Venezia, apre la Biennale d’Arte fra le polemiche

da | 6 Mag 2026 | Appuntamenti, Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Contestata la partecipazione della Russia. È scontro politico

 

Apre le porte la 61ª Esposizione Internazionale della Biennale d’Arte di Venezia. Ma le tensioni non si placano. Il Governo italiano è contrario alla partecipazione della Russia, l’Unione europea sta valutando un possibile ritiro del finanziamento di 2 milioni di euro, Alexey Paramonov, Ambasciatore della Russia in Italia, definisce quella dell’Unione Europea una “ossessione”, mentre i collettivi di dissidenti russe hanno protestato contro la partecipazione della Russia. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale: “La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace”.

Apre la Biennale tra le tensioni

Non si placano le tensioni per la partecipazione della Russia alla 61ª Esposizione Internazionale della Biennale d’Arte di Venezia. Il pubblico dovrà aspettare sabato 9 maggio per visitare la mostra ‘In Minor Keys’ e i vari padiglioni, ma in questi giorni critici, operatori e giornalisti possono varcare le soglie dei Giardini e dell’Arsenale per una pre apertura. Annullata la tradizionale cerimonia dedicata all’inaugurazione e assente il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

A rischio 2 milioni dei fondi europei

Un passo indietro per capire cosa è successo. Siamo agli inizi di marzo, quando sono annunciate le partecipazioni delle varie Nazioni, inclusa la Russia che non partecipava dal 2022 a seguito dell’invasione dell’Ucraina. La scelta di far partecipare la Russia non è andata giù al Ministro Alessandro Giuli, che critica la decisione di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, durante la presentazione del padiglione Italia. Non è il solo, perché 22 ministri UE inviano una lettera a Buttafuoco chiedendo l’esclusione della Russia; la Commissione Europea avvia le procedure per sospendere 2 milioni di fondi. Via anche a petizioni contro la partecipazione della Russia, USA e Israele.

Si dimette la giuria internazionale

Il 30 aprile si dimette in blocco l’intera giuria internazionale, costituita da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi. Il motivo? Come ricostruisce Rai News, astenersi dal premiare padiglioni di Paesi accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale come Russia e Israele, per non legittimare presenze “problematiche”.  I Leoni d’Oro sono rinviati al 22 novembre e saranno assegnati attraverso il voto dei visitatori. Sulle dimissioni il MiC diffonde una nota stampa: “Non è, e non è mai stato nelle intenzioni del Ministero della Cultura commissariare il presidente della Biennale di Venezia. Il MiC si è limitato a chiedere e ottenere documenti amministrativi da mettere a disposizione del Maeci e di Palazzo Chigi per le dovute valutazioni circa le richieste della Ue sul rispetto del quadro sanzionatorio nei confronti della Federazione russa. Quanto alle dimissioni della giuria internazionale della Biennale, esse sono state apprese dal MiC dagli organi di informazione, e riguardano esclusivamente la potestà autonoma della Biennale di Venezia. Il Ministro Giuli, come da dichiarazioni pubbliche, conferma l’identità di vedute con il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni”.

Nessun invito formale alla Russia

Nel frattempo sono state rese note le sette pagine di relazione al termine dell’ispezione voluta dal ministro Alessandro Giuli. È il Corriere della Sera ad anticipare il contenuto del verbale. L’ispezione è stata effettuata il 29 e il 30 aprile. Il primo nodo riguarda l’invito o meno della Russia da parte della Fondazione.  Dal confronto emerge che “La Federazione Russa non è stata formalmente invitata dalla Fondazione e che essa non ha sottoscritto il documento disciplinante la procedura di partecipazione, come anche altri Paesi titolari di padiglioni. Il Padiglione Russia (costruito ai tempi di Nicola II) è stato recentemente restaurato nel 2019 e risulta che la Federazione Russa abbia dato comunicazione dei lavori al Comune di Venezia e Soprintendenza per quanto di competenza e informato la Fondazione. Non esiste una procedura consolidata in merito, La Biennale non sempre viene necessariamente avvertita dei lavori di manutenzione dei Padiglioni”.

