Cultura più importante rispetto ai beni di lusso!
Il report ‘Musei di vetro. Il nuovo rapporto degli italiani con i luoghi della cultura’ è stato presentato lo scorso 28 maggio a Roma dal Censis. Fra i dati più significativi, più importante la cultura rispetto ai beni di lusso e promosse le visite guidate.
La presentazione del report
Il report ‘Musei di vetro. Il nuovo rapporto degli italiani con i luoghi della cultura’ è stato presentato lo scorso 28 maggio a Roma da Giorgio De Rita, Segretario generale Censis e Nicoletta Diotallevi, Area Cultura Censis. La discussione ha visto partecipare Claudio Strinati, Direttore Accademia Nazionale di San Luca, Antonio Calabrò, Presidente Museimpresa, Francesca Cappelletti, Direttrice Galleria Borghese, Maurizio Lupi, Presidente Fondazione Costruiamo il Futuro e Federica Rinaldi, Direttrice Museo Nazionale Romano.
Come cambia la missione dei luoghi della cultura
Secondo il 59° Rapporto Censis, “l’offerta culturale tende sempre più a configurarsi come dispositivo esperienziale”. Alla domanda su quale sia lo scopo principale dei luoghi della cultura italiani, il 43,1% degli intervistati ha indicato come mission centrale la conservazione e protezione del patrimonio e per il 34,9% la trasmissione di conoscenza. Il 15,3% attribuisce il fine ultimo all’offerta di un’esperienza piacevole nel tempo libero, mentre solo il 5,2% ritiene che debbano favorire inclusione, benessere e socialità all’interno delle comunità. Come è sottolineato nel report, questi dati mostrano “una società in continua rinegoziazione del proprio tempo e delle proprie priorità”.
Alcuni dati
Il tessuto museale italiano è composto da 4.416 Istituti distribuiti in maniera equilibrata tra Nord-Ovest – con il 22,0% – Nord-Est, che ne detiene il 24,7%; Centro, con il 28,2% e Sud e Isole con una presenza del 25,1%. Il 27,0% dei comuni italiani ospita almeno un museo o un istituto simile, corrispondente a 2.135 centri. Tra le ripartizioni geografiche, il Nord-Ovest conta 559 comuni con musei (18,7% del totale nazionale), il Sud e le Isole 602 (23,6%), il Nord-Est 500 (36,0%) e il Centro 474 (49,0%). La Toscana è la regione in testa per offerta museale, con ben 530 istituti (pari al 12,0% sul totale delle presenze sul territorio nazionale). Segue l’Emilia-Romagna, con 456 musei (poco più del 10%). In coda si trovano il Molise e la Basilicata che mostrano rispettivamente 35 e 38 complessi culturali, pari allo 0,8% nell’una e allo 0,9% nell’altra.
In viaggio verso la cultura
Il rapporto evidenzia che nel 2024 il contributo maggiore alle entrate turistiche dei viaggiatori stranieri in visita nel nostro Paese è derivato dai soggiorni per motivi culturali e in città d’arte (56,4%). Tale spesa ha registrato un incremento del 7,1% – in termini nominali – rispetto al 2023. Tornando al 2022, sono state complessivamente 107,9 milioni le persone che hanno visitato i musei italiani e tra queste il 42,2% è rappresentato da visitatori stranieri. Il Centro Italia ha fatto segnare la più alta affluenza, con 47,5 milioni di ingressi complessivi e una presenza internazionale del 48,9%.
Nord-Est, Sud e Isole mostrano in termini assoluti rispettivamente 20,3 e 21,9 milioni di visitatori. La quota di visitatori internazionali è pari al 42,0% nel Sud e nelle Isole, contro il 37,0% del Nord-Est, “mostrando come il pubblico internazionale sia probabilmente più attratto dallo storytelling dell’Italia centrale e meridionale come culla della civiltà del Mediterraneo”. In coda si trova il Nord-Ovest, con 18,3 milioni di visitatori complessivi, una media di 19.001 fruitori per museo e una percentuale di utenti internazionali pari al 30,2%.
