Il tribunale di Firenze ha scagionato Giacomo, Tommaso e Giordano dalle accuse penali per l’azione del 13 febbraio 2024. Rimane la sanzione da 20.000 euro a testa prevista dalla legge sugli eco-vandali, approvata pochi giorni prima del blitz.
Davanti alla Venere
Era un martedì mattina di febbraio 2024. Tra i visitatori che affollavano le Gallerie degli Uffizi di Firenze, tre persone si muovevano come chiunque altro: zaino in spalla, biglietto in tasca. Arrivati nella sala della Nascita della Venere di Botticelli, tirarono fuori dallo zaino alcune fotografie e un rotolo di scotch di carta. In pochi minuti, il vetro che protegge il capolavoro del Rinascimento fu tappezzato di immagini dell’alluvione che nel novembre 2023 aveva devastato Campi Bisenzio, a pochi chilometri da Firenze: case sommerse, strade diventate fiumi, famiglie che avevano perso tutto. Il personale del museo spense le luci della sala e invitò i visitatori a uscire. Sul posto intervennero i carabinieri. Il blitz era durato pochi minuti.
Giacomo, Tommaso e Giordano, tre attivisti di Ultima Generazione, erano lì per portare avanti la campagna “Fondo Riparazione”, con cui il movimento chiedeva l’istituzione di un fondo da 20 miliardi di euro per risarcire i cittadini colpiti da catastrofi climatiche. La Nascita della Venere non era stata scelta a caso: lo stesso giorno, a Firenze, veniva presentato il documentario “Casca il cielo”, dedicato proprio all’alluvione toscana.
L’assoluzione
A oltre due anni di distanza, il tribunale di Firenze ha assolto i tre attivisti. Le accuse, contestate a vario titolo, erano di interruzione di pubblico servizio, manifestazione non autorizzata e violazione dell’obbligo di dimora. Quest’ultima imputazione riguardava in particolare uno degli attivisti, già sottoposto a misura cautelare per un precedente blocco stradale. Il collegio difensivo era guidato dall’avvocato Dell’Aquila.
Ultima Generazione ha definito il provvedimento “la settantacinquesima assoluzione” ottenuta dal movimento per le proprie azioni di protesta, sottolineando come il tribunale abbia riconosciuto l’assenza di qualsiasi danno materiale all’opera o alla sua teca. “Nessuna distruzione, nessuna violenza”, ha dichiarato Giacomo, 31 anni, informatico, commentando la sentenza. “Solo immagini di una realtà che questo Paese si ostina a ignorare.”
La multa che resta: il decreto eco-vandali
L’assoluzione penale, tuttavia, non chiude la partita sul piano economico. I tre attivisti dovranno comunque pagare una sanzione amministrativa da 20.000 euro ciascuno, per un totale di 60.000 euro, in applicazione della legge n. 6 del 22 gennaio 2024, nota come “decreto eco-vandali”. La norma era entrata in vigore appena tre settimane prima del blitz agli Uffizi.
Approvata definitivamente alla Camera il 18 gennaio 2024, la legge introduce un sistema a doppio binario sanzionatorio: alle pene penali già previste dal codice si aggiungono sanzioni amministrative irrogabili direttamente dal prefetto, da un minimo di 10.000 a un massimo di 60.000 euro per chi deturpa o imbratta beni culturali. Il testo ottenne il via libera con 138 voti favorevoli, 92 contrari e 10 astenuti. Secondo esponenti dell’opposizione, i danni prodotti dagli attivisti non erano permanenti e la legge rischiava di minare il diritto alla protesta. Il ministero della Cultura, promotore del provvedimento, ha invece sempre sostenuto che la norma tuteli un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini, e che chi produce danni debba risponderne economicamente.
Arte come palcoscenico
Quello agli Uffizi del febbraio 2024 non era il primo blitz di Ultima Generazione in un museo italiano, né sarebbe stato l’ultimo. Già nel luglio 2022 due attivisti si erano incollati le mani al vetro che protegge la Primavera di Botticelli, sempre agli Uffizi. Nei mesi successivi le azioni si erano moltiplicate: il Laocoonte ai Musei Vaticani, la Cappella degli Scrovegni a Padova, la Tempesta di Giorgione alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
La scelta sistematica del patrimonio artistico come teatro della protesta non è casuale. Le opere iconiche garantiscono visibilità immediata e amplificazione mediatica, ma c’è anche una componente simbolica più sottile: mettere in relazione la fragilità del patrimonio culturale con quella dell’ecosistema, due forme di eredità collettiva che gli attivisti presentano come ugualmente minacciate. Un argomento che non ha convinto tutti, a cominciare da molti operatori culturali e direttori di musei, preoccupati per l’incolumità delle opere indipendentemente dall’uso di materiali facilmente rimovibili.
Una questione aperta
La sentenza del tribunale di Firenze aggiunge un nuovo capitolo a un dibattito che non si esaurisce nelle aule giudiziarie. Da un lato, i giudici hanno stabilito che appiccicare fotografie con lo scotch di carta su un vetro protettivo non costituisce reato penale. Dall’altro, la sanzione amministrativa resta in piedi, applicando una norma che punisce anche l’imbrattamento temporaneo e reversibile. La Nascita della Venere è rimasta intatta. Le fotografie di Campi Bisenzio hanno fatto il giro del mondo. Forse la domanda non è quale delle due cose valga di più la pena proteggere, ma se sia davvero necessario scegliere.







