PICI DI CELLE, un marchio collettivo registrato

da | 20 Dic 2022 | Arte e Cultura, Promozione e valorizzazione, Soft Power italico


Da quest’anno i “Pici di Celle” sono un marchio collettivo registrato dalla Società Filarmonica di Celle sul Rigo che da oltre settant’anni organizza la “Sagra dei Pici”. Il marchio è stato presentato sabato scorso nel Teatro della Filarmonica alla presenza da tutti coloro che in questi anni si sono dati da fare per rendere la Sagra sempre più attrattiva e i Pici sempre più conosciuti. Il marchio ha comportato la stesura di un preciso disciplinare che detta le norme per preparare questo tipo di pasta per cui chi vorrà utilizzarlo dovrà realizzare i Pici a Celle secondo queste regole “segrete” della tradizione culinaria del paese. La prospettiva futura è trovare imprenditori e imprenditrici disposti a operare a Celle secondo le norme stabilite nel disciplinare, di cui è titolare la Filarmonica. Un marchio che ha un logo firmato da Vincenzo Amato, un giovane e brillante design che conoscendo bene il luogo ha pensato al lavoro di tante persone che allestiscono la Sagra rappresentando il simbolo del paese, la torre medievale con accanto il nome. E poi un tocco di giallo che è quello dei campi e del sole. Ma un po’ acido, un po’ rok, che guarda al domani.
Presenti alla cerimonia, moderatore Stefano Pesce redattore de “Il Gusto”, il Presidente della Regione Toscana , Eugenio Giani, Orazio Olivieri esperto di tutela e promozione dei prodotti tipici locali redattore del disciplinare del marchio, Roberta Garibaldi, redattrice del “Rapporto sul turismo enogastronomico italiano” e Cinzia Marchesini antropologa dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale.
Tradizione e valorizzazione dunque vanno a braccetto a Celle, nel piccolo paese della Toscana, ai confini con il Lazio e l’Umbria, paesaggi incontaminati, vista su Radicofani e l’Amiata, viali di cipressi e a sei chilometri San Casciano dei Bagni con i suoi straordinari bronzi. E’ qui che più di cinquanta anni fa, nel 1970, un manipolo di accorti buongustai pensò di legare la sopravvivenza della banda musicale e quindi della gloriosa Società Filarmonica (fondata nel 1876) con il suo Teatrino, ad un piatto tipico sano e povero come i “Pici”, una pasta fatta rigorosamente a mano che non aveva bisogno di uova e che poteva essere condita con un sugo che tutti potevano permettersi: il “sugo all’aglione”, olio d’oliva e aglio e con il più ricco e sostanzioso ragù di carne.
S’inventarono così una sagra, l’ultima domenica di maggio, che proponeva pici in piazza per tutti, a pranzo e a cena. Un’impresa non da poco perché richiedeva la disponibilità di molta gente: anzitutto le donne che dovevano “appiciare” per giorni e preparare i sughi, e degli uomini che avevano il compito di allestito la piazza per gli ospiti . Che sarebbero venuti in molti, ogni anno più numerosi dell’anno precedente. Un’impresa coraggiosa al limite dell’incoscienza all’inizio, ma col passare degli anni sempre più consapevoli del valore positivo che si sarebbe ripercosso sull’intera comunità e in tutta la zona. Parlare di cibo come vettore di sviluppo, presentare un piatto povero della tradizione culinaria locale, quando nessuno nominava l’enogastronomia, non era una proposta scontata, come appare oggi. Anzi tutt’altro. Poteva suscitare ironia quando non disinteresse o scetticismo. Ma quelli di Celle ci credettero subito. Una proposta che nel tempo si sarebbe rivelata vincente, elemento identitario di una popolazione con un’idea di sviluppo, di futuro di un paese che già allora avvertiva i primi accenni di spopolamento. In direzione dei centri più grandi con possibilità di lavoro e di studio, verso Roma soprattutto, così vicina con la Cassia a due passi.
Da allora la Sagra dei Pici di Celle non ha mai mancato l’appuntamento, da un giorno di festa si è passati a due, sabato sera e domenica pranzo e cena e infine a tre aggiungendo anche il venerdì sera, Tempi più distesi, intervalli con la Banda che apre la festa, con complessi musicali in piazza, con la tombola che non ci sta mai male. Un impegno che occupa molte persone per giorni e giorni. La Filarmonica deve programmare tutto, pensare alle pratiche amministrative per ottenere i permessi, all’assegnazione degli incarichi al personale, che è formato rigorosamente da volontari, all’allestimento dei tavoli e di ciò che serve per accogliere al meglio gli ospiti. Incombenze pratiche che sono l’ultimo atto di una catena che inizia a muoversi parecchi mesi prima di stampare e affiggere i tradizionali manifesti che annunciano la Sagra dei Pici di Celle. Un evento che si è ripetuto con regolarità tutti gli anni, che ha ricevuto nel 2013 il Premio Touring, disturbato qualche volta dalla pioggia e interrotto solo dalla pandemia che ha rimescolato le carte inducendo a rimodulare i tempi e a rivedere alcune modalità organizzative. Come l’utilizzo di tensostrutture, la prenotazione e il numero chiuso. Ma sono state eccezioni e la speranza è che si torni , quanto prima, alla maniera consueta, sperimentata con successa per tanti anni.
Alla cerimonia erano presenti tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno lavorato per ottenere questo riconoscimento. A partire dai diretti interessati, il presidente della Filarmonica Stefania Gori e il sindaco di San Casciano dei Bagni Agnese Carletti che hanno operato in tandem avendo un unico obiettivo, raggiungere la meta.
“Sebbene non sia possibile stabilire dove siano nati i Pici, possiamo affermare con certezza che se oggi sono così conosciuti lo si deve a Celle e alla lungimiranza di chi all’epoca decise di valorizzarli, erano dei buongustai”, ha ricordato la Presidente della Filarmonica. Molti gli interventi a cominciare dalla dichiarazione di Gian Marco Centinaio, ora vice presidente del Senato, che come ministro per le politiche agricole, ha ricevuto per primo da parte della Filarmonica la richiesta di marchio collettivo. “Le tradizioni e i prodotti enogastronomici rappresentano spesso l’anima di un territorio e meritano di essere valorizzati al meglio” dice intervenendo in streaming “Consegniamo questo risultato nelle mani dei cittadini cellesi e di chi, insieme a loro, vorrà investire nella promozione del prodotto e di tutto il territorio. La vera sfida inizia adesso”. Una sfida che il sindaco di San Casciano dei Bagni è pronta a raccogliere. La registrazione del marchio collettivo è un punto di partenza. “La nostra speranza -dice – è che questo sia da stimolo per l’attivazione di nuove attività imprenditoriali legate ai pici di cui Celle oggi più che mai ha bisogno in quanto gli abitanti sono sempre di meno e si rischia la perdita di una tradizione così importante”.