di Pedro Marroquim Senna
LA MÉRICA
Secondo lo storico Emilio Franzina, nel ritrarre il Veneto Ottocentesco, si poteva morire di fame poiché la carne bovina era un mito e il pane di farina di frumento era poco accessibile dato il suo prezzo elevato, essendo la polenta l’unico cibo per la classe contadina; inoltre il frazionamento di grandi proprietà rurali secondo un modello esclusivo di eredità, comportava la disponibilità di appezzamenti di terreno molto piccoli, spesso impraticabili per la sussistenza. Anche se in mezzo a tante incertezze, si avvia così la diaspora di intere comunità europee verso il continente americano.
LA KOINÈ VENETA IN BRASILE – IL TALIAN
In Brasile, la Legge n°3.353 del 1888, detta “Lei Áurea” [Legge Aurea], estinse la schiavitù e il nuovo contesto legislativo, favorì politiche migratorie adottate dal governo e sostituire il lavoro schiavo con quello salariato. Così l’Impero Brasiliano avviò programmi di immigrazione sovvenzionata, tramite cui venivano finanziati il viaggio e le spese iniziali degli immigrati in suolo brasiliano principalmente di quelli germanici ed italiani quest’ultimi incoraggiati sia dal governo Brasiliano che dal Regno d’Italia e addirittura dalla Chiesa. L’identità nazionale per quelli che hanno deciso di emigrare sarebbe stata ampiamente forgiata all’estero. Così, l’essere italiano si è consolidato più precocemente fuori che dentro il territorio italiano.
Sul totale di 1.243.633 italiani immigrati in Brasile dal 1876 al 1920, quelli settentrionali ne corrispondevano a circa il 50%, essendo il Veneto la regione d’origine di 365.710 persone che partivano con l’intenzione di stabilirsi definitivamente come piccoli proprietari di terre mentre gli immigrati provenienti dal sud Italia, invece, si trasferivano verso i centri urbani brasiliani, in cerca di lavoro nel commercio, settore edilizio o industriale, e avevano, in gran parte, l’intenzione di tornare dalla famiglia in Italia.
Nascono così le colonie di Nuova Milano (1875, RS); Nuova Trento (1876, SC); Antonio Prado (1886, RS); Nuova Venezia (1891, SC) e tante altre. La colonia più prospera fu quella chiamata Caxias do Sul, fondata nel 1875 e diventata municipio autonomo già nel 1890. Con circa 25.000 abitanti nel 1898, Caxias do Sul diventò il centro economico della regione coloniale italiana dello stato del Rio Grande do Sul.
Per un certo periodo, l’isolamento di queste comunità ha permesso il mantenimento della diversità dialettale locale. poi i dialetti meno rappresentativi furono gradualmente assimilati – e in parte dimenticati – e quello veneto con influenze lombarde ha prevalso come lingua franca. La coesistenza di questi dialetti fa sorgere così una nuova koinè macroregionale, il Talian, a cui si aggiunge naturalmente un’influenza portoghese, soprattutto nei neologismi.
DA REATI IDIOMATICI A LINGUE ASSUNTE
Con la presa ufficiale di posizione del Brasile nella Seconda Guerra Mondiale di fianco agli Alleati dal 1942, le lingue legate all’Asse furono proibite nel paese, ed il loro parlare considerato “reato linguistico”; l’uso di esse venne proibito in luoghi pubblici (il controllo in ambito privato non sarebbe stato fattibile), inclusa la sospensione di quotidiani, stazioni radio, libri ed altre manifestazioni culturali in tali lingue.
Con il Centenario dell’Immigrazione Italiana commemorato negli anni 1970, e il processo di re-democratizzazione del Brasile che culminò nella nuova Costituzione del 1988 (detta la “Costituzione Cittadina”), il paese riprende dei valori identitari che sono stati politicamente soppressi durante i suoi quasi 500 anni di maturazione culturale. Per quanto riguarda la lingua Talian, questa viene oggi parlata da circa 500.000 persone in 133 città. Più recentemente, nel 2009, il Talian fu dichiarato Patrimonio Linguistico del Rio Grande do Sul e di Santa Catarina (cioè, tutelato a livello regionale), nonché lingua co-ufficiale in diversi comuni, e poi nel 2014 diventa la prima lingua dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale del Brasile insieme ad altre lingue indigene, con il titolo di Referência Cultural Brasileira [Riferimento Culturale Brasiliano]. La tutela del Talian a livello nazionale fu scatenata dal Decreto n° 7.387, del 9 dicembre 2010, che ha istituito l’Inventario Nazionale della Diversità Linguistica – INDL e l’elaborazione dell’Inventario Nazionale del Talian – INT dall’Istituto del Patrimonio Storico e Artistico Nazionale – IPHAN insieme all’Associazione Culturale Educazionale Novo Vêneto e all’Università di Caxias do Sul (UCS).
L’INT è stato il primo passo verso ricerche storiche, sociolinguistiche ed etnolinguistiche relative al Talian.. L’Inventario riporta anche censimenti relativi al numero di stazioni radio in Talian attive, canzoni preferite e più cantate, pubblicazioni esistenti in Talian, spettacoli teatrali, feste annuali, produzioni audiovisive, e tanti altri tipi di manifestazione culturale che hanno la lingua come elemento di coesione. La più significativa opera letteraria del Talian, che per la prima volta ha registrato la koinè delle colonie, fu Vita e stória de Nanetto Pipetta: nassuo in Itália e vegnuo in Mérica par catare la cucagna, scritta dal frate Aquiles Bernardi. Le storie venivano pubblicate settimanalmente nel giornale Staffetta Riograndense (municipio di Caxias do Sul, RS), tra il 1924 e il 1925, e la raccolta dei capitoli in un unico libro ha avuto la sua prima edizione nel 1937. L’opera è considerata uno dei più importanti trattati di sociologia dell’immigrazione italiana in Brasile.
Tali misure di tutela provengono dal capire che tocca ai legittimi detentori del Talian il protagonismo e la titolarità del bene culturale che è anche un bene giurídico, in conformità con la Costituzione Brasiliana (1988), la Dichiarazione Universale dei Diritti Linguistici dell’UNESCO (Barcelona, 1996), la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO (Parigi, 17 ottobre 2003), e le Convenzioni del Patrimonio Immateriali dell’ONU.
*”estratto della ricerca svolta nell’ambito del Corso del Prof. Pietro Graziani di Legislazione di tutela dei beni culturali della Scuola di specializzazione per il restauro dei beni architettonici e del paesaggio dell’Università “La Sapienza”.






