Foto: Troia-e-Roma, allestimento, foto Simona Murrone Parco archeologico del Colosseo
E’ la mostra principe della stagione a Roma. Una esposizione grandiosa che presenta trecento opere di straordinario valore storico e artistico. Promossa, non a caso direttamente, dal Dipartimento per la valorizzazione del Patrimonio culturale, dall’Istituto Centrale per la valorizzazione economica e la promozione del Patrimonio culturale e dal Parco Archeologico del Colosseo nell’ambito delle attività del Ministero della Cultura per il Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo allargato.
Un progetto complesso e articolato che mira a rafforzare i legami e l’amicizia storica fra Italia e Turchia, da cui provengono duecento delle trecento opere esposte alfine di promuovere la conoscenza reciproca fra i due paesi, ricchi di un patrimonio culturale di enorme valore strategico.
Tutto ha inizio dalla Guerra di Troia, uno dei racconti più celebri del mondo antico, giunto fina noi grazie a Omero, all’Iliade e all’Odissea e ai frammenti del ciclo epico. Si narra che durante il banchetto per le nozze fra Peleo e Teti, il giovane pastore Paride, un principe in realtà, fu chiamato a giudicare chi fra le dee, Era, Atena e Afrodite, fosse la più bella del mondo. Fu Elena moglie di Menelao re di Sparta. Dal suo rapimento ebbe origine la spedizione degli Achei guidati da Agamennone re di Micene, fratello di Menelao. Un guerra destinata a durare dieci anni e terminata grazie allo strattagemma del cavallo di legno ideato da Ulisse che portò alla distruzione della città.
Solo un mito la guerra di Troia? Le indagini archeologiche iniziate nell’800 hanno dimostrato che Troia fu un città reale, di notevole importanza durante il secondo millennio a.C. Una città in cui s’intrecciano mito e fatti storici, memoria e poesia.
La mostra racconta questa storia attraverso opere d’arte, piante, ricostruzioni e foto. Come quella di Troia veduta da nord ovest del fiume Scamandro sullo sfondo le isole di Imbro e Samotracia e la penisola di Gallipoli. E la veduta di Troia durante gli scavi ottocenteschi.
Ma sono soprattutto i reperti archeologici quelli che colpiscono e danno l’idea dell’opulenza della città distrutta. Sono sigilli, armi, ceramiche, gioielli, corredi funebri di una comunità che fu un centro politico ed economico di primo livello. Fra i ritrovamenti più celebri il cosiddetto “Tesoro di Priamo” scoperto nella seconda metà dell’Ottocento composto da oggetti in oro, argento e bronzo. Una testimonianza se ce ne fosse stato bisogno dell’alto livello artigianale raggiunto e della ricchezza dell’ élite troiana.
In mostra le splendide oreficerie in filigrana scoperte a Ttoia da Heinrich Schliemann. Sono ornamenti raffinatissini : orecchini, grani a filo d’oro, collane, pendenti. “L’apice della micro-oreficeria del bronzo antico”. Non solo semplici ornamenti ma una testimonianza dell’altissimo livello tecnico raggiunto al tempo. E poi anfore, anforette, vasi plastici decorati con motivi geometrici.
Ovviamente la città dei morti rappresenta una fonte primaria per comprendere l’organizzazione sociale, le pratiche e i rapporti economici e culturali durante l’età del bronzo.
Una città Troia che fino XIX secolo è rimasta legata al mito. Le prime indagini archeologiche avviate da Frank Calvert portarono all’individuazione del sito con l’antica Ilio. Dal 1871 Heinrich Schliemann intraprese degli scavi per verificare il racconto epico, mentre alla fine del XIX secolo venne riconosciuta l’esistenza di diverse fasi insediative. Negli anni Trenta del 900 con gli studi di Carl Bleghen si giunse a individuare nelle fasi VI – VII i resti collegabili alle vicende epiche. Situata presso lo stretto dei Dardanelli tra il Mare Egeo e il Mar Nero, ha una posizione strategica fondamentale nei collegamenti.
Imponenti i resti archeologici che documentano i rapporti con il mondo miceneo, l’Anatolia ittita e il Mediterraneo. Una città legata al mito, Troia. Le prime indagini presso la collina di Hisalrich furono avviate da Frank Calvert, ma sarà Heinrich Schliemann a intraprendere gli scavi che portarono al rinvenimento del “Tesoro di Priamo”.
Ed è un susseguirsi di corredi provenienti dai musei archeologici di Istanbul. Steli, sigilli, vasi da offerta, spilloni, statuette antropomorfe, oggetti di una comunità in cui agricoltura, artigianato e commercio erano strettamente integrati. In modo analogo nella città dei morti anche se meno monumentali.
Oltre gli innumerevoli vasi, ollette, urne, non mancano preziose collane in calcare, vetro e oro. E unguentari, terracotte, bruciaprofumi.
L’Iliade e l’Odissea sono le principali fonti che il mondo greco arcaico ha elaborato per tramandare la Guerra di Troia di cui in mostra sono presenti preziosi reperti. Come un altorilievo raffigurante un re ittita con alto copricapo e lancia e la scritta “Grande Re Tudhaliya”
Parco Archeologico del Colosseo fino al 18 ottobre 2026
Orario: tutti i giorni dalle 8,30 alle 19,15