Il prezzo del biglietto è la prima barriera d’accesso
Tra il 2004 e il 2024, mentre la spesa complessiva delle famiglie per la cultura è diminuita del 33,9%, la spesa per le esperienze culturali (andare al cinema, a teatro, ai concerti, visitare mostre e musei) è aumentata del 36,0%, superando 1,3 miliardi di euro. Ma sulla partecipazione dei cittadini pesano soprattutto il prezzo del biglietto, come segnalato dal 47% degli italiani. Gli adulti tra i 35 e i 64 anni mostrano maggior attenzione a questa tematica (52,4%), come anche i più giovani (50,3%).
Il freno della mancanza di tempo
Una seconda causa alla partecipazione culturale è la mancanza di tempo. Gli italiani più impegnati risultano i residenti del Nord-Est (32,0%), mentre coloro che abitano nel Sud e le isole lasciano intendere che la routine quotidiana può non inficiare negativamente sulle esperienze culturali (23,8%). Le generazioni tra i 35 e i 64 anni sono le più colpite dalla scarsa disponibilità di tempo (31,1%), così come la coorte dei laureati (30,5%).
Freno alla partecipazione, tra disinteresse e mancanza di persone con le quali condividere l’esperienza
Il 24,8% è semplicemente disinteressato. I giovani tra i 18 e i 34 anni (35,2%) sembrano essere i più disinteressati. Solo il 16,9% degli anziani, invece, ritiene che il disinteresse sia identificabile come limite prevalente. Ai margini più bassi della classifica fanno la loro comparsa la mancanza di una o più persone con cui condividere l’esperienza (18,9%) e la scarsa comprensione dei contenuti, con il 17,8%.
Perché ci sono freni alla partecipazione culturale?
Si legge nel report una possibile interpretazione di questi dati: “Più che un rifiuto della cultura, la gerarchia degli ostacoli dichiarati descrive la difficoltà dei cittadini italiani di inquadrare la partecipazione culturale entro tempi di vita compressi, budget selettivi e soglie di accesso percepite ancora come troppo elevate. È in questo scenario che si misura la capacità dei luoghi della cultura di rimanere rilevanti nella vita delle persone”.
Dirigenti e impiegati vanno di più in giro per cultura
Guardando la condizione occupazionale, si può notare che sono poco meno di 10 milioni gli occupati che hanno visitato almeno una volta nel 2025 un museo o una mostra e 9,3 milioni quelli che hanno dedicato il loro tempo a siti archeologici e monumenti. In termini percentuali (valori riferiti a 100 persone con le medesime caratteristiche), si registrano rispettivamente il 42,3% per il primo gruppo e il 39,6% per il secondo. Tra questi spiccano gli appartenenti al gruppo denominato ‘Dirigenti, imprenditori, liberi professionisti’ con il 54,8% di fruitori per musei/mostre e il 51,4% per aree archeologiche e monumenti e quelli del comparto ‘Direttivo, quadro, impiegato’ (con il 55,8% per mostre e musei, e il 52,6% per parchi archeologici e monumenti).
Casalinghe o casalinghe e studenti o studentesse vanno meno in giro per musei o siti archeologici
Nella categoria casalinga o casalingo il numero rappresenta poco più di 1,1 milioni di utenti sia per i musei sia per i siti archeologici e monumenti; nella categoria studenti sono quasi 2,5 milioni i visitatori per musei/mostre e 2 milioni per siti archeologici e monumenti; sono 2,5 milioni i fruitori appartenenti alla categoria ‘ritirato/a dal lavoro’ nell’ambito mostre e musei e 2,3 milioni per i complessi monumentali e parchi archeologici.
