Vienna, furto al MAK: rubato il collier della regina Nazli d’Egitto

da | 31 Ago 2026 | Arte e Cultura

Realizzata nel 1939 con oltre 600 diamanti, la collana firmata Van Cleef & Arpels avrebbe un valore stimato di circa 3,7 milioni di euro

Un prezioso collier di diamanti appartenuto alla regina Nazli d’Egitto è stato rubato al MAK, il Museo di arti applicate di Vienna. Due uomini hanno infranto con un martello la vetrina che custodiva il gioiello e sono poi riusciti a fuggire. Il monile, realizzato nel 1939 dalla maison parigina Van Cleef & Arpels, pesa oltre 200 carati ed è composto da 673 diamanti.
Dieci anni fa era stato venduto all’asta a New York per 4,3 milioni di dollari, pari a circa 3,7 milioni di euro. I due presunti responsabili sono ricercati a livello internazionale.

Il furto al MAK

Il furto è avvenuto poco dopo le 14 di giovedì 27 agosto. Secondo le ricostruzioni, i due uomini sono entrati regolarmente al MAK di Vienna fingendosi normali visitatori e acquistando il biglietto. Una volta raggiunta la sala della mostra, hanno infranto con un martello la vetrina che proteggeva il collier. I due hanno quindi preso il gioiello e sono riusciti a lasciare il museo prima dell’intervento delle forze dell’ordine. I presunti responsabili sono ancora ricercati e il Landeskriminalamt, l’Ufficio criminale regionale di Vienna, ha diffuso le loro fotografie.

Il collier di diamanti della regina Nazli

Presentato da Van Cleef & Arpels come «un pezzo iconico monocromatico che incarna il trionfo della gioielleria bianca», il gioiello rubato a Vienna fu commissionato dalla regina Nazli d’Egitto, insieme a una tiara coordinata, in occasione delle nozze della figlia Fawzia con il principe ereditario iraniano Mohammad Reza Pahlavi, futuro scià di Persia.
Realizzato dalla maison parigina nel 1939 in stile Art déco, il collier pesa oltre 200 carati ed è composto da 673 diamanti rotondi e con taglio baguette, disposti secondo un motivo a raggiera. La polizia viennese ha confermato l’identità del gioiello senza fornire indicazioni sul suo valore. Secondo la banca dati della casa d’aste Sotheby’s, dieci anni fa il collier fu battuto a New York per 4,3 milioni di dollari, pari a circa 3,7 milioni di euro.

Il Mak nella bufera

A tre giorni dal colpo è emerso il nodo della sicurezza al MAK. Una visitatrice, intervistata dalla «Presse», ha sostenuto che all’ingresso non ci fossero controlli sulle borse e che, dopo la rottura della vetrina, non fosse scattato alcun allarme.
La direttrice generale del MAK, Lilli Hollein, aveva invece parlato di «altissimi standard di sicurezza» e di un articolato piano predisposto per la mostra.
Dopo il furto il MAK ha rafforzato i controlli, installando metal detector e introducendo l’obbligo di lasciare borse e zaini al guardaroba. Le misure resteranno in vigore almeno fino alla chiusura della mostra, prevista per il 27 settembre, e potrebbero essere prorogate.

Un’estate nera per i furti d’arte

Il colpo di Vienna è solo l’ultimo di una serie di furti d’arte che hanno segnato l’estate. Poche ore prima, al Museo Archeologico di Villena, in Spagna, i ladri avevano portato via in appena quattro minuti circa dieci chili di manufatti in oro, argento, ferro e ambra del celebre Tesoro di Villena. A Ferragosto era stato invece colpito il Museo Accascina, con il furto di sei opere di Antonello da Messina, tra cui tre tavole del Polittico di San Gregorio del 1473. A fare da precedente resta anche il clamoroso colpo al Louvre, dove meno di un anno fa erano bastati sette minuti per sottrarre dalla Galerie d’Apollon otto gioielli appartenuti a Napoleone, dal «valore inestimabile». Ritrovati,invece, i dipinti di Renoir, Cézanne e Matisse sottratti lo scorso marzo alla Fondazione Magnani-Rocca.