più quadri ma arazzi, stuoie, finemente intrecciati con i consueti tubicini che riportano alla luce storie di tempi lontani, che lasciano affiorare ruderi e scorci che riemergono dalla memoria. “Paesaggio alla Serpentara con pastori e bovini” (e l’acqua della Cascata delle Marmore), “Constantinus” (e l’acqua del lago di Traiano).
Il percorso inizia col ciclo “Childe Harold’s pilgrimage” (Il pellegrinaggio del giovano Aroldo), dedicato alla Cascata delle Marmore, creata da ingegneri romani nel 271 a. C. E qui il rimando è a un poema in versi intrisi di ideali di libertà, scetticismo e malinconia romantica di Lord Byron che nel 1817 visita la Cascate delle Marmore definendola “orribilmente bella”. Un luogo che ha affascinato altri scrittori e artisti nel loro Grand Tour per l’Italia come Charles Dickens e Johann Gottfried Seume.
Al ciclo delle Marmore si aggiunge “The reflected hexagon”, una ricerca su “Portus”, l’antico porto di Traiano, fra Ostia Antica e Fiumicino, che si aggiungeva all’altro porto imperiale di Claudio, inaugurato da Nerone nel 64 d. C. , non più sicuro perché soggetto a un progressivo insabbiamento. Il nuovo bacino di forma esagonale (come sarà l’aeroporto di Berlino Tegel), scavato per intero nella terraferma, collegato al Tevere mediante un sistema di canali, fu progettato da Apollodoro di Damasco, i lavori durarono dodici anni, dal 100 al 112. L’opera venne considerata il maggior complesso portuale del mondo antico. E per consentire lo sfogo delle acque del Tevere verso il mare, liberando Roma dal flagello delle inondazioni ricorrenti, vennero aperte delle fosse tra cui la “Fossa Traiana”, l’odierno Canale di Fiumicino.
Ai quadri, dalla struttura molto particolare, si accompagnano libri antichi e un video realizzato in collaborazione con Giorgio Cappozzo che sovrappone il silenzio del sito archeologico dell’antico “Portus” ai rumori e ai movimenti dell’aeroporto tedesco, crocevia di scambi, relazioni e culture diverse.
Casa di Goethe, Via del Corso 18. Orario: tutti i giorni 10.00-18.00, chiuso il lunedì. Fino al 23 ottobre 2018. Informazioni: tel. 06-32650412 e www.casadigoethe.it