Padiglione aperto solo per l’apertura privata

Viene poi chiesto se sia stato verificato il rispetto delle sanzioni europee nei confronti di Mosca. Come sottolinea il Corriere, la Fondazione specifica che ha effettuato “in ogni momento una verifica di rispetto delle sanzioni e che non può intervenire sui progetti, ma ha verificato fin dove possibile sulla base delle informazioni a disposizione, l’osservanza della normativa da parte dei progetti presentati”. Viene anche specificato che l’apertura dal 5 all’8 maggio costituisce un evento privato e che la Russia per via delle sanzioni “non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico e, dunque, questo non può essere accessibile nel periodo di apertura al pubblico della mostra”. Viene anche specificato che sono gli Stati a chiedere di partecipare.

Le misure economiche

La Biennale mette a verbale le misure adottate dopo il rischio di perdere il cofinanziamento europeo da 2 milioni in tre anni: viene specificato che nel bilancio 2026 della Fondazione è stata accantonata in via prudenziale la quota relativa al 2026–2027, mentre il Consiglio si è riservato ulteriori decisioni in attesa di un confronto con Bruxelles.

La posizione della Commissione Europea

La Commissione Europea torna a farsi sentire proprio durante il vernissage della mostra. Come riporta Rai News, la vice presidente della Commissione europea, Henna Virkkunen, in un punto stampa a Bruxelles dichiara: “Posso confermare che abbiamo inviato una seconda lettera alla Biennale sulla base di ulteriori prove. E ritengo importante concentrarci sul messaggio principale: sono stata molto chiara nel condannare con forza la decisione della Biennale di consentire alla Russia di partecipare alla mostra d’arte. La Biennale apre sabato. Ironia della sorte, sabato è la Giornata dell’Europa. E la Giornata dell’Europa dovrebbe essere un giorno per celebrare la pace, non un’occasione per la Russia di mettersi in mostra alla Biennale”. Secondo quanto riportato da Rai News, sarebbe stata identificata una nuova presunta violazione dell’accordo di finanziamento. La missiva è stata mandata venerdì 1° maggio e si dovrà attendere fino ai 30 giorni per la risposta. I fondi dunque non potranno essere sospesi prima della risposta.

Il 10 maggio invece scadrà il termine per rispondere alla prima lettera nella quale la Commissione Europea aveva ravvisato una possibile violazione della parte dell’accordo sul rispetto dei valori etici da parte dei beneficiari dei fondi europei, proprio per permettere alla Russia di partecipare alla Biennale. Sul sito di Rai News erano state riportate le parole di un portavoce della Commissione Europea: “La Commissione condanna la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di partecipare alla Biennale d’arte del 2026. Perché la cultura in Europa dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Dovrebbe favorire il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione. Questi valori attualmente non vengono rispettati nella Russia di oggi. Per questo motivo condanniamo la decisione. Ora, la Commissione sostiene la Fondazione Biennale. Abbiamo un programma in corso con un finanziamento di 2 milioni di euro che sosterrà i produttori cinematografici, le tecnologie immersive e la formazione. Questo progetto è in corso e, in caso di violazione dell’accordo, come avviene con qualsiasi accordo di sovvenzione, la Commissione lo risolve o lo sospenderà”.

L’Ambasciatore della Russia in Italia, Alexey Paramonov: “Ossessione dell’Unione Europea”

Il 6 maggio è stato inaugurato Il progetto artistico russo ‘L’albero è radicato nel cielo’, presentato da un collettivo di autori. Alexey Paramonov, Ambasciatore della Russia in Italia, sulla partecipazione della Federazione Russa alla Biennale, dichiara in una nota stampa: “La presenza russa in riva alla Laguna rappresenta il prosieguo naturale delle tradizioni dei nostri legami culturali con l’Italia. La Russia fu tra i primi Paesi a sostenere l’iniziativa di Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia negli anni 1890-1895, di istituire la Biennale di Venezia, costruendo, nel 1914, il proprio padiglione ai Giardini, su progetto del celebre architetto Aleksej Ščusev. Purtroppo, nella sua forma completa, la performance veneziana della Russia, a causa delle sanzioni, durerà soltanto nei quattro giorni di pre-apertura; successivamente, a partire dal 9 maggio e fino al 22 novembre, sarà accessibile al pubblico esclusivamente in formato video. C’è davvero del doloroso e dell’irragionevole nella ossessione dell’Unione Europea di colpire la cultura e l’arte russe con le sanzioni e con le restrizioni di ogni genere!”.

