La scelta di Najafi. Io afgano rinato con Manzoni.

da | 21 Ott 2022 | Arte e Cultura, Soft Power italico

Foto: Gholam Najafi

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn

Gholam Najafi, 32 anni, è un giovane afgano fuggito nel 2000, all’età di dieci anni, dal suo Paese dopo l’assassinio del padre da parte delle milizie talebane. Un’infanzia nelle montagne lavorando come pastore e contadino e poi un viaggio lungo sei anni attraverso Pakistan, Iran, Turchia e Grecia, nascosto sotto un camion. Arrivato in Italia nel 2006, ha trovato una nuova famiglia adottiva a Murano (Venezia).
Partito dall’Afghanistan “analfabeta”, oggi Najafi è uno scrittore raffinato e nei suoi libri, scritti direttamente in italiano, ha raccontato la sua Odissea, l’arrivo al porto di Marghera – dove prima di mettere piede a terra indossò gli unici vestiti puliti che gli erano rimasti, perché non voleva essere scambiato per un immigrato – l’incontro con due signore che lo sfamarono, il timore del respingimento e l’ingresso in una comunità di accoglienza in cui iniziò a studiare la nostra lingua.
Dopo la scuola media Najafi ha proseguito gli studi in uno istituto alberghiero dove insegnavano anche letteratura italiana, un’ora a settimana, leggendo la Divina Commedia, Pascoli, Leopardi, Pirandello e Primo Levi. <>.
Dopo il diploma dell’istituto alberghiero Najafi si è laureato in soli due anni in lingua-letteratura persiano-araba, cultura dell’Asia e dell’Africa mediterranea all’Università Ca’ Foscari di Venezia; attualmente sta lavorando alla tesi per la laurea specialistica in lingua, politica ed economia dei paesi arabi. Oltre a scrivere, Najafi collabora con il progetto “Hera” nel contesto delle migrazioni, presso l’Università di Padova.
Nel corso del suo lungo viaggio, Najafi avrebbe potuto fermarsi in Pakistan, Iran, Turchia o in Grecia, tutti Paesi di antiche tradizioni culturali, invece a scelto di vivere in Italia.
Per Najafi, come per tanti altri che giungono nel nostro Paese, la lingua ha rappresentato e rappresenta il primo strumento nel cammino dell’integrazione. A coloro che scelgono di rimanere, l’italiano consente poi di accedere al nostro ricco patrimonio culturale di cui la lingua è fondamentale espressione.
Nel corso dei secoli l’italiano è stato messo al servizio di uno sforzo creativo che ha generato opere letterarie di affascinante valore e perdurante modernità, ancor oggi attualissime, capaci di toccare le corde più intime dei lettori di ogni tempo e in tutto il mondo. Il genio degli scrittori italiani ha conferito dignità alla nostra lingua. I grandi autori che hanno tenuto a battesimo l’italiano e l’hanno “nutrito” per i molti secoli della sua esistenza hanno svolto un compito di portata eccezionale.
Anche grazie a loro, Manzoni nel caso di Najafi, oltre due milioni di persone in tutto il mondo, ogni anno, scelgono di studiare la nostra lingua perché “sanno” che si scrive e si parla “di italiano e in italiano” nella musica, nel cinema, nell’arte, in letteratura, nella vita di molte imprese, come anche nella moda, nello sport, nella cucina e in tanti altri settori.
Per Umberto Eco, la nostra lingua è “elemento costante di italianità nel corso di più di un millennio”. In altri termini l’italiano è figlio della creatività italiana e strumento espressivo di questa creatività apprezzata e ammirata a livello internazionale.
Senza la lingua italiana così duttile ed espressiva – che per questo sostituì il latino – non sarebbe stato possibile a Dante condurci in un viaggio che, come ha ricordato anche Papa Francesco, è testimonianza “della sete di infinito insita nel cuore dell’uomo”.
Nei suoi libri scritti in italiano, come Il mio Afghanistan (2016) e Il tappeto afghano (2019), Gholam Najafi evoca i ricordi della sua terra e la dolorosa esperienza della fuga, del viaggio e dell’esilio. Recentemente è uscita la sua terza opera, Tra due famiglie, in cui lo scrittore costruisce nuovi collegamenti tra le sue due vite, dei ponti tra il suo passato e il suo presente, che sono anche ponti tra l’Oriente e l’Occidente, tra l’Afghanistan, terra natia, e l’Italia, terra adottiva.
L’appartenenza a più culture, il plurilinguismo, l’ibridazione culturale sono parte dell’esperienza dell’uomo contemporaneo, in una fase rinnovata di forti migrazioni. Di queste diverse sfaccettature, per l’italico scrittore Gholam Najafi, la nostra lingua è stata il tessuto connettivo.