Sì a ingresso libero e visite guidate. No alla realtà virtuale
Cosa chiedono gli utenti? Ingresso libero e visite guidate. Il 44% degli italiani indica l’ingresso libero tra le condizioni che migliorerebbero sensibilmente l’offerta dei luoghi della cultura. Le visite guidate si confermano tra le opzioni più apprezzate (38%). Per ora solo il 10,6% predilige strumenti esperienziali immersivi (gamification, proiezioni immersive, realtà aumentata e virtuale), percentuale che sale al 19,7%tra i giovani e scende al 5,3% per i più anziani. Il fattore della tecnologia merita un approfondimento. Come si legge nel report, infatti, “le generazioni più giovani, oggi, necessitano di essere accompagnate alla visita attraverso strumenti e linguaggi più familiari e comprensibili – come quelli tecnologici – affinché l’esperienza non si riduca a una mera somministrazione di informazioni, ma risulti più coinvolgente e capace di stimolare un interesse attivo”.
Sorpresa! Più importante la cultura dei beni di lusso
Nel report c’è anche una vera e propria sorpresa. L’89% degli italiani ritiene che spendere per le esperienze culturali sia più importante che acquistare beni di lusso. Per l’86,7% accrescere il proprio livello culturale può aumentare le opportunità di lavoro. L’83,5% lo reputa determinante per costruire la propria identità: vivere esperienze culturali definisce lo status sociale almeno quanto i parametri reddituali.
Scuola e famiglia dovrebbero incentivare la partecipazione culturale
Il gruppo degli intervistati si divide riguardo ai soggetti che dovrebbero incentivare i giovani a visitare l’ecosistema culturale italiano. Al primo posto per tutte le classi di età c’è la scuola (66,0%), seguita dalla famiglia (il picco maggiore è di 56,5% per quelli con età uguale o superiore a 65 anni e del 45,0% per il target 35-64 anni), mentre per i più giovani al secondo posto devono esserci le istituzioni (46,6%). Quest’ultima coorte dà dimostrazione di avere coscienza di sé, perché fa ricadere sulle proprie spalle la spinta verso il patrimonio (16,2%). Questo dimostra che “i giovani hanno meglio compreso che una parte degli stimoli necessari devono essere forniti dalle istituzioni, che hanno bisogno di lavorare sul coinvolgimento, sulla capacità di incuriosire e altresì di attenuare gli ostacoli alla partecipazione. I giovani, dal canto loro, devono contribuire attivamente con la propria motivazione personale affinché questi sforzi non cadano nel vuoto”.
Gli italiani preferiscono l’esposizione di tante opere d’arte
Gli italiani preferiscono (per il 73,4%) un’offerta che preveda l’esposizione di tante opere d’arte, anche meno conosciute, “ma che facciano scoprire qualcosa di nuovo, dando prova di voler scoprire il patrimonio artistico-culturale e non solo riconoscerlo”. Questa propensione si acuisce per le persone con livelli di istruzione meno elevati (76,5%), rimanendo tuttavia più bassa per i laureati (66,9%), “che si mostrano più selettivi nella scelta spinti dal loro background culturale a ricercare approfondimento e qualità, relegando in secondo piano l’attrazione alla scoperta”. Inoltre, tra i fattori che possono attrarre maggiormente il pubblico, il 54,7% rivede nella bellezza e l’atmosfera del luogo in sé un elemento invogliante.
I musei d’impresa, tra memoria, territorio e brand
Oggi i musei d’impresa esprimono un potenziale di attrazione di pubblico molto elevato. Il 32,0% degli italiani ne ha già visitato uno e il 50,2% non lo ha mai fatto ma è interessato a farlo (i più curiosi sono gli adulti tra i 35 e i 64 anni, tra i quali si raggiunge il 58,9%). L’87,4% identifica nei musei d’impresa uno strumento al servizio della salvaguardia della memoria e dell’identità di un territorio. L’85,0% ritiene che possano valorizzare efficacemente il made in Italy e il saper fare italiano, eccellenza nel mondo. Per l’80,5% sono veicoli di trasmissione di competenze e mestieri alle giovani generazioni.