Ancora Alexey Paramonov prosegue: “È molto deplorevole che la leadership italiana, così come la direzione della Biennale, sia divenuta oggetto di un inaccettabile, grossolano diktat e di pressioni da parte dell’UE, i cui anonimi burocrati, negli ultimi anni, hanno fatto di tutto per far calare, dalla loro parte, una ‘cortina di ferro’ che impedisce qualsiasi scambio culturale, educativo e scientifico tra i Paesi UE e la Russia. Sappiamo bene che in Italia la maggioranza delle persone di buon senso non condivide questo approccio e non aspira a rescindere i secolari legami culturali con la Russia, di cui uno dei simboli è proprio il padiglione russo a Venezia. Ancor meno accettano l’assurda affermazione secondo cui la presenza di oltre 50 giovani musicisti, filosofi e poeti russi, nonché dei rappresentanti di Argentina, Brasile, Italia, Mali, Messico e USA, coinvolti nel nostro progetto, possa costituire un attentato all’unità dell’Occidente o addirittura una sua sconfitta. La nostra presenza alla Biennale testimonia soltanto la disponibilità della Russia, così come di molti altri Paesi, di continuare a parlare con l’Italia non attraverso diktat e prepotenza ma con il linguaggio della cultura e dell’arte, portando avanti un dialogo normale, rispettoso e paritetico”.

Le proteste dei collettivi anti Putin

Intanto, mercoledì i collettivi di dissidenti russe, Pussy Riot e Femen, si sono mostrati ai Giardini della Biennale con passamontagna fucsia, seni scoperti e slogan contro Vladimir Putin, accompagnate da varie persone. Lo avevano del resto già annunciato nei giorni scorsi e così è stato. La Stampa intervista Nadya Tolokonnikova, leader del collettivo punk femminista Pussy Riotin un interessante articolo del 6 maggio a firma di Francesco Rigatelli. E proprio a inizio articolo viene riportato lo slogan della protesta: “Il sangue è l’arte della Russia”. La leader dichiara: “Siamo qui perché la Russia sta cercando di ripulire la propria immagine mascherandosi dietro arte e cultura. Non possiamo permettere che ciò accada mentre conduce la sua guerra di aggressione all’Ucraina, uccidendo così tante persone, nel più grande conflitto in Europa dalla Seconda guerra mondiale”. E ancora: “Dicono che faccia parte del loro impegno per un dialogo contro la censura, ma è un’ipocrisia visto che centinaia di artisti, poeti e ragazzi si trovano rinchiusi nelle fredde celle delle prigioni russe. E per cosa poi? Per aver fatto arte, per aver dissentito da questa guerra”.

Luca Zaia in difesa della Biennale

Il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, prende una netta posizione a difesa della Fondazione: “Giù le mani dalla Biennale di Venezia. La Biennale non è la vetrina di Mosca, né di alcun governo. È uno dei più grandi presìdi mondiali di cultura, libertà di espressione e confronto tra popoli. Nessuno mette in discussione la realtà: Russia è l’aggressore e l’Ucraina è l’aggredita. Ma Venezia, con la sua storia di secoli, ha insegnato al mondo che cosa significhino libertà, dialogo, apertura, costruzione di ponti e difesa della democrazia. Venezia non è mai stata una città della chiusura: è stata ed è una città dell’incontro, del commercio, della cultura, della diplomazia e della pace. Proprio nella Giornata dell’Europa, il messaggio che deve partire dalla Biennale non può essere un messaggio di esclusione, ma di pace e responsabilità. La cultura non è un’arma, gli artisti non sono eserciti e la Biennale non può essere trasformata in un bersaglio politico. Difendo il Presidente Pietrangelo Buttafuoco, che sta tutelando l’autonomia e la dignità di un’istituzione conosciuta in tutto il mondo. Se ci sono verifiche tecniche, si facciano. Ma non si accetti l’idea che Bruxelles, anche attraverso queste lettere fin troppo formali, possa mettere sotto processo preventivo Venezia e la sua Biennale. L’Europa dovrebbe riconoscere in Venezia la capitale della libertà culturale europea, non trattarla come un problema”.

Buttafuoco: “La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace”

All’apertura della Biennale, Buttafuoco dichiara, come sottolinea l’Ansa: “Grazie al ministero della cultura, nella persona di Alessandro Giuli, a tutte le istituzioni del territorio, alla città di Venezia e a ogni singolo cittadino di questo territorio, alla Regione del Veneto, alla soprintendenza e ai nostri vicini di casa, la Marina Militare. Andare avanti, avere audacia, sviluppare in libertà i vostri progetti. Questo lo raccomanda il presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto ha detto quale è il mandato dell’arte e della cultura: libertà e audacia. Ebbene eccoci. Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l’unico veto è l’esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano. Proviamo insieme a guardare la luna”.