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Tra Italia e India c’è un ruolo positivo per la cultura

da | 7 Mar 2023 | Arte e Cultura, Istituzioni, Istituzioni, Soft Power italico

L’eco e lo spazio dedicato dai media (non solo italiani) alla recente missione in India guidata dal Presidente del Consiglio Meloni conferma, qualora ce ne sia ancora bisogno, che la rilevanza di un evento dipende dall’intensità e dai contenuti piuttosto che dalla sua durata.
Nell’arco di poco più di 24 ore e grazie ad un paziente ed efficace lavoro preparatorio politico-diplomatico, si sono, infatti, conclusi significativi accordi ed avviati promettenti progetti di collaborazione industriale, tanto da trasformare ed elevare le relazioni bilaterali tra i due Paesi a livello di “Partenariato strategico”.
Oltre a considerazioni di ordine geopolitico o geoeconomico – già ampiamente riportate dai reportages o dai commentatori nazionali ed internazionali – si vuole qui evidenziare un aspetto che ci sembra centrale in una prospettiva di rinnovamento nelle strategie delle relazioni con l’estero del nostro Paese.
Infatti, alle motivazioni di ordine geopolitico che spingono l’Italia a costruirsi un proprio ruolo nell’area dell’Indo-Pacifico (da affiancare ad un auspicabile maggiore attivismo dell’UE) nonché alle prospettive geoeconomiche scaturite da iniziative di investimenti congiunti (in infrastrutture o in settori quali energia, agroalimentare, difesa e comunicazione/tecnologia), si è venuto prepotentemente ad affiancare un valore tradizionale ma nel contempo nuovo nelle relazioni bilaterali con l’estero, al punto che potremmo identificare una nuova materia di insegnamento: la geocultura !
A conferma della crescente rilevanza del softpower culturale nei rapporti internazionali, basti riprendere il testo dell’intervento del Presidente Meloni quale ospite d’onore all’apertura della Raisina Conference (https://www.youtube.com/watch?v=O7xZF7IEF64).
Di fronte a rappresentanti istituzionali ed esperti di geopolitica e di geoeconomia, il capo del governo italiano ha ripetutamente e volutamente sottolineato l’importanza dei valori identitari e della rilevanza delle complementarietà culturali tra i Paesi come strumento non solo per superare le preoccupanti crescenti incertezze che contraddistinguono i nostri tempi, ma anche per individuare percorsi volti a riannodare dialoghi e promuovere gli effetti positivi del multilateralismo in termini di sviluppo e pace.
Emblematiche al riguardo le ultime parole del lungo intervento a Nuova Delhi in cui l’on.le Meloni afferma che
“Ogni Nazione può essere un faro, con la ricchezza e l’orgoglio della propria tradizione e identità. I fari non si oscurano a vicenda, ma possono brillare insieme e aiutare tutti noi a navigare in acque agitate”.
Un’ efficace sintesi ad esaltazione della complementarietà valoriale e di arricchimento reciproco tra culture diverse che, se valida in generale, è stata ampiamente sviluppata in ottica anche bilaterale nella relazione inaugurale del Raisina Dialogue.
Due ultime osservazioni in merito alle parole pronunciate in questa assise internazionale da parte del Presidente del Consiglio italiano.
La prima riguarda il riferimento alla scoperta a Pompei di una statuetta in avorio di origine indiana a conferma dei rapporti commerciali esistenti tra le due “penisole” oltre 2.000 anni fa.
La seconda si riferisce ai ripetuti richiami fatti circa l’importanza attribuita nel nuovo partenariato strategico tra India e Italia alla cooperazione universitaria, alla formazione e allo scambio di conoscenze scientifico-umanistiche.
In merito al reperto ritrovato tra le rovine di Pompei, fa piacere constatare come la scoperta sia avvenuta, in modo casuale ma simbolico, in uno dei luoghi più significativi ed emblematici della storia antica del nostro Paese. Un Parco patrimonio UNESCO la cui direzione è stata di recente affidata al Prof Gabriel Zuchtriegel – tedesco di nascita, naturalizzato italiano e “italico” di adozione – per un definitivo rilancio di questo primario sito archeologico a livello mondiale.
Nel caso della cooperazione nel settore dell’istruzione e della ricerca scientifica, si aprono spazi inesplorati di opportunità per sinergie formative, così come per collaborazioni progettuali e produttive in campi innovativi, tra le eccellenze accademiche e gli istituti di R&S italiani e un paese come l’India che conta, tra l’altro, il più alto numero di ingegneri al mondo. Studenti, docenti e ricercatori che dialogheranno probabilmente in una lingua terza (inglese) ma che coglieranno l’opportunità per sfruttare al meglio le straordinarie potenzialità offerte dall’ibridazione culturale frutto di tradizioni e approcci millenari differenti.
Da questi percorsi culturali congiunti potranno discendere fondamentali elementi favorevoli per promuovere la creazione e lo sviluppo di “joint ventures” produttive italiane in India così come auspicato negli accordi bilaterali testè firmati. Investimenti italiani che consentiranno non solo di accrescere (attraverso il “Made by Italy”) il grado di internazionalizzazione delle nostre imprese nel continente indiano ma anche di rispondere alla richiesta del governo indiano di favorire il processo di industrializzazione e modernizzazione domestico (contribuendo all’attuazione del programma di sviluppo economico indiano denominato “Make in India”).
Un dialogo che, in sintesi, si potrebbe concretamente sviluppare attraverso forme più autentiche ed equilibrate di cooperazione con l’applicazione della preposizione “WITH” posta dopo i verbi “made” o “make” …
E proprio il significato di “con” o “insieme” risulta essere alla base del nuovo “Piano Mattei” con cui l’Italia intende sviluppare nei prossimi anni un rapporto diverso con i suoi interlocutori del Sud del mondo.
Per l’Italia un importante “salto culturale” dal mero (seppure importante) obiettivo di incremento quanti- qualitativo dell’interscambio commerciale e dal lancio di nuove iniziative di promozione del pur prestigioso brand “made in”. Un’evoluzione strategica significativa che, nel caso dell’India, vede probabilmente anche il contributo di esperienze acquisite dall’Ambasciatore De Luca, per anni alla guida della DG per la Promozione del Sistema Paese al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale MAECI).
Un “Sistema Paese” che, per promuoversi in modo originale e competitivo in un contesto di globalizzazione in profonda trasformazione, deve potere contare non solo sul sostegno degli interventi di geopolitica o degli strumenti di geoeconomia ma anche sul crescente peso del soft power della cultura e, se volete, della Geocultura.

Carlo Barbieri – docente di Geoeconomia all’Università UNINT di Roma e socio fondatore dell’Associazione “Svegliamoci Italici”.

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