La nuova edizione del rapporto promosso da Fondazione Symbola fotografa la crescita del settore culturale: l’impatto complessivo sull’economia italiana raggiunge circa 310 miliardi, pari al 15,4% del Pil, mentre gli occupati sfiorano quota 1,54 milioni.
Nel 2025 il Sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% del totale nazionale e in crescita del 3,3% rispetto al 2024. Gli occupati hanno sfiorato quota 1,54 milioni, con un aumento dell’1,7% e ogni euro prodotto dalla filiera ne ha attivati altri 1,7 portando l’impatto complessivo a circa 310 miliardi. È quanto emerge da Io Sono Cultura 2026, il rapporto promosso da Fondazione Symbola e Unioncamere e presentato a Roma lo scorso 16 luglio.
Io Sono Cultura 2026, i dati del rapporto
Lo studio ha analizzato il contributo del settore culturale alla crescita, all’occupazione e alla competitività del Paese. Tra il 2021 e il 2025, la filiera ha aumentato il valore aggiunto del 25,3% e il numero degli occupati del 9,6%, registrando risultati superiori a quelli dell’intera economia italiana.
Il rapporto è stato realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne e Deloitte, in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e Fondazione Fitzcarraldo e con il patrocinio del Ministero della Cultura.
Un moltiplicatore da 193,7 miliardi
Secondo il rapporto, nel 2025 il valore della cultura si è esteso ben oltre le attività direttamente comprese nella filiera. Ai 115,8 miliardi prodotti direttamente dal sistema vanno aggiunti i 193,7 miliardi attivati nel turismo, nei trasporti, nel commercio, nella manifattura e nei servizi. L’impatto complessivo sull’economia ha raggiunto così 309,5 miliardi, pari al 15,4% del Pil. Il patrimonio storico e artistico ha registrato il moltiplicatore più alto (2), seguito dalla comunicazione (1,9) e da audiovisivo e musica, performing arts e arti visive, architettura e design (1,7).
Quasi 1,54 milioni di occupati, un quarto ha meno di 35 anni
Nel 2025 il settore ha dato lavoro a quasi 1,54 milioni di persone, pari al 5,7% dell’occupazione nazionale, con il 24,9% di under 35, il 52,6% di laureati e una distribuzione equilibrata tra uomini e donne. Il rapporto Io Sono Cultura 2026 ha però rilevato una forte incidenza del lavoro autonomo: nel Core Cultura gli indipendenti rappresentano il 48,2% degli occupati, contro il 17,4% dell’intera economia. Questa struttura occupazionale si è accompagnata a precarietà e discontinuità dei redditi. Il tasso di insoddisfazione lavorativa ha raggiunto il 7,5%, superando la media nazionale soprattutto nelle performing arts.
Oltre 292 mila imprese culturali e creative
Secondo i dati di Io Sono Cultura 2026, lo scorso anno le imprese del Core Cultura hanno superato quota 292 mila, con un aumento dell’1,2% rispetto al 2024 e dell’8,1% rispetto al 2021. Architettura e design guidano la classifica con quasi 104 mila realtà, pari al 35,6% del totale. A seguire, editoria e stampa con oltre 56 mila imprese, comunicazione con 46.625 e software e videogiochi con 36.536. Le imprese femminili rappresentano il 17,9%, mentre quelle giovanili si attestano al 7,9%. Nel sistema operano anche 27.240 organizzazioni non profit.
Lombardia e Lazio guidano la filiera, il Sud accelera
Nel 2025 la distribuzione territoriale ha confermato il maggiore peso del Centro-Nord nella filiera culturale e creativa. La Lombardia è ancora una volta al primo posto per numero di imprese culturali e creative, con quasi 63 mila realtà, seguita dal Lazio con oltre 35.700. Il Mezzogiorno ha tuttavia registrato i tassi di crescita più elevati, pur mantenendo un’incidenza della cultura sull’economia locale inferiore rispetto alla media nazionale.
Turismo culturale, oltre il 40% delle presenze
Il rapporto Io Sono Cultura 2026 evidenzia il peso della cultura anche sui flussi turistici. La componente culturale ha generato oltre il 40% delle presenze e più della metà della spesa complessiva dei visitatori. “Il valore della cultura si estende ben oltre i confini delle industrie culturali e creative, alimentando innovazione, qualità e capacità di competere in molti comparti dell’economia”, ha dichiarato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete.
Realacci: “Cultura e bellezza rafforzano il made in Italy”
“La nostra economia e il made in Italy devono molto alla cultura e alla bellezza, più che in altri Paesi. Cultura e creatività oltre ad arricchire la nostra identità e alimentare la domanda di Italia nel mondo, possono aiutarci ad affrontare le difficili sfide che abbiamo davanti, a partire dalla crisi climatica. L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi può offrire un contributo importante ad una transizione verde e digitale. Come più volte sottolineato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ‘la cultura non rappresenta un lusso superfluo, ma un autentico asset competitivo’”, ha dichiarato il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci.






