Al Grand Palais Ephémère di Parigi si è ufficialmente aperto il Festival du Livre, con l’Italia ospite d’onore.
“Sono estremamente felice di essere qui perché sono un convinto assertore della civiltà del libro e del valore dei libri”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, inaugurando il Padiglione Italia al fianco del sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’assessore alla Cultura del comune di Roma, Miguel Gotor, il presidente dell’associazione italiana editori Ricardo Franco Levi e l’ambasciatrice d’Italia in Francia, Emanuela D’Alessandro.
Salutando il pubblico parigino, prima del taglio del nastro tricolore, Sangiuliano ha ricordato le parole di Sergio Mattarella (che in un’intervista al Corriere della Sera aveva auspicato “un Rinascimento europeo”, in nome della cultura) e ha voluto ribadire che “ i libri sono veicolo di conoscenza”.
Inaugurazione invece più artistica quella scelta da Vittorio Sgarbi, che ha presentato il quadro Tolomeo II discute la traduzione in greco del Pentateuco con gli studiosi ebrei, del pittore barocco Spadarino, esposto per l’occasione nel padiglione italiano del salone.
Prima di una breve analisi storico-descrittiva dell’opera “potentemente letteraria e umanistica, punto di congiunzione tra arte e letteratura”, il sottosegretario alla Cultura si è abbandonato a qualche ricordo personale. “Io e Giordano Bruno Guerri (anche lui presente al festival) siamo gli unici qui ad essere stati presenti anche 21 anni fa”, quando l’Italia, anche allora ospite d’onore del salone parigino, si ritirò in seguito alle contestazioni contro il governo di Silvio Berlusconi. “Essere qui è un po’ anche una vendetta – ha detto Sgarbi – allora fummo aggrediti dai centri sociali, ci accusavano di essere dei fascisti. Non siamo e non fummo mai fascisti”.
Italia e Francia: un ‘legame indissolubile’
Allestito nella parte più luminosa e spettacolare del Grand Palais Ephémère, con vista mozzafiato sulla Tour Eiffel, il Padiglione Italia è delimitato da grandi arcate bianche che richiamano le forme del Palazzo della Civiltà italiana all’Eur (il cosiddetto Colosseo quadrato). Sulla scena centrale, una coloratissima riproduzione della Scalinata di Trinità dei Monti, collocata proprio nell’asse della Dama di Ferro. Come se due monumenti così simbolici di Parigi e Roma potessero guardarsi e parlarsi.
E proprio sulla “profondità” e sulla “continuità” delle relazioni tra Italia e Francia, unite “in un intreccio storico e culturale indissolubile” si è soffermato il Ministro della Cultura, ripercorrendo alcune tappe di questo legame, tra cui l’esposizione degli impressionisti francesi, organizzata nei 1910 a Firenze: “I giornalisti di allora dissero che quelle opere non erano arte, e sbagliarono. Questo ci insegna la cultura: ad aprire la mente e volgere lo sguardo sempre un poco oltre la linea del visibile”.
Sangiuliano ha anche omaggiato i grandi autori della letteratura d’Oltralpe: Chateaubriand, De Maistre, ‘l’immenso Flaubert’, Victor Hugo e Jean- Paul Sartre, dove ha trovato “pensieri interessanti”. In cima alla lista degli autori che predilige c’è poi Balzac, per via del pamphlet “Les journalistes”.
Il successo dell’editoria italiana all’estero
La presenza dell’Italia come ospite d’onore al festival parigino è da riferirsi ai successi nella vendita dei diritti di traduzione in Europa: dal 2001 a oggi, sono passati da 1.800 a 8.586, ovvero “dal 4 al 12 per cento”, certifica Ricardo Franco Levi, presidente Aie, l’associazione di categoria. “Sempre di più l’editoria italiana riesce a imporsi sui mercati internazionali ed europei in particolare, con i propri autori”.
Circa cinquanta gli scrittori e le scrittrici della squadra italiana invitati al Grand Palais Ephémère. Nomi già bestseller e amatissimi dai francesi come Alessandro Baricco, Erri De Luca, il premio Strega Antonio Scurati, Paolo Rumiz, Paolo Cognetti, Giancarlo De Cataldo, ma anche ‘italiani di Parigi’ come Andrea Marcolongo, Giuliano Da Empoli (arrivato nella finalissima dell’ultimo Prix Goncourt con il Mago del Cremlino) e Emanuele Coccia.
Primo italiano ad essere stato accolto nella ristretta cerchia degli “Immortali” dell’Académie française, Serra – ex diplomatico – ha aperto gli incontri con gli autori organizzati nel padiglione Italiano con un personale excursus sulle relazioni tra Italia e Francia, invitando a mettere finalmente da parte questa relazione “tra cugini”, portatrice di non pochi cliché e trappole retoriche, e a rifondare una relazione profonda, più “reale”.
Una vetrina partenopea
Nel parterre, oltre all’ambasciatrice d’Italia Emanuela D’Alessandro, anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: dopo la settimana italiana al salone del Libro, comincerà a Parigi una stagione napoletana. “Napoli è protagonista dello scenario culturale ben oltre i suoi confini. A Parigi in queste ore è cominciato un lungo periodo che vede le diverse espressioni artistiche della nostra città al centro dell’attenzione mondiale”, ha dichiarato il primo cittadino indicando la vetrina degli scrittori napoletani, il modello Biblioteca-Albergo dei Poveri, e la mostra di Capodimonte al Louvre. “Tutti fattori che confermano la grande attrattività di Napoli e premiano il lavoro che stiamo portando avanti in sinergia con le altre istituzioni nazionali e locali”.
Sangiuliano ha, infine, sottolineato il legame tra le due città, facendo propria la tesi di Stendhal sulle due vere capitali di Europa: Napoli e Parigi.






