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Dopo il restauro Eurisace e Atistia sono alla Centrale Montemartini

da | 4 Mar 2019 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Importanti novità nel percorso museale della Centrale Montemartini di Roma: il pubblico potrà nuovamente ammirare il rilievo funerario di tarda età repubblicana che raffigura il fornaio Marco Virgilio Eurisace, ricco liberto di origine greca, e sua moglie Atistia. L’opera è stata restaurata grazie all’iniziativa i ‘Capolavori da scoprire’, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Il rilievo funerario, rappresenta un’importante testimonianza storica e artistica del periodo tardo-repubblicano, in quanto parte fondamentale dell’imponente sepolcro di Eurisace costruito poco dopo la metà del I secolo a.C. (40/30 a.C.), e riportato alla luce nel 1838 nell’area chiamata anticamente ad Spem Veterem, oggi Porta Maggiore, dove ne sono ancora visibili i resti.

Il gruppo scultoreo sorgeva originariamente sulla facciata orientale del sepolcro e mostra i due coniugi in posizione frontale ma con il capo rivolto l’uno verso l’altra, per evidenziare il legame che li univa in vita. Il restauro ha ripulito e consolidato alcune zone dell’opera che si presentavano disgregate. Inoltre, si e’ scelto anche di restituire ad Atistia la testa, rubata nel 1934 e ora realizzata in gesso sulla base delle fotografie scattate prima del furto quando il rilievo era esposto all’aperto lungo le mura a Porta Maggiore, nel luogo dove successivamente sarebbe sorta la stazione ferroviaria Roma-Frascati.

Il gruppo scultoreo e’ stato collocato nella Sala Colonne del museo della Centrale di Montemartini con l’obiettivo di restituire l’idea del contesto architettonico del sepolcro in cui l’opera in origine si inseriva. In questo nuovo allestimento infatti, ai piedi del rilievo (inserito all’interno di una nicchia appositamente creata) e’ esposta l’epigrafe di Atistia, in cui Eurisace ricorda la moglie lodandola, proveniente dal Museo Nazionale Romano. A completare l’esposizione vi è il plastico del monumento in gesso patinato, proveniente dal Museo della Civiltà Romana.

“Questo fornaio, uno schiavo affrancato non certo di nobili origini, era fiero di aver potuto garantire alla famiglia l’immortalità con il suo lavoro commissionando la tomba e adesso la sua scultura e quella di sua moglie aprono la nostra galleria di ritratti repubblicani. L’opera ha una grande importanza storico-artistica e grazie a questo allestimento e al restauro curati dalla sovrintendenza capitolina siamo riusciti a ricostruirne il contesto”, ha detto Nadia Agnoli, responsabile della Centrale Montemartini, sottolineando la difficoltà di “garantire la stabilità di un gruppo scultoreo così imponente, il cui peso e’ di 2,4 tonnellate”.

Il sepolcro di Marco Virgilio Eurisace fu risparmiato dalla realizzazione delle arcate monumentali dell’acquedotto Claudio, nella metà del I secolo d.C., ma fu coinvolto dalla costruzione delle Mura Aureliane nel III secolo e definitivamente inglobato agli inizi del V secolo nel bastione costruito dall’imperatore Onorio per potenziare la cinta muraria presso la Porta Labicana – Prenestina (oggi Porta Maggiore). Molti secoli dopo, nel 1838, le strutture attribuibili al rifacimento di Onorio furono demolite per volontà di Papa Gregorio XVI e nel corso dei lavori venne portato completamente alla luce il sepolcro di Eurisace, che in quella occasione fu disegnato dall’archeologo Luigi Canina, al quale si deve una delle più complete documentazioni.

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