Novità sulla vicenda dell’Antico Caffè Greco di Roma. Rinviato a giudizio l’amministratore per sottrazione di beni vincolati.
Alla vigilia dello sfratto definitivo, lo storico Caffè Greco di via dei Condotti a settembre dell’anno scorso si era ritrovato impoverito e spogliato della sua anima artistica, trasformato dall’oggi al domani in un locale ordinario. Un’operazione di svuotamento condotta senza autorizzazione ministeriale che ha fatto scattare le indagini della procura di Roma e che ora porterà a processo l’allora amministratore della società ‘Antico Caffè Greco S.r.l.’, Carlo Pellegrini. Il tribunale di Roma ha stabilito la data per l’avvio del dibattimento: il prossimo 21 gennaio Pellegrini dovrà comparire davanti ai giudici per rispondere delle accuse formulate dal pubblico ministero Claudio Santangelo. L’ipotesi di reato contestata dalla magistratura è quella prevista dall’articolo 169, del D.Lgs. 42/2004 (il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), per aver rimosso e trasferito senza la preventiva autorizzazione del Ministero della Cultura beni mobili dichiarati di interesse culturale particolarmente importante e legati da un vincolo indissolubile e di inamovibilità allo storico immobile.
Come eravamo rimasti
La complessa vicenda affonda le sue radici nei giorni roventi che hanno preceduto l’esecuzione dello sfratto dell’immobile di via dei Condotti 85-86 e via delle Carrozze 55, di proprietà dell’ospedale Israelitico. Alla vigilia dell’intervento degli ufficiali giudiziari e delle forze dell’ordine, lo storico ritrovo letterario appariva spogliato dei suoi famosi arredi d’epoca. Gli approfondimenti investigativi, delegati dalla procura ai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Roma a seguito delle denunce dell’ospedale Israelitico, avevano permesso di rintracciare i beni in locali nella disponibilità di Pellegrini, situati in via della Mercede 12/A e in via Otranto 40. Il 17 settembre 2025 il gip aveva disposto il sequestro preventivo di tutti gli arredi, i quadri e le suppellettili asportati senza permesso. La vicenda penale è l’apice e l’ultimo capitolo di una saga giudiziaria e immobiliare durata circa dieci anni tra Antico Caffè Greco e la proprietà dell’ospedale Israelitico, culminata nello sfratto eseguito lo scorso autunno.
L’indagine
Al centro dell’indagine c’è la specifica tutela giuridica che grava sull’intero complesso. Non si tratta di semplici arredi societari, bensì di beni protetti da vincolo della Soprintendenza. Tale provvedimento sancisce un nesso che legava il Caffè Greco ai beni mobili conservati al suo interno, stabilendone l’inamovibilità rispetto agli ambienti storici. Secondo la ricostruzione del pm Claudio Santangelo, la rimozione avvenuta poco prima del 23 luglio 2025 avrebbe violato il Codice dei Beni Culturali, che impone la preventiva autorizzazione ministeriale per lo spostamento di beni vincolati. Spezzando l’integrità del bene monumentale, l’azione dell’ex gestore ha determinato un concreto pericolo di dispersione del patrimonio. Nel procedimento figurano come parti offese infatti la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma e l’ospedale Israelitico di Roma.
Carlo Pellegrini – difeso dagli avvocati Fabio Viglione e Alfredo Frateschi – ha respinto ogni addebito penale, sostenendo di aver agito per una necessità emergenziale ed esclusivamente a tutela delle opere d’arte. Secondo la difesa, formalizzata in una memoria del 27 luglio scorso, il trasferimento sarebbe stato una misura indispensabile a salvaguardia dei dipinti e degli arredi. I legali hanno evidenziato che le sale del Caffè Greco versavano in condizioni critiche, tra muffe, umidità, pareti deteriorate e un impianto elettrico pericolante che avrebbe esposto i beni a continui rischi. A supporto, la difesa ha depositato un elaborato tecnico sostenendo l’urgenza di mettere in sicurezza gli impianti. Pellegrini ha inoltre affermato di aver inviato una pec alla Soprintendenza il 23 luglio 2025 e citato modifiche normative dell’aprile 2026. Ad oggi, l’immobile è al centro di una procedura di aggiudicazione che dovrebbe chiudersi a breve con l’assegnazione a un nuovo gestore, con il forte interesse manifestato da una griffe dell’alta moda.







