Biennale di Venezia, boom di visitatori. Il primo giorno, 10mila persone

da | 15 Mag 2026 | Appuntamenti, Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Sta facendo discutere il Padiglione dell’Austria, con la curatrice Florentina Holzinger

 

Boom di visitatori alla Biennale Arte 2026, In Minor Keys di Koyo Kouoh. Sabato 9 maggio è stato il primo giorno di apertura al pubblico – nelle sedi dei Giardini e dell’Arsenale – e sono stati registrate circa 10mila persone, con una crescita di circa il 10 per cento in più rispetto alla prima giornata della Biennale Arte 2024.

Crescita anche per gli accreditati

Bilancio positivo anche nei quattro giorni precedenti di pre-apertura (5-8 maggio): gli accreditati sono stati 27.935, con una crescita del 4 per cento sui giorni di pre-apertura del 2024. I giornalisti presenti alla pre-apertura sono stati 3.733, di cui 2.641 della stampa internazionale (70 per cento del totale). L’Esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 22 novembre 2026.

La donna batacchio al Padiglione dell’Austria

Il Padiglione dell’Austria sta sicuramente facendo discutere. La curatrice, Florentina Holzinger, a ogni ora tra le 12:00 e le 18:00 presenta una performance con una donna nuda che sale su una corda, raggiunge l’interno di una campana e diventa un vero e proprio batacchio umano. La donna ondeggia a testa in giù durante i rintocchi. Non solo. Si può vedere anche una donna nuda in una vasca attaccata a un tubo in modo da poter respirare; inoltre, come sottolineano varie testate, l’acqua della vasca è costituita da un filtraggio dell’urina dei visitatori nei bagni chimici. Ancora, una donna sempre nuda che guida una moto d’acqua e una sorta di deposizione di Cristo su performer arrampicate su strutture verticali. Dunque, acqua, religione e corpi femminili si intrecciano.

I temi di Florentina Holzinger

Fondendo danza, teatro e performance, l’artista austriaca Florentina Holzinger utilizza la sua ricerca pluriennale sull’acqua – come soggetto e come simbolo – come punto di partenza per un’esplorazione del corpo umano in un paesaggio in radicale mutamento, in cui natura e tecnologia entrano in collisione. Mentre trasforma i fluidi corporei dei visitatori in ambienti abitabili per i performer del padiglione austriaco, Holzinger propone un’installazione sotto forma di organismo-macchina, in cui azione e conseguenze sul corpo vengono negoziate. Parco divertimenti subacqueo, impianto di depurazione ed edificio sacro, Seaworld Venice complica i dualismi tra purezza e inquinamento, peccato ed espiazione, rendendo visibili i rifiuti sottratti allo sguardo. In un (eco)sistema fuori controllo, i rituali sono ritenuti necessari per ristabilire l’ordine e così lo sporco deve essere evocato. Allagamenti causati dall’azione umana, vite vissute nei rifiuti altrui, segugi robotici che guidano verso il futuro. Temi che riguardano Venezia ma tutto il pianeta: le alluvioni, l’innalzamento dei mari dovuto al surriscaldamento, il turismo fuori controllo e i rifiuti.

Dalla Mongolia, medaglia dell’Amicizia, al Presidente della Biennale

La Russia – la cui presenza era stata oggetto nei giorni scorsi di un vero e proprio caso politico – propone all’esterno tre monitor con le performance, ma per il momento sembra non riscuotere molto gradimento.  Invece, in occasione della presenza del Padiglione Mongolia all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, l’8 maggio il Ministro della Cultura, dello Sport, del Turismo e della Gioventù della Mongolia, Aldarjavkhlan Jukov, con decreto del Presidente della Mongolia, Khurelsukh Ukhnaa, ha consegnato al Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, la medaglia Nairamdal (dell’Amicizia), “per il suo significativo contributo al rafforzamento e allo sviluppo delle relazioni amichevoli e della cooperazione tra la Mongolia e la Repubblica Italiana”. Con la mostra Entanglements: Connectivities Across Borders (Squero Castello, Salizada Streta 368), la Mongolia, la cui prima partecipazione è avvenuta nel 2015, è alla sua sesta partecipazione alla Biennale Arte.

Le votazioni

Con l’apertura al pubblico, si aprono le votazioni per i Leoni dei Visitatori della 61ª Esposizione Internazionale della Biennale d’Arte di Venezia, per un artista partecipante alla Mostra Internazionale In Minor Keys di Koyo Kouoh e per una Partecipazione Nazionale dell’Esposizione, sulla base delle preferenze espresse dal pubblico. Possono votare i titolari di biglietto che hanno visitato entrambe le sedi di mostra (Giardini e Arsenale). La visita delle due sedi sarà comprovata dal tracciamento effettuato dal sistema di biglietteria. All’esito della verifica dell’utilizzo del biglietto per entrambe le sedi, la Biennale invierà via email, da 24 ore dopo l’accesso alla seconda sede, il link per l’espressione del voto. Il sistema di voto garantisce l’anonimato. Il titolare del biglietto potrà esprimere un solo voto per ciascuno dei due premi, in un’unica sessione. Il voto è aperto per tutta la durata della manifestazione dal 9 maggio al 22 novembre 2026 e i risultati saranno proclamati a conclusione dell’Esposizione. Per il Leone destinato a un artista partecipante, i collettivi di artisti verranno identificati come singoli partecipanti, come da lista ufficiale Mostra In Minor Keys. Al Leone dei Visitatori per una Partecipazione Nazionale concorrono tutte le Partecipazioni Nazionali presenti.

In ricordo di Koyo Kouoh

Dopo la prematura scomparsa di Koyo Kouoh a maggio 2025, con il pieno sostegno della famiglia, La Biennale di Venezia ha deciso di realizzare la Mostra secondo il progetto da lei ideato, per preservare, valorizzare e diffondere le sue idee e il lavoro svolto. Koyo Kouoh, nominata Direttrice artistica del Settore Arti Visive nel novembre 2024, aveva infatti già sviluppato il progetto curatoriale, definendo testo teorico, artisti e opere, catalogo, identità grafica e architettura degli spazi, dialogando costantemente con gli artisti da invitare. Il titolo scelto per la 61ª Esposizione è In Minor Keys, come indicato nel testo curatoriale da lei trasmesso al Presidente della Biennale l’8 aprile 2025. La mostra è realizzata con il contributo del Team selezionato da Koyo stessa: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira e Rasha Salti (advisor); Siddhartha Mitter (editor-in-chief); Rory Tsapayi (assistente alla ricerca).

Un lavoro culminato in una riunione guidata dalla stessa Curatrice, svoltasi a Dakar nell’aprile 2025 presso RAW Material Company (centro culturale fondato da Kouoh). “Durante quella settimana a Dakar – ha dichiarato il Team di Koyo – abbiamo posto le basi della 61ma edizione della Biennale Arte. Abbiamo mappato pratiche e progetti, ricavato motivi attorno ai quali organizzare la Mostra e i pilastri su cui fondarla. Temi come l’incantamento, la fecondità e la condivisione, nonché pratiche generative indirizzate alla collettività, sono emersi in modo naturale. L’ultimo giorno, certa di aver raggiunto l’obiettivo più difficile, Koyo ha assegnato a ciascuno di noi una missione. La Mostra ormai aveva assunto forme concrete, non era più solo un’idea o un’intenzione. Riuscivamo a sentire la musica che con tanta grazia Koyo aveva composto insieme a noi sotto l’ombra protettiva di un generoso albero di mango”.

Buttafuoco: “La gioia di un’arte autentica”

“La gioia di un’arte autentica, che tanto somiglia alla vita vera” – ha commentato il Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. “Le pagine di In Minor Keys, che Koyo trasmise alla Biennale quasi un anno fa, rappresentano un saggio fulminante della sua pratica curatoriale e distillano, parola per parola, l’idea precisa e cristallina della sua idea di mostra. Che nel concetto proprio della semina Koyo ci ha consegnato, e che per il tramite dei suoi insegnamenti il suo Team e La Biennale di Venezia offrono da oggi al mondo. È una Mostra permeata di spirito, di una sacralità che rimette al centro la persona, che ritrova il senso dello stare al mondo riprendendo le misure, rispetto agli elementi della terra, e guardando di nuovo il cielo. Un percorso, quello di Koyo Kouoh, che recupera i rapporti umani, nati nei cortili e nel vicinato urbano. Le piccole cose, che sono grandi. La dimensione umana, misura di tutto, che una parte di mondo, quello più opulento e sazio, identificato nella parola ‘Occidente’, da tempo ha perso di vista, smarrito. Giunge quindi dalla dinamo dell’Africa e da una delle sue voci più importanti il sussurro che ci riconduce all’essenziale, che ravvisa nell’uso delle nostre stesse mani la condizione più felice. Una rivelazione che ci riporta a terra, al nostro corpo, ai nostri sensi. All’umiltà verso ciò che è più grande e non va spiegato, solo intuìto”.

Poetry Caravan

Nel programma ideato sono proprio le performance che contribuiscono a porre al centro il corpo come mezzo di conoscenza, guarigione, memoria e conoscenza. Nei Giardini della Biennale è andata in scena anche una processione di poeti ispirata al Poetry Caravan, il viaggio intrapreso da Koyo Kouoh con nove poeti africani da Dakar a Timbuktu nel 1999. La performance rende omaggio alla memoria di Koyo e ai griot, custodi delle storie del popolo e portatori di sapere e potere. Nei Giardini della Biennale, i poeti hanno formato un coro collettivo, esprimendo il potere della parola e favorendo una dimensione di guarigione spirituale.

L’importanza del corpo

Per restare in tema di corpo, il programma ‘Parco aperto 2026’ presenta un pomeriggio all’insegna della Danza per vivere insieme il corpo in libertà: domenica 17 maggio, dalle ore 15:00 il Pattinodromo Arcobaleno del Parco Albanese (Mestre-Bissuola) torna a ospitare il nostro Happening con 12 Scuole di Danza del territorio. E per chi vorrà mettersi in gioco, due laboratori creativi inviteranno bambine, bambini, adulte e adulti a esplorare nuove modalità di relazione con se stessi e con gli altri, dando vita anche a un vero e proprio alfabeto corporeo.