Al Louvre riapre la Galleria di Apollo dopo il furto dei gioielli della Corona

da | 24 Lug 2026 | Arte e Cultura, Promozione e valorizzazione

Dopo il furto del 19 ottobre scorso dei gioielli della Corona, riapre al pubblico la Galerie d’Apollon, una delle sale più prestigiose del museo parigino.

Dopo nove mesi di attesa, le due grandi porte della Galerie d’Apollon ispirata alla galleria dei Carracci di Palazzo Farnese a Roma – e servita poi da modello per la Galerie des Glaces a Versailles – si sono riaperte, lasciando entrare già i primi visitatori. Lo hanno annunciato il direttore del Louvre, Christophe Leribault, insieme alla ministra della Cultura della Francia Catherine Pegard. Lo spazio espositivo tornerà dunque accessibile, seppur con una funzione completamente diversa. «I gioielli saranno trasferiti in una sala di massima sicurezza, la cui costruzione richiede tempo, per cui ci vorrà ancora un po’ prima che possa essere presentata al pubblico. L’urgenza era quella di poter riaprire al pubblico questa magnifica galleria, che inoltre comunica con la Grande Galerie che si trova proprio accanto, secondo quanto riportato dal direttore.

Il furto e gli scioperi al Louvre

Il Louvre è stato teatro di uno dei più grandi furti nella storia del Louvre e non solo. Quattro uomini hanno sottratto, nel giro di pochi minuti, otto gioielli della Corona francese, appartenuti a Napoleone e all’imperatrice Eugenia (un suo diadema), dal valore monetario di 88 milioni di euro ma inestimabile dal punto di vista storico. Durante la fuga, i ladri hanno abbandonato per strada il diadema appartenuto all’imperatrice, danneggiato, che, come ha spiegato il direttore, è attualmente in fase di restauro. Il colpo è durato sette minuti; sebbene gli autori materiali siano stati arrestati, la refurtiva non è mai stata recuperata. L’accaduto ha scatenato una profonda crisi nella storica istituzione francese – che come detto è stata oggetto di critiche per le sue misure di sicurezza –, aggravata ulteriormente da uno sciopero dei suoi lavoratori e da altri guasti alle strutture.In fondo al corridoio lungo 61,34 metri, un’inferriata blocca l’accesso al balcone con vista sulla Senna. Il segno di quanto accaduto l’autunno scorso. Fu proprio da lì, infatti, che i quattro rapinatori arrestati nel frattempo beffarono la security riuscendo ad introdursi indisturbati nel museo con l’aiuto di un montacarichi parcheggiato sul Lungosenna.

I progetti futuri secondo Leribault

L’idea del nuovo direttore del Louvre, Christophe Leribault, è ora lasciare la galleria completamente vuota, senza collezioni e oggetti preziosi, per dare il massimo risalto alle decorazioni, oltre che ai soffitti realizzati da pittori come Le Brun e Delacroix. Quanto ai gioielli, Leribault annuncia: “creeremo una stanza di sicurezza, una sorta di cassaforte, senza finestre, in un altro luogo del museo. Ci sono importanti lavori da fare, ma bisogna trovare il luogo ideale e i finanziamenti”. Parlando della corona di Eugenie, Leribault riferisce che il restauro “è ancora in corso. Non manca praticamente alcun elemento. Questa corona diventerà più celebre di prima, è sicuro, un po’ come avvenne con la Gioconda dopo il furto del 1911”. Il maxi-furto ha rivelato una serie di falle nella sicurezza del Louvre, a cominciare dalla videosorveglianza, ma anche incuria e obsolescenza delle strutture del museo, oltre che le ricorrenti perdite d’acqua e le critiche per la scarsità dei servizi igienici.

Tra le magagne da risolvere, Leribault evoca anche “strutture tecniche a fine ciclo”, come condizionatori che talvolta non funzionano: “Con il forte calore – osserva – siamo costretti a chiudere delle sale. I visitatori, i dipendenti, le opere, tutti scontano questa situazione”. Quanto alla Gioconda, congestiona tutta l’ala Denon. “L’80% dei visitatori – spiega il direttore – si dirige immediatamente verso di lei, ammirandola in condizioni mediocri, senza godere dei capolavori di Tiziano o Veronese che si trovano accanto. A un certo punto, bisogna prendere il toro per le corna (…) e presentarla in un luogo ad hoc, con accessi più fluidi e sale d’attesa in cui verrà spiegato il motivo della sua importanza, della sua notorietà. I visitatori avranno un orario preciso e verranno scaglionati per piccoli gruppi. Andranno poi a vedere il resto del museo grazie a una nuova rete di ascensori e scale